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Gerusalemme tra attualità ed eternità

da Il PURO ISLAM

 

Il tentativo israeliano ed occidentale di pervenire ad una normalizzazione della questione palestinese si sta rivelando sempre più fallimentare.

Ha mancato il suo obiettivo in un primo momento, il tentativo di demolire con la violenza e il terrore, l'opposizione araba e islamica ed in secondo tempo il subdolo progetto, tanto più insidioso quanto più camuffato con gli speciosi belletti dei luoghi comuni dell'umanitarismo occidentale, di pervenire ad un assorbimento indolore dell'avversario, tramite la penetrazione economica e culturale; e ricorrendo alla cooptazione della classi dirigenti arabe.

In tutte queste mene, l'ostacolo principale è sempre stato quello di Qods. Una delle cause dello scacco subito è indubbiamente da ravvisarsi in quello che per gli occidentali moderni è un difetto costitutivo, ovverosia la sottovalutazione o l'ignoranza più completa del fattore religioso come motivo delle azioni umane. Ed invero, l'intera Palestina è Terra Santa dell'Islam, ed a maggior ragione lo è la sua capitale indivisibile, prima Qiblah e terza città santa dopo La Mecca e Medina, e luogo dal quale, dalla medesima roccia del sacrificio di Abramo (a), il Profeta Muhammad, pace su di Lui e sulla Sua Famiglia, ascese al Trono di Dio.

Ogni buon Musulmano deve essere pronto a dare anche la propria vita per Qods (Gerusalemme), ed ignorarlo significa non avere adito alla più elementare conoscenza dell'universo islamico. Non si tratta a questa stregua di pulsioni emotive dovute a condizionamenti storici e culturali. Si tratta piuttosto del radicamento metafisico che è alla base della realtà viva dell'Islam, nella sua qualità di Legge Divina dell'umana natura nel suo significato più autentico. Ma dall'altro canto, quel che ci deve mettere in guardia a questo riguardo, per farci sospettare l'esistenza di un altro aspetto del problema, è l'altrettanto irriducibile caparbietà israeliana, e più in generale ebraica, su questa medesima questione. Neppure questa intransigenza affatto assurda sotto il profilo storico, politico, etnico e religioso, è spiegabile con criteri meramente umani. A ciò si aggiunga la forza magnetica con cui il movimento sionista si è mostrato capace di trascinarsi dietro l'intero mondo occidentale con tutti i suoi satelliti. Possiamo affermare pertanto con irrefutabile certezza che le pretese ebraiche sulla Palestina non sono riconducibili ad alcun fattore meramente umano. A cosa è dunque dovuta la caparbietà sionista? Entrano qui in gioco considerazioni di ordine metafisico. Intendiamo qui l'aggettivo "metafisico" in senso lato, e non in senso stretto, riferendolo a tutto l'insieme degli ordini di realtà che non si identificano con il nostro livello d'esistenza.

Ora, un insieme siffatto è in definitiva duplice, essendo riconducibile all'opposizione fondamentale, quantunque sostanzialmente illusoria e non biunivoca, tra Tradizione e sovversione, avente la sua radice nella sussistenza dell'Essere e nell'insussistenza del nulla.

Il Nemico dell'Uomo è oggi più che mai una realtà di fatto, la quale a dispetto della sua fondamentale impotenza ontologica, sta dispiegando nel nostro mondo tutto il suo potenziale di illusione, seduzione e corruzione.

A prescindere da una dimensione siffatta, le vicende di Palestina appaiono invero completamente prive di ragione sufficiente ed assolutamente inintelligibili. Giacché nessun elemento empirico può dare giustificazione della caparbietà, del fanatismo, della perspicacia luciferina degli ambienti sionisti, disposti a perseguire i propri fini a costo di coinvolgere le proprie e le altrui vite in un immane bagno di sangue, in un atroce sacrificio collettivo. Questo è il loro ricatto. Non si tratta a questa stregua di un collegamento indiretto con la suddetta dimensione.

Il materialismo moderno costituisce invero una realtà effettuale i cui particolari fanno parte di una totalità a suo modo coerente, che solo riconnettendosi nella sua globalità ad un elemento ulteriore, denuncia il suo marchio e le sue radici. Nel caso in questione invece, non si hanno ragioni umane mediatrici di un ricollegamento con un ambito umano. La connessione è qui evidente e immediata. Si tratta di una vicenda nel quale il Nemico dell'Uomo mostra di intervenire direttamente, a prescindere da una concatenazione di cause seconde. Anche la caparbietà ebraica è a suo modo d'ordine metafisico. Essa si contrappone all'Islam in questa medesima prospettiva, seppur per inversione. Qods viene ad essere in questi frangenti il centro di una lotta cosmica e metafisica: Al Qods, capo della Palestina, e la Palestina corpo di Al Qods, affatto inscindibili ed inconcepibili l'una senza l'altra, città santa capitale indivisibile di una terra santa, luogo di rivelazione primordiale e di tradizione profetica. Ma anche luogo d'abominazione, sovversione e apostasia. Il monte di Sion, già consacrato al sacrifico d'Abramo, venne in seguito eletto a punto di partenza dell'ascesa al Trono di Dio del Sigillo dei Profeti (S) lungo l'asse celeste della croce simbolica dell'Uomo Universale.

Ianua Coeli dunque, da cui l'Onnipotenza Divina effonde i suoi doni e le sue benedizioni, e che quindi finisce col riconnettersi provvidenzialmente agli atti esteriori della missione profetica, ma che rischia anche di venire trasformata in Ianua Inferi dell'empietà e della prevaricazione.

A questo riguardo va in primo luogo rammentato che l'Islam, sigillo della Rivelazione ed ultima Legge, è manifestamente destinato a dare battaglia in campo aperto alle forze della sovversione nei tempi ultimi, sino all'avvento del Mahdi, che Allah affretti la Sua Manifestazione.

Ora, l'Islam ha tre principali città sante, due delle quali, La Mecca e Medina, sono luoghi interni, inaccessibili nel loro intimo alle forze della sovversione a dispetto di tutte le vicende esteriori, di tutte le usurpazioni, di tutti i tradimenti. Qods (Gerusalemme) invece si è sempre trovata a suo modo sul confine tra il Dar al Islam e il Dar al Harb, ed è sempre stata rivendicata come luogo santo anche dalle altre genti del Libro. A questa stregua, l'attacco a Qods da parte di un'empietà prevaricatrice come il sionismo viene ad avere due aspetti complementari. Il primo è la pretesa di togliere al Principio dell'essere un luogo privilegiato d'effusione ontologica, che è tale in ragione del puro culto monoteistico ivi legittimamente officiato dall'Islam, a ciò provvidenzialmente deputato in quanto Sigillo della Rivelazione. Ma poiché una tale azione del Dio Unico s'estende a tutti i livelli d'esistenza, ecco che occupandoGli un luogo d'elezione e sbarrando così le porte del cielo, queste medesime forze si ripromettono per ciò steso di spalancare quelle degli inferi, mettendo le mani su quel prolungamento del raggio della luce celeste, su quella parte dell'asse del mondo che attraverso questo centro s'estende ai domini tenebrosi posti al di sotto del nostro livello ontologico.

Pretesa assurda, ma non per questo meno pericolosa. Da qui, in secondo luogo, la miscredenza si ripromette, così rafforzata, di scatenare l'assalto definitivo contro l'Islam e il suo centro ulteriore; l'Islam, lo ripetiamo, in quanto suggello della Rivelazione, roccaforte e baluardo divino contro le forze dell'empietà e della sovversione. Forze queste ultime oggigiorno incarnate in una guida eminente proprio dal giudaismo degenerato completamente staccato dalla Tradizione Primordiale, ma tanto più pericoloso, in quanto conservando quella medesima forma esteriore che fu già ricettacolo di Rivelazione e che ha chiuso all'Influsso Divino, ne ha fatto per ciò stesso il luogo privilegiato d'effusione degli influssi della Scimmia di Dio, dei mondi inferi in quanto parodia e contraffazione dei mondi celesti.

Il marchio della luce tende così a trasmutarsi in marchio della sua inversione speculare, delle tenebre, che per suo tramite si sforzano d'irrompere nel nostro mondo.

Costoro si spingono ormai alla conquista definitiva di Qods, che consentirebbe di dare alla loro azione d'inversione antitradizionale una portata pressoché universale. In questa impresa si trascinano dietro un Occidente ateo e materialista, o tutt'al più dedito alle ipocrisie umanitarie di un torbido sentimentalismo moraleggiante, le cui genti, ormai lontane dalla Via di Dio, ed affatto incapaci di retto discernimento, sono facile preda di una azione di pervertimento delle coscienze, facente leva sui più oscuri strati emotivi di individui abbandonati a sé stessi, chiusi come sono ad ogni lume che possa illustrare gli intelletti.

Al loro cospetto, resta schierato in campo aperto solo l'Islam, termine e compimento del ciclo della Tradizione.

E' questo a nostro avviso il nocciolo della questione di Qods, sospesa tra attualità ed eternità, campo di battaglia privilegiato di una lotta cosmica e metafisica.

Noi sappiamo chi trionferà, giacché solo Allah è vincitore. Ma è pur sempre nostro dovere prendere parte, schierarci di fatto e non solo teoricamente, di là da ogni indolenza e titubanza, per non dovere alfine rendere conto della nostra ignavia al cospetto di Colui che giudica.

 





"IL PURO ISLAM"
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- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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