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Le caricature di Maometto

Un altro stratagemma sionista inteso a generare odio contro i mussulmani


Tre articoli di Christopher Bollyn:

1) Come gli “ebrei” sionisti hanno alimentato l’ostilità nei confronti dei mussulmani

2) Perché la stampa mussulmana sta provocando i mussulmani

3) Comprendere le radici dello scandalo delle caricature di Maometto





Come gli “ebrei” sionisti hanno alimentato l’ostilità nei confronti dei mussulmani


Di Christopher Bollyn


2 gennaio 2006


 
In fotografia: Flemming Rose, il guardiano sionista e zar culturale del Jyllands-Posten, seduto sulla poltrona di “direttore” durante un viaggio in Estonia.
Rose sostiene l’idea sionista dello “scontro di civiltà” promossa dal neo-conservatore Daniel Pipes.

Fotografia di Lone Jurgensen del Jyllands-Posten

Il 31 dicembre 2005 l’International Herald Tribune ha riportato la notizia che Flemming Rose, l’“editore culturale” del giornale danese Jyllands-Posten ha deciso di pubblicare 12 caricature provocatorie e polemiche sul profeta Maometto - inclusa una in cui il profeta viene rappresentato con in testa un turbante a forma di bomba con la miccia accesa.

Il giornale danese è stato colto alla sprovvista dal furore globale provocato da quelle caricature. Come effetto di quelle caricature offensive ci sono state manifestazioni nel Kashmir, minacce di morte contro gli artisti [che le hanno realizzate], condanne e rimproveri da parte di 11 nazioni mussulmane e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

“Le caricature non hanno fatto nulla che vada oltre le norme culturali di una Danimarca laica e non sono state una provocazione atta a insultare i mussulmani,” ha detto piuttosto in malafede Flemming Rose, l’editore culturale del Jyllands-Posten, il più grosso giornale danese.

Rose e il giornale si sono rifiutati di scusarsi per la pubblicazione di quei disegni.

“Se però parliamo di libertà di parola, anche se fosse stata una provocazione, la cosa non rende il nostro diritto [a pubblicare tali caricature] meno legittimo di fronte alla legge,” ha detto Rose intervistato a Miami, dove era fuggito per scappare dall’attenzione che si era concentrata su di sé dopo aver vissuto in Danimarca sotto protezione della polizia.

Rose riconosce però che anche il suo liberalismo ha qualche limite, affermando che non avrebbe pubblicato una vignetta che raffigura l’israeliano Ariel Sharon mentre strangola un bambino palestinese visto che potrebbe essere interpretata come “razzista.” Avrebbe pubblicato tuttavia una vignetta che prendesse in giro Mosè o una che rappresentasse Gesù che beve una pinta di birra.

Ma perché Rose si rifiuterebbe di pubblicare una vignetta che mostra Ariel Sharon, un noto criminale di guerra macchiatosi di genocidio, che strangola un bambino palestinese?

Perché Flemming Rose dovrebbe considerare “razzista” una tale vignetta che costituisce una rappresentazione corretta e accurata della realtà? Di certo Sharon è stato responsabile dell’omicidio di migliaia di palestinese durante la sua esistenza; è un criminale di guerra ben noto. Perché dunque un criminale di guerra israeliano dovrebbe essere protetto dal signor Rose?

Vedremo mai sul Jyllands-Posten caricature che invochino un riesame del mito sionista dell’olocausto che siamo costretti a sorbirci, diventato la nuova “causa santa” dell’Europa?

Perché la storia criminale di un capo sionista o questioni rimaste in sospeso sulla Seconda Guerra Mondiale sono protette più di un profeta adorato da una delle religioni più importanti al mondo?

Esaminate bene lo zar “culturale” non-danese del Jyllands-Posten e domandatevelo.




Perché la stampa mussulmana sta provocando i mussulmani

I mezzi di comunicazione di massa europei provocano i mussulmani per alimentare il progetto sionista di uno “scoltro di civiltà”


Di Christopher Bollyn


3 febbraio 2006


Sotto le spoglie della libertà di parola, uno dei principali giornali danesi ha pubblicato una dozzina di caricature provocatorie anti-islamiche realizzate con il chiaro intento di offendere i mussulmani. Come prevedibile, ne è risultato un aumento notevole della possibilità di violenze, lasciando la Danimarca in una situazione difficile, oltre che costosa e pericolosa.

Quattro mesi dopo la pubblicazione da parte del Jyllands-Posten (JP), il quotidiano più letto in Danimarca, di 12 caricature anti-islamiche, i danesi si sono resi conto che il prezzo da pagare per lo “scontro di civiltà” è molto alto.

Il fatto che gli editori che erano le menti dietro quelle immagini anti-islamiche affermino di esercitare il diritto alla libertà di parola, rifiutando nel frattempo di discutere la questione delle leggi europee che censurano in modo rigoroso le discussioni sull’olocausto e le attuali incarcerazioni di revisionisti storici rivelano l’esistenza di un programma più sinistro dietro quelle caricature provocatorie.

“Le menti dietro quest’affronto straordinario all’islam perpetrato per provocare i mussulmani sono agenti di un certo credo,” ha detto alla [televisione statale britannica] BBC il professor Mikael Rothstein dell’università di Copenhagen. L’“agente” chiave è Flemming Rose, l’editore culturale del JP che ha commissionato ai vignettisti la realizzazione di quelle immagini blasfeme per poi pubblicarle lo scorso settembre nel principale quotidiano danese.

Il primo gennaio [2006], l’International Herald Tribune, che ha riportato la notizia delle caricature offensive, ha fatto notare che perfino il liberalismo di Rose ha alcune limitazioni quando si tratta di criticare i capi sionisti e i loro crimini. Rose ha anche chiari legami con i neo-conservatori sionisti registi della “Guerra al terrorismo.”

Rose ha detto al giornale internazionale proprietà del The New York Times che “non avrebbe pubblicato una vignetta che rappresentasse l’israeliano Ariel Sharon intento a strangolare un bambino palestinese dal momento che la cosa potrebbe essere interpretata come «razzista».”

Quando gli è stato chiesto perché da una parte proteggeva quel noto criminale di guerra che è Sharon, mentre dall’altra maltrattava i mussulmani e il loro profeta nel nome della libertà di parola, Rose ha riferito all’American Free Press che nell’articolo del The New York Times le sue parole sono state “riportate in modo errato.”

Nell’ottobre 2004 Rose è andato a Philadelphia a visitare Daniel Pipes, l’ideologo neo-conservatore che ritiene che l’unico percorso da seguire per raggiungere la pace in Medio Oriente sia passando per una vittoria militare totale da parte di Israele. Rose poi ha scritto un articolo favorevole su Pipes rapportando l’“islamismo militante” con il fascismo e il comunismo.

Nell’aprile 2003 il presidente statunitense George W. Bush nominò il rabbioso anti-mussulmano Pipes al consiglio dello United States Institute of Peace [letteralmente, Istituto degli Stati Uniti per la Pace], un think tank [”pensatoio”] sponsorizzato dal Congresso degli USA dedicato alla “risoluzione pacifica dei conflitti internazionali.”

I ministri di 17 nazioni mussulmane hanno condannato la pubblicazione di quelle caricature come una straordinaria “offesa all’Islam” e richiamato il governo danese perché assicurasse che la cosa non si ripetesse.

Quando il governo danese, che supporta la “Guerra al terrorismo” con più di 500 soldati in Iraq, ha rifiutato di scusarsi ufficialmente per quelle caricature offensive, i consumatori mussulmani nel Medio Oriente hanno iniziato a boicottare i prodotti danesi.

Nel giro di giorni il boicottaggio ha colpito fortemente le esportazioni danesi e i politici a Copenhagen si sono affrettati per riparare il danno. Arla Foods, una grossa azienda danese-svedese di latticini, è stata colpita duramente dal boicottaggio. L’azienda, che ha un giro di affari nel Medio Oriente per circa 480 milioni di dollari l’anno, ha visto le sue vendite in quell’area precipitare a zero non appena i negozianti mussulmani hanno rimosso i prodotti danesi dagli scaffali.

“Ci abbiamo messo 40 anni per costruire nel Medio Oriente un giro di affari notevole e l’abbiamo visto finire completamente in cinque giorni,” ha riferito alla BBC Astrid Gade Niels, portavoce dell’azienda.

“Le nostre vendite nel Medio Oriente si sono fermate completamente - in tutte le nazione della regione,” ha detto. “Ci siamo trovati nel mezzo di un gioco in cui non abbiamo nessun ruolo.”

Rose, nonostante i danni provocati agli affari danesi e un allarme bomba che ha fatto chiudere l’ufficio del suo giornale, ha continuato a difendere la sua decisione di commissionare e pubblicare quelle caricature offensive.” Appoggiamo la pubblicazione di queste 12 caricature,” ha affermato.

Quando gli è stato chiesto se lo avrebbe fatto se avesse saputo quale fosse stata la reazione, Rose ha dichiarato: “Si tratta di una questione ipotetica. Direi che non mi pento di aver commissionato quelle caricature e ritengo che farmi una domanda del genere è come chiedere alla vittima di uno stupro se si è pentita di aver indossato una minigonna venerdì sera in discoteca.”

Il “gioco” pericoloso iniziato dall’editore danese è stato ora ripreso da almeno 7 giornali in Europa. Il primo febbraio [2004], simultaneamente, alcuni giornali in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, e Svizzera, hanno ristampato le caricature, presumibilmente a sostegno dei danesi. La tempistica di quest’azione suggerisce che la risposta è stata coordinata da una regia occulta.

A Parigi, per esempio, Arnaud Levy, editore capo di quel quotidiano francese a corto di soldi che è il France-Soir, ha deciso la stampa di tutte e 12 le caricature offensive. Quando gli è stato chiesto se la pubblicazione simultanea delle caricature in varie nazioni fosse il risultato di un’azione coordinata tra editori europei, Levy ha affermato: “Certamente no.”

Il giorno successivo Jacques Lefranc, caporedattore del France-Soir è stato licenziato dal proprietario del giornale, Raymond Lakah, un magnate egiziano, stando a quanto affermato dagli impiegati. L’editore capo Levy tuttavia è stato mantenuto in carica.

Peter Mandelson, commissario dell’Unione Europea al commercio, ha rimproverato fortemente i giornali per aver gettato “benzina sul fuoco” ristampando quelle caricature offensive.

Robert Ménard, segretario generale di Reporter senza frontiere, un osservatorio dei mezzi di comunicazione di massa basato a Parigi, tuttavia ha supportato la pubblicazione delle caricature blasfeme dicendo che: “Tutte le nazioni in Europa dovrebbero sostenere i danesi e le autorità danesi a difesa del principio che un giornale può scrivere ciò che vuole, anche se la cosa risulta offensiva per qualcuno.”

“Capisco che possa scioccare i mussulmani, ma fa parte del prezzo che bisogna pagare per essere informati,” ha dichiarato al The New York Times.

Quando tuttavia si tratta di discutere l’olocausto, gli osservatori dei mezzi di comunicazione di massa quali Ménard accettano senza esitazione le leggi per la censura imposte dai governi e l’incarcerazione dei revisionisti storici. Almeno 4 storici molto noti sono al momento imprigionati in Germania e in Austria per aver scritto e parlato a proposito dell’olocausto.

Chiaramente c’è un motivo più sinistro per cui il capo di governo danese Anders Fogh Rasmussen si è rifiutato di scusarsi ufficialmente come richiesto dai governi arabi e da quelli mussulmani. La linea dura intrapresa da Rasmussen, un alleato nella “Guerra al terrorismo,” ha a che fare più con un avanzamento nello “scontro di civiltà” che con la difesa della libertà di parola in Europa.

È ben noto che l’islam è una religione aniconica che proibisce la raffigurazione del profeta Maometto al pari del secondo comandamento che proibisce i “feticci.” Gli editori europei sono certamente consapevoli del fatto che l’islam proibisce la raffigurazione in icone o immagini visuali per rappresentare le creature viventi e che è blasfemo pubblicare caricature del profeta Maometto. Ciò nonostante, hanno insultato incautamente e intenzionalmente milioni di mussulmani e non intendono scusarsi.

“Il giornale danese ha inteso offendere e provocare oltraggio nella comunità mussulmana,” ha detto alla BBC un mussulmano nel Regno Unito. “I mussulmani sono in grado di distinguere tra coloro che desiderano discutere e coloro che desiderano insultare. Cercare di camuffare insulti sotto le spoglie del dibattito o della libertà di parola non inganna nessuno.”

Dietro la pubblicazione delle caricature offensive c’è un motivo più profondo. Vista la posizione impenitente presa dal governo danese e dagli editori sembra alquanto probabile che ci saranno un aumento della tensione con le nazioni islamiche e un aggravamento della crisi internazionale. Dopo tutto, questo è esattamente ciò che vogliono i manovratori a livello globale che sono dietro allo “scontro di civiltà.”

La reazione completamente prevedibile tra i mussulmani ha preparato il terreno per la violenza e gli attacchi terroristici a “bandiera falsa” man mano che gli europei si preparano a ospitare le olimpiadi a Torino, in Italia. Irresponsabilmente, il giornale, con sede a Torino, La Stampa il 1º febbraio [2006] ha pubblicato le caricature, seguito due giorni dopo dal quotidiano, con sede a Milano, Corriere della Sera.

Non c’è niente da ridere nello scandalo delle caricature anti-islamiche. Se e quando avverrà un attacco terroristico per il quale verranno ritenuti responsabili i mussulmani, il motivo della pubblicazione diventerà chiaro. Gli europei si polarizzeranno maggiormente e crescerà l’ostilità nei confronti dell’islam.

Un mese fa, quando per la prima volta sono venuto a conoscenza delle caricature provocatorie anti-mussulmane pubblicate nel JP, ho contattato immediatamente gli editori chiedendo perché avessero permesso ai proprio giornali di venire coinvolti in una situazione tanto ridicola e provocatoria.

Visto che l’Europa è già coinvolta in due guerre nel Medio Oriente e la tensione politica nei confronti dell’Iran cresce quotidianamente, ho chiesto agli editori: “Desiderate veramente inimicarvi i mussulmani?”

“Supporto la libertà di parola e sono contro l’auto-censura,” ha scritto in risposta Rose, colui che ha commissionato le caricature. Chiaramente il motivo per cui Rose ha commissionato le caricature anti-mussulmane tuttavia non era esercitare semplicemente il diritto a quella che è la non-esistente libertà di parola in Danimarca. Evidentemente dietro quelle immagini offensive c’era il motivo più sinistro dell’avanzamento nello “scontro di civiltà” tra gli europei.

“Se la questione fosse veramente la libertà di parola, pubblichereste alcune caricature che prendono in giro l’olocausto ebraico?” ho chiesto a Rose e agli editori. “Se no, supporta almeno il diritto dei giornali e degli individui a sollevare domande di carattere storico sull’olocausto?”

Ciò nonostante, dopo che ho corrisposto per un mese con Rose e gli editori, costoro hanno evitato completamente di rispondere alle mie domande sull’olocausto e sul diritto di libertà di parola per i revisionisti storici in Europa.






Comprendere le radici dello scandalo delle caricature su Maometto


Di Christopher Bollyn

9 febbraio 2006


La copertura delle caricature anti-islamiche da parte dei principali mezzi di comunicazione di massa ignora il fatto che la loro pubblicazione fosse un’“offesa premeditata,” commissionata da un collega danese dell’ideologo neo-conservatore Daniel Pipes, finalizzata all’incitamento della violenza e alla promozione dello “scontro di civiltà.”

Dopo che le ambasciate danesi in tre nazioni mussulmane sono state attaccate e date alle fiamme da una folla furiosa che protestava contro le caricature anti-islamiche pubblicate in un giornale danese, i principali mezzi di comunicazione di massa hanno rivolto l’attenzione a quelle immagini controverse e alle reazioni violente che hanno provocato. Invariabilmente comunque la stampa tutt’altro che indipendente ha ignorato il fatto importante che le immagini offensive vennero commissionate e pubblicate da un collega danese dell’estremista sionista neo-conservatore Daniel Pipes.

Lo scandalo delle caricature anti-mussulmane si è rivelato un importante passo in avanti per i neo-conservatori sionisti e il loro “scontro di civiltà” a lungo pianificato, ovvero quel conflitto costruito artificialmente e progettato per mettere i cosiddetti cristiani occidentali contro il mondo islamico.

“I tumulti che sono scoppiati nel Medio Oriente sono una reazione, che era prevedibile potesse degenerare in disordini, a ciò che ora sembra come un’offesa calcolata all’islam,” ha scritto il The Miami Herald nell’editoriale principale per il 7 febbraio [2006].

“Per far capire al lettore statunitense la questione non è necessario ristampare quelle caricature offensive,” ha opinato saggiamente il The Miami Herald, un giornale della Knight-Ridder. “È stato violato un tabù religioso e i responsabili di quest’azione sapevano molto bene che cosa si stavano accingendo a fare. L’intero incidente è caduto troppo a puntino nelle mani di coloro che volevano il peggioramento della tensione tra l’Europa e il mondo mussulmano.”

È stato Flemming Rose, l’editore culturale del Jyllands-Posten (JP), a commissionare e pubblicare quelle caricature offensive, sapendo perfettamente che avrebbero peggiorato la situazione di tensione tra l’Europa e le nazioni islamiche. Rose è un collega del neo-conservatore Daniel Pipes che nel 2004 ha visitato l’ufficio di Philadelphia del sito internet Middle East Forum [letteralmente, Forum sul Medio Oriente] di Pipes.

Rose successivamente ha scritto un articolo favorevole a Pipes intitolato “La minaccia proveniente dall’islamismo,” in cui vengono promosse le idee anti-islamiche estreme di Pipes senza nemmeno che sia menzionato il fatto che costui è un estremista sionista rabbioso.

Pipes, figlio del professore ebreo polacco neo-conservatore Richard E. Pipes, è uno di quei sionisti più estremisti che sostiene che i palestinesi abbiano bisogno di un “cambio di sentimento” che dovrebbe essere apportato dopo una sconfitta totale da parte dei militari israeliani.

“Come si fa a ottenere un cambio di sentimento? Con una vittoria israeliana e una sconfitta palestinese,” ha detto Pipes nel 2003. “I palestinesi devono essere sconfitti perfino di più di quanto gli israeliani debbano sconfiggerli.”

Dopo l’attacco a tre ambasciate danesi da parte di una folla inferocita di mussulmani, la CNN si è rivolta a Daniel Pipes, il suo analista per le questioni del Medio Oriente, scelto accuratamente, per spiegare la causa della rabbia diffusa nel mondo mussulmano. Invece di discutere l’origine delle immagini anti-mussulmane che generarono quelle proteste, Pipes ha addossato la colpa agli ecclesiastici radicali per aver fatto circolare quelle immagini offensive.

La CNN non ha menzionato il fatto che Pipes e Rose sono colleghi sionisti neo-conservatori, mentre Pipes ha addossato la colpa ai mussulmani per le proteste violente, dicendo che gli “estremisti” hanno utilizzato le caricature offensive pubblicate da Rose “per incitare ed esagitare la folla infondendo sentimenti anti-occidentali.”

Nonostante ci siano state proteste di notevoli dimensioni in tutto il mondo mussulmano contro la Danimarca per l’offesa all’islam, il segretario di stato degli USA Condoleezza Rice, affiancata dal ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, ha accusato la Siria e l’Iran per le proteste violente scoppiate a Damasco e a Teheran.

“L’Iran e la Siria si sono dati da fare per infiammare gli animi e utilizzare la cosa per i loro scopi,” ha detto Rice. “E il mondo dovrebbe chiamarli a rispondere per questo comportamento.”

In un articolo intitolato “Caricature e imperialismo islamico,” scritto mentre le ambasciate danesi erano ancora fumanti, Pipes ha espresso quale fosse “il punto chiave in gioco nella battaglia riguardo le dodici caricature danesi.”

“L’Occidente si batterà per i propri usi e costumi, inclusa la libertà di parola, oppure i mussulmani imporranno il loro stile di vita all’Occidente? In definitiva, non c’è compromesso,” ha scritto Pipes. “O le popolazioni occidentali conserveranno la loro civiltà, incluso il diritto all’insulto e alla blasfemia, o vi rinunceranno.”

Le domande ripetute rivolte a Rose, a Pipes, e agli editori del JP che chiedevano se gli europei dovrebbero avere anche il diritto all’“insulto e alla blasfemia” a proposito della versione sionista dell’olocausto sono rimaste senza risposta. Al momento non meno di 4 revisionisti storici sono incarcerati nelle galere europee per aver scritto o parlato dell’olocausto in un modo considerato illegale.

Inquadrare lo scandalo delle caricature in questo modo e forzando una falsa scelta tra difendere la “stampa libera” e i manifestanti mussulmani, Pipes rivela la presenza celata della sua mano dietro la pubblicazione delle caricature che ora appare essere stata una trappola disposta apposta nella quale sono caduti un certo numero di giornali e di partiti politici populisti.

C’è anche una chiara connessione tra la pubblicazione delle caricature anti-mussulmane e quel gruppo celato nella segretezza che è il Bilderberg.

Anders Fogh Rasmussen, il capo del governo danese e presenza frequente al Bilderberg, per esempio, si è rifiutato di scusarsi ufficialmente; sarebbe stata un’azione che non sarebbe costata nulla alla Danimarca, ma che avrebbe potuto salvare quella nazione da ulteriori perdite alle esportazioni e al prestigio nazionale. La Danimarca ha perso una fetta significativa del mercato nelle nazioni mussulmane a seguito del boicottaggio dei prodotti danesi.

Il danno causato all’immagine, al prestigio, e all’economia della Danimarca sarà probabilmente grave e di lunga durata; oltretutto le vite danesi sono chiaramente in pericolo.

Il rifiuto di Rasmussen di scusarsi suggerisce tuttavia che l’“offesa calcolata,” che ha portato a un aumento della tensione tra europei e il mondo mussulmano, è stata un’azione deliberata. Ci si aspetterebbe che Flemming Rose, in quanto direttamente responsabile dell’“offesa calcolata” a milioni di mussulmani, venisse perseguito secondo le leggi europee contro il razzismo, per non parlare del danno grave che quelle caricature da lui commissionate hanno provocato alla Danimarca e alla popolazione danese.

Merete Eldrup, amministratrice delegata della JP / Politikens Hus, la società madre proprietaria del Jyllands-Posten, è sposata con il danese Anders Eldrup, quest’ultimo presente alle riunioni del Bilderberg degli ultimi cinque anni. Anders Eldrup è il presidente del Danish Oil and Natural Gas (DONG) [la compagnia petrolifera statale danese, ndt].



"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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