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CONTRA JUDÆOS
Prima ristampa dalla fine del secondo conflitto mondiale, 2006
Nota del Curatore della prima ristampa (quale e-book) di questo libro, inedito dal dopoguerra in poi.

CONTRO LA
POLIZIA DEL PENSIERO
E LE ‘TOGHE DI GIUDA’

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“... inviamo al sig. procuratore della repubblica i testi
sequestrati più interessanti. In primis uno studio a firma -
del’avvocato  Edoardo Longo di Pordenone...”

(da un sequestro della Digos al procuratore della repubblica di Verona, marzo 1993)

“L’avvocato Edoardo Longo professa l’ideologia nazista”.
(dichiarazione d’accusa del dott. Antonello Fabbro, giudice, mio persecutore,
teste d’accusa nei miei confronti, avanti al tribunale di Pordenone, 2002).

“L’avvocato Edoardo Longo è un neonazista”.
(dichiarazione d’accusa del dott. Federico Facchin, pubblico ministero, quale teste dell’accusa,
mio persecutore, avanti al tribunale di Bologna, marzo, 2006).









Quando lessi un anno fa, per caso, che il libro di Telesio Interlandi contra Judaeos dopo la guerra era stato gettato al macero e mai più ristampato perché giudicato il testo più biecamente antisemita pubblicato in Italia durante il ‘bieco ventennio fascista’, decisi che ne avrei trovato una copia superstite e lo avrei fatto ristampare. A costo di farlo a mie spese, vista la penuria di editori coraggiosi esistenti in Italia.

Ecco, ai lettori del web, il libro.

Ho mantenuto la promessa.

Il testo che segue è stato reperito fortunosamente in una sperduta biblioteca di provincia, mentre  ammuffiva in uno scantinato. Grazie a un determinato e valido camerata, l’amico Giampaolo Speranza che qui ringrazio, lo abbiamo fotocopiato e digitato nella presente versione elettronica, affinché giri libero e veloce sulle imprendibili rotte del web, lontano dall‘ Occhio Malefico della giudaica Polizia del Pensiero che sorveglia le case editrice.

Vola, piccolo libretto mordace, vola libero come un vascello pirata, lungo le sterminate rotte della comunicazione del futuro, ancora non imbrigliata dalle catene della ‘democrazia’…

Il testo è nella versione integrale (l’ultima) del. Da allora la maledizione di ZOG e la avidità degli editori italiani, ne hanno impedito ogni ristampa.

Lorsignori, i Censori di Giuda, ora sono serviti.

La parola di Telesio Interlandi, contra Judaeos, ritorna a risuonare: alta, forte e libera.  

Un solo rammarico: il testo superstite che ho rintracciato era incompleto: una mano adunca ne aveva strappato un paio di pagine, laddove l’Autore elencava le più ingombranti presenze ebraiche nel mondo accademico e universitario italiano. Purtroppo non ho potuto colmare lo sfregio ‘democratico’ e anche questa versione presenta la medesima lacuna. Il camerata che ha trovato la copia sfregiata pensa che con questo atto vandalico qualcuno avesse voluto nascondere agli occhi della gente la impressionante lista di ebrei che infestavano (infestano anche oggi, dopo la restaurazione democratica del 1945) la cultura italiana. 

Queste brevi note si avviano alla conclusione.

Avrei voluto scrivere un saggio introduttivo di analisi del pensiero maledetto di Telesio Interlandi, ma me ne è mancato il tempo, purtroppo: la dittatura democratica mi ha inchiodato al legno di quaranta processi penali a mio carico: atti di ritorsione giudiziaria criminale per il mio impegno culturale revisionista, aggressione scientifica ad orologeria che ha il preciso intento di fiaccare la mia determinazione intellettuale nel portare avanti la battaglia revisionista. In tale intento non ci sono riusciti, ma mi hanno tolto il tempo per poterlo fare, angustiato come sono a seguire il filo di circa quaranta autodifese…

Ma se sono costretto io al silenzio, sono però riuscito a far parlare al mio posto Teresio Interlandi, riportando alla luce questo libretto.

E non sarà il solo testo scomparso che farò riaffiorare dagli abissi in cui è stato cancellato dalla protervia ebraica della Polizia del Pensiero.

Questa operazione di recupero dovrebbe divenire la parola d’ordine in ambito revisionista: è mia convinzione infatti che la dittatura del pensiero unico abbia un preciso progetto: quello di far sparire totalmente, cancellare da ogni libreria e da ogni biblioteca tutti i libri che corso della plurimillenaria cultura occidentale hanno attaccato il Giudeo. Salvare questi immensi patrimoni occidentali dalla nuova barbarie semita, come già i Monaci benedettini salvarono i classici dell’ antichità dalla barbarie medievale, è un compito primario ed essenziale. Impellente.

A chi non crede che la incipiente dittatura democratica in nome di Sion sia la nuova e conclusiva forma di totalitarismo chiedo: è conforme ai principi della cultura liberale occidentale il fatto che questo libro non sia più stato pubblicato dal 1945 e oggi sia riemerso dalla damnatio memoriae solo per un atto di ostinazione intellettuale controcorrente di un singolo cittadino ‘antisemita’ e perseguitato per le sue idee dalle Toghe di Giuda?

Un sintomo impressionante della dittatura del pensiero unico e del ruolo di cane di guardia delle lobbies internazionali ebraico-mondialiste è dato dal documento che mi concerne, e che allego in appendice al presente volume: si tratta della denuncia dei servizi speciali di polizia nei confronti del sottoscritto.

Denuncia dettata dalla filiale veneziana del Centro Wiesenthal. Denuncia poi trasmessa all’ Interpol e al Ministero degli Interni, nonché alla temutissima Toga Rossa, il pubblico ministero Felice Casson, attivissimo candidato della sinistra estrema a tutte le più recenti elezioni, supportato dal suo comitato elettorale di base (gli sprangatori assassini della ultrasinistra) e da suoi sponsors occulti (la lobby ebraica).

Con tale denuncia, il Centro Wiesenthal mi dipinge come attivo intellettuale favorevole all’antisemitismo e autore di testi antisemiti diffusi soprattutto in Internet.

Leggete: dopo tale denuncia, i servizi investigativi speciali della polizia di stato hanno provveduto a bonificare da eventuali ordigni esplosivi la sala in cui alcuni giorni dopo si doveva tenere il convegno del Centro Wiesenthal sui Protocolli dei Savi anziani di Sion.

Tutto questo bailamme poliziesco per cosa? Cosa avevo mai fatto per allertare i servizi d sicurezza dello Stato su ordine degli ebrei del centro Wiesenthal e dei loro caudatari veneziani? Avevo dato fuoco a una Sinagoga? Avevo scorticato vivo il Gran Rabbino di Venezia? 

Macchè! Nulla di così tragico! Avevo semplicemente telefonato alla segreteria di tale Convegno Sionista per chiedere se era possibile partecipare come ascoltatore e avere copia degli atti del convegno stesso, pubblicizzato su tutti i giornali! La risposta è arrivata tramite Polizia…

Nel Nuovo Mondo Globale Giudaizzato è vietato pensare …

E le Toghe di Giuda sorvegliano.

Provate dunque a immaginare cosa sarebbe successo se io, e non il camerata Speranza, mi fossi recato personalmente alla biblioteca a chiedere una copia del testo Contra Judaeos. come minimo il palazzo sarebbe stato circondato dalle Teste di Cuoio dei carabinieri, con tanto di cani mastini ringhianti, fino alla ‘resa’ ( = rinuncia a chiedere in lettura il libro...) del pericoloso eversore bruno…

Altro che Orwelll... riuscite a focalizzare in quale tirannia viviamo?

Quale futuro ci attende come sudditi di Giuda?

Non sono così riuscito ad esporre le mie considerazioni sul pensiero di Telesio Interlandi, nel fausto giorno (fausto per tutti gli uomini liberi e non per i sudditi di Giuda ...) in cui il suo Contra Judaeos emerge da un oblio, una damnatio memoriae, durato oltre sessant’anni…più di così non sono riuscito a fare.

Mi sono permesso di aggiungere solo una Appendice in cui ho collocato un dossier sulla mia vicenda giudiziaria il documento della Digos di Venezia, e una recensione del mio libro Il coltello di Shylock.

Vicende di ordinaria repressione giudaica.

Ora tocca a te, lettore telematico: leggi questo libro elettronico, fallo girare sulle imprendibili ali del web, collocalo nella biblioteca di siti liberi e coraggiosi: dalla tua tastiera potrai far echeggiare ancora la libera e potente parola di un grande Occidentale: Telesio Interlandi: Contra Judaeos.


Pordenone, Italia, lunedì 27 marzo 2006.

Edoardo Longo

Per contatti:

avvocato Edoardo Longo,
viale della Libertà, 27,
33170 Pordenone, ITALIA
email: [email protected]

 

PREAMBOLO

Faccio della polemica giornalistica lo stesso conto che il nuotatore fa dell'elemento in cui si´muove: egli se ne getta alle spalle una bracciata dopo l'altra, avanzando; e che cos'è l'acqua che egli si lascia alle spalle? Tale è la polemica giornalistica che è servita a vincere una determinata battaglia, ed ora è alle nostre spalle, come un'acqua immota. Eppure è quell’elemento che ci ha sostenuti, resistendoci, e ci ha permesso di raggiungere la meta prefissa.

Questi capitoli che qui l'accolgono - in un primo volume d'una « Biblioteca» che ha più alte ambizioni e avrà meno modesti autori - contengono appunto, in una opportuna rielaborazione, la materia già trattata durante la polemica giornalistica durata dal 1934 a ieri per la identificazione del pericolo ebraico e per la difesa della Razza italiana. Il lettore che mi conosce sa già che - voce clamante nel deserto dell'indifferenza - il mio giornale obbediva a un preciso disegno del Duce, fondatore prima che dell'Impero, della coscienza imperiale del popolo italiano. La necessità d'un razzismo nostro, e - come presupposto ad esso - la indispensabile e definitiva separazione dell’elemento giudaico dalla vita nostra, già per troppo tempo inquinata da una infiltrazione venefica, sono stati i due motivi dominanti della mia diuturna polemica. La quale viene ora consegnata in queste pagine soltanto per un modesto fine di documentazione.

Desidero che in avvenire si abbia un'idea quanto più esatta dello svolgimento d'una battaglia che ai migliori fascisti appare decisiva per la liberazione dell’ ltalia dal pervertimento giudaico.

T. I.

Roma, Settembre XVI.

 

DIFESA DELLA RAZZA

Nel non molto vecchio libro di Muret, « Il crepuscolo delle nazioni bianche», è citato con intenzione un pensiero di Léon Bloy, questo: « I domestici che diventano padroni e i padroni che diventano domestici; ecco il segreto dell'evoluzione storica in tutti i secoli». Sarà un segreto, nessuno vuol dubitarne; ma né l'ora del crepuscolo, né il momento di cangiarsi in domestici, sono venuti per gli Italiani. La necessità, anzi, di riaffermarsi dominatori nello splendore d'una rinata volontà d'impero, caratterizza la fase fascista della storia della nazione italiana. Ecco il senso della legislazione sui rapporti fra nazionali e indigeni nei territori dell'Impero. Difesa della razza, sì, ma anche esaltazione della razza e riaffermazione della sua missione nel mondo. La dignità civica vuole esser difesa soltanto dalle insidie dell'animalità e dalla superficialità di pochi ignoranti, incapaci di spingere lo sguardo al di là della propria generazione; ma la dignità civica dell'Italiano, è il suo titolo di civiltà.

La storia di tutte le conquiste insegna quale danno ha portato ai conquistatori e ai conquistati la confusione del sangue attraverso una promiscuità sessuale che la scienza condanna come la via più agevole per la degenerazione dei tipi umani. L'apparizione dei meticci, dei mulatti e dei zambos, dagli incroci tra indiani e bianchi, tra bianchi e neri e tra neri e indiani costituisce un punto scuro della storia dell'umanità. Le osservazioni scientifiche più accurate sono concordi, oramai, nell'affermare che l'evoluzione delle razze per incrocio si compie in senso “disgenico”: i tipi superiori sono assorbiti dai tipi inferiori. Ecco dunque apparire le leggi di difesa delle razze minacciate dalla promiscuità sessuale; eccole perfino nella liberalissima America del Nord, dove esiste una legge « di salvaguardia per la purezza della razza bianca». La Virginia, che ha adottato questa legge, è lo stato americano più minacciato dalla degenerazione razzistica dovuta alla confusione sessuale tra bianchi e neri.

La legge italiana è dovuta non a sfiducia nel senso di responsabilità e di decoro razzistico degli elementi inviati a colonizzare le nuove terre d'Africa, ma alla necessità di provvedere in senso razzistico a una situazione eccezionale. Male ha fatto qualcuno a stabilire una capziosa distinzione fra relazione « d'indole coniugale », cioè extra-matrimoniale, e relazioni propriamente coniugale, quasi che il matrimonio con gente di colore possa considerarsi tradimento minore per la salute della razza e per la dignità civica cui la legge stessa accenna. In confronto al cosiddetto « madamismo », il matrimonio con gente di colore è una mostruosa perversione che non sarà mai più permessa. Il Governo fascista, inspirato da Mussolini, provvede a creare l'Impero parallelamente nella coscienza dei cittadini italiani e nella realtà geografica e storica.

Bisognerebbe non avere il senso dell'avvenire per non avvertire la superba bellezza di questa gelosa difesa della razza per la quale si è conquistato un Impero, dopo averle ridato una fede.

IL METICCIATO DISSIDENTE

C'è stata, in Italia, in questi ultimi tempi, una vera e propria insurrezione intellettualistica contro la parola « razzismo » e contro coloro che lavorano a definir quella parola e ad approfondirne il senso e la portata. E' strano che una parola e un pugno di uomini, per non dire un uomo, siano capaci di suscitare tanta irritazione. Contrariamente alle abitudini della casa, abbiamo temporeggiato, prima di scendere in campo con i sistemi appropriati alla bisogna, con la speranza che il fumo delle chiacchiere e delle banalità durasse poco e lasciasse presto sgombro il campo per una alta, utile, disinteressata e intelligente discussione. Non amiamo i fatti personali; e, nella circostanza, non esistevano fatti personali.

Abbiamo dunque pazientemente atteso che s'arrivasse al nocciolo della questione. A questo nocciolo non si è arrivati né si poteva arrivare, come dimostreremo; ma avendo l’insurrezione assunto forme tali da poter danneggiare l’educazione del paese influire perniciosamente sugli orientamenti necessari alla cultura italiana, così tartassata da coloro che abusano della penna e dell'invenzione della stampa abbiamo creduto opportuno di mettere, una volta per tutte, le cose e gli uomini in chiaro; e lo facciamo.

La storia è questa. Un uomo, un gruppo d'uomini, un giornale, un paio di giornali cominciano a discutere di razzismo. Che cos' è il razzismo? Non affliggeremo il lettore parlandogli di Gobineau, di Chamberlain, di Rosenberg, o del Santo Padre che nella Enciclica all'Episcopato germanico concede il suo posto alla Razza, combattendone la divinizzazione.

Qui si tratta d'altro. Si tratta di un popolo, come l'Italia, che avviato a una politica imperiale, cioè a una politica d'espansione oltre i suoi confini nazionali, ricerca in se - e trova, e li fa trovare e riconoscere, anche con la forza, a quei pochi che non sapessero o volessero trovarli - gli attributi e le qualità e le idealità e le aspirazioni che ne fanno una razza, completamente differenziata dalle altre e gelosa delle sue differenze, che sono da opporre, civilmente e fermamente, alle razze che si muovono, al suo fianco, in un'orbita di civiltà ben definita. Per questa ricerca e per la conseguente affermazione, in un paese come il nostro su cui tre secoli di servitù hanno lasciato tracce non indifferenti e hanno provocato, specie in taluni ambienti cosiddetti intellettualistici, un curioso “complesso d'inferiorità” che ha come risultato il dubbio e la sfiducia nelle qualità nazionali, e che trova il suo alibi in una vaga indefinibile aspirazione alla universalità o in una affermazione tutta retorica e letteraria di romanità senza radici; per questa affermazione di valori di razza, era necessaria una impostazione dottrinaria e scientifica del problema, con un minimo di parole e un massimo di decisione. Noi ci siamo presi la briga di impostare il problema, certamente non senza prima aver capito, e nettamente capito, che l‘impresa rispondeva a un orientamento della Intelligenza che muove e indirizza felicemente, da più d'un trentennio, le cose d’Italia, conducendo il popolo italiano, con decisioni eroiche spesso contrastate dalla parte meschina e bastarda del paese, alla neutralità - come posizione spirituale - all'Impero.

Noi pensavamo di ricostruire, attraverso una discussione di sapore scientifico e fondatamente scientifica, i lineamenti dell’Italia che Mussolini ha fatto marciare, dal 1915 al 1936, dall'Intervento all'Impero, e fa ancora marciare verso più alti e più eroici destini.

Ricostruzione, identificazione o riconoscimento e impostazione di caratteri spesso vaghi e vagamente conosciuti, si presentavano tanto più necessari in quanto, nel lungo corso dell'affermazione imperiale dell'Italia mussoliniana, gli sfasamenti, le debolezze, le confusioni, le contraddizioni, i disorientamenti non erano mancati; e avevamo dovuto anche denunciarli, quando il tacerli per carità di patria o per occasionale necessità non era stato assolutamente possibile.

Chiarire agli Italiani che la diversità delle razze è un dato scientifico; che la definizione di “razza inferiore” non è affermazione polemica e gratuita, è constatazione scientifica e storica, poiché si dimostra, storia alla mano, che una antichissima razza come quella nera non ha mai saputo produrre nulla che sia possibile, non che opporre, confrontare, avvicinare alle realizzazioni della razza bianca; che quella razza, capacissima per altro d'impadronirsi di ogni ritrovato tecnico della civiltà meccanica da altre razze elaborato, di tali razze è incapace di assimilare lo spirito, di raggiungere l'altezza intellettuale, di interpretare le necessità: questo era nostro desiderio.

Lo abbiamo già scritto; un minimo di razzismo, intanto, cioè il razzismo per l'ignorante; e, di seguito, un razzismo per persone colte, ma non tanto, per patrioti, ma non tanto, per civili, ma non tanto, per fascisti, ma non tanto, per imperialisti, ma senza convinzione e, soprattutto, senza coraggio. L’Italia intellettualistica è infetta di dottrine universalistiche, di retorica, di sentimentalismo; ed è malata di “misura“. Ora è bene che sia detto, passando, e una volta per tutte, che con la misura si fa ogni cosa meno che una rivoluzione e un impero; che la misura è il metro spirituale dei mediocri e dei popoli che decadono per difetto di dinamismo.

La misura (quella tal misura che noi denunciamo) mancò a Romolo quando punì Remo, come mancò a Cesare quando passò il Rubicone, come parve mancasse all'Italia quando s'alzò “in piedi” contro cinquantadue nazioni.

Ed eccoci agli scritti sul Razzismo. Nulla di strano e nulla di eccezionale. Perché mai contro una discussione giornalistica, contro una esposizione di dottrina politica si è levata l'insurrezione di tanta gente che scrive nei settimanali, anche inspirati?

Qui il punto è oscuro; ma noi lo chiariremo agevolmente. Si tratta, come abbiamo detto, d'una impresa - concordata - del meticciato intellettuale che esiste in Italia ed ha vaste braccia.

Che cos'è il meticciato intellettuale? E' il complesso, eterogeneo per la sua stessa origine, di quegli elementi intellettuali o sedicenti tali che non hanno e non possono avere radici nella nazione italiana, che non sentono vincoli se non intellettualistici, cioè essenzialmente formali, con la nazione italiana, che non ammettono né ammetteranno mai vincoli infrangibili. La questione non è soltanto di cultura; è essenzialmente - ecco il punto - di sangue. Si tratta di ebrei, o di mezzi ebrei, o di ebrei camuffati da cristiani (qui la religione non c'entra, ma serve negli interessati come mascheratura della loro condizione di sangue) o di quarti di ebrei; o di italiani sposati ad ebree, di ebree che hanno un marito, e quindi un nome, italiano. Tutta questa gente che è molta, in Italia, più di quanto non si pensi, ed è intelligente, di quella intelligenza pratica della razza cui appartiene, ha fiutato un pericolo. Ha intuito che una campagna razzistica non poteva esser campata in aria; aveva un senso; poteva avere uno sbocco. Questa gente si è chiesta se, a un dato momento, e per necessità superiori e « imperiali», una politica razzistica, cioè una politica di difesa e di potenziamento della razza, non potesse diventare una politica di “pulizia della razza”, anche attraverso provvidenze legislative. Aveva visto che Mussolini non scherzava con la tendenza a scivolare nelle braccia d'una razza inferiore; che Mussolini difendeva, contro la superficialità e l'innocenza di coloro che farebbero «tutta una famiglia» perfino coi Boscimani, anche a mezzo del carcere, la dignità il decoro e le qualità fisiche della razza; ed emanava il divieto del madamismo, piaga dell'Italia di ieri, così deliziosamente e criminalmente atta a insabbiarsi. Poteva dunque temere, questa gente, che una politica di razza finisse con l'obbligare l'Italia a guardarsi nello specchio e a riscontrarsi parecchi nei. In sostanza questa gente è insorta per difendere una posizione, la propria o la posizione dei padroni che la muovono, e insieme tutte le posizioni acquistate, che potrebbero pericolare in un domani non troppo lontano. Il lettore non crederà che noi fabbrichiamo dei fantasmi per combatterli; non è nostra abitudine e abbiamo già parecchio da fare con gli uomini per battagliare anche con i fantasmi. La realtà, alla luce della statistica, è che in Italia – ove l’esigua quantità di ebrei (circa 70 mila su 43 milioni di abitanti) potrebbe far considerare trascurabile la questione ebraica - sulle 6.000 persone notevoli nel campo dell'intelligenza elencate nel « Piccolo Dizionario dei contemporanei italiani» del De Gubernatis, 125 sono israelite; e il Livi - nel suo libro sugli “Ebrei e la statistica “, pubblicato nel 1920 - rileva: “appena 17,9 sopra 100.000 abitanti pei Cristiani, ben 292,7 per gli Ebrei; una frequenza 16 volte più grande in confronto di quella dei Cristiani”! Il Livi continua: “La notevolissima superiorità numerica - con due ben comprensibili eccezioni per la nobiltà e il clero - risulta ancora più forte tra gli uomini politici, i giuristi, gli economisti, i medici, i matematici, i letterati, i pubblicisti... “. E ancora appresso, il Livi (il cui studio meriterebbe d'essere aggiornato e certo risulterebbe oggi più istruttivo) stabilisce un quadro statistico dal quale, avendo ridotto a mille il numero complessivo degli Ebrei o Cristiani notevoli, risulta che contro « 249 letterati, filosofi, storici, poeti, giornalisti, e pubblicisti Cristiani stanno 416 Ebrei; contro 48 giuristi avvocati e magistrati Cristiani, gli Ebrei sono 128; e gli uomini politici Ebrei sono 136 contro 62 Cristiani.

Queste cifre, lo abbiamo detto, sono dell'Italia di ieri; ma ci mancano i dati per poter dire che siano migliorate. In ogni modo, esse stanno a dimostrare che è falso e forse certamente diffuso il giudizio sulla trascurabilità del problema ebraico in Italia, data la trascurabile percentuale degli Ebrei nella popolazione italiana. La percentuale non bisogna stabilirla in cifre assolute, ma relativamente ai vari settori dell'attività nazionale; nel caso nostro, relativamente alle attività dette intellettualistiche.

Ebbene, noi diciamo che l'insurrezione contro il Razzismo e contro un'eventuale politica di razza è una insurrezione di « meticci »; di ebrei o di mezzo-ebrei, o di gente al servizio degli ebrei. Non facciamo nomi, perché i fatti personali sono esclusi dalla nostra azione, salvo che qualcuno non li cerchi; ma se il lettore ha voglia di farsi un'idea di ciò che è successo s'informi e vedrà che non abbiamo torto.

Ma deve informarsi bene; deve conoscere in quali zone della geografia e in quali zone della cultura gli ebrei hanno il sopravvento; e quali sono gli ebrei camuffati da cristiani, e quali i cristiani che hanno una metà del sangue ebraico e quali ne hanno un quarto e quelli che poi non sono né cristiani né ebrei ma frutti di curiosi incroci di razze varie. Come spiegare, se non con un difetto di purezza nel sangue, un certo atteggiamento intellettualistico di fronda o di opposizione esclusivamente orale o addirittura di tradimento, che elementi normalmente circolanti nel nostro mondo intellettualistico, ancora oggi, nell'Anno XVI, ostentano? Si potrebbero ancora una volta fare dei nomi; e si tratterebbe di gente che con la purezza della razza, e quindi col razzismo, non ha nulla a che vedere né vuole avere, naturalmente, a che fare. Questa gente nel migliore dei casi, cioè nel caso della maggiore furbizia, vorrebbe almeno che si sostituisse alla parola “razza” quella, meno impegnativa e più letteraria, di “stirpe”; che si facesse dell'imperialismo sì, ma “spirituale”; che si sentisse la “romanità”, ma attraverso la poesia, non attraverso la politica, attraverso le rovine del passato, non per mezzo delle imprese del presente. Questi sono gli intellettuali privi di radici nella loro terra, vaganti a mezz'aria tra una culturetta francese d'accatto e un europeismo di natali democratici. Un bel giorno se ne vede qualcuno varcare la frontiera e imbrancarsi nei Comitati di vigilanza intellettuale antifascista, o nei gruppi internazionalisti comunisteggianti; Rolland è il loro dio e se ne fanno, con straordinario zelo di novizi, i chierici.

Essi, alla fine, non tradiscono nulla, perché l'Italia mussoliniana non è il loro paese; essi vi sono ospitati, e a volte in perfetta buona fede credono che il destino dell'Italia debba essere conforme al loro meschino destino, e quello che oggi accade non sia che una parentesi. Certo, ci sono le eccezioni. Le eccezioni formate da quei giovani che, appunto, la confusione creata dal meticciato intellettuale trascina in polemiche più alte di loro; da quei giovani che hanno il gusto di opporsi a qualche cosa pur di apparire originali, pur di trovare argomento a polemica. Questo non nuoce, se non per la parte che è dovuta alla confusione. I giovani che non hanno chiaro il concetto delle necessità imperiali e razzistiche della nuova Italia, i giovani che si illudono di reggere, domani, il terribile peso della gloria conquistata all'Italia da Mussolini fondandosi su formule letterarie o su sentimentalismi debilitanti, ripugnando alla concezione dinamica che della nostra storia dobbiamo avere, questi giovani lavorano alla loro propria disgrazia. Essi si troveranno impreparati o mal preparati al compito che li aspetta. Non basta essersi battuti per l'Impero; occorre sapersi battere, nel campo della cultura, per rendersi capaci di ereditare un Impero. Bisogna dunque cominciare con l'essere spietati verso se stessi e castigarsi nelle debolezze dello spirito per raggiungere quella purità di razza e quella incandescenza di sangue che Mussolini raffigura e che ha alzato nuovamente nella storia il nome d'Italia, anche e sopralutto con dignità biologica.

COSI’ PARLO’ IL RABBINO

Esiste tuttora un “sionismo” in Italia? Questa domanda suonerebbe ingenua, sol che si ricordassero le lunghe e vivacissime polemiche condotte in Italia, sui giornali fascisti – e in prima linea sul Tevere – dagli stessi ebrei italiani fin dal 1934, cioè fin dal tempo in cui più arrogante si fece la propaganda sionistica nel nostro paese. Ci fu allora una vera e propria insurrezione di ebrei contro il sionismo, definito contrario agli interessi della nazione italiana e tale da riproporre, in termini assolutamente drammatici, la terribile questione dell’assimilazione dell’elemento ebraico. I più astuti fra gli ebrei d’Italia furono pronti a gettare alle ortiche l’abito sionistico per non suscitare sospetti e per guadagnare con pochissima spesa un certificato di buona condotta nazionale.

Ma queste polemiche sono ormai lontane nel tempo. La labile memoria di alcuni e l’astuzia degli altri hanno disteso un velo sul movimento sionistico tra gli ebrei italiani. Di modo che la domanda: c’è del sionismo in Italia? apparirà inopportuna, intempestiva e forse anche ingiuriosa.

Non fu proclamato infatti che gli ebrei d’Italia non hanno altra patria all’infuori della patria italiana, né altro amor di patria che l’amore per la patria italiana?

Ma qual è, di grazia, il più autorevole rappresentante del pensiero ebraico, in Italia, e l’indiscutibile interprete delle aspirazioni ebraiche? Non è forse il Rabbino Capo, la più alta e venerata personalità delle comunità ebraiche italiane? Il Rabbino Capo, o grande Rabbino, religioso che non disdegna l’attività politica avendo fondato, anni or sono, ad Alessandria d’Egitto dove risiedeva, una rivista politica di studi ebraici (rivista alla quale non di rado noi abbiamo attinto per illustrare l’attività politica degli ebrei), il Rabbino Capo Davide Prato ha avuto la bontà di prevenire la domanda che oggi potrà apparire inopportuna, trattando del sionismo in un lungo discorso pronunciato a Budapest, sotto gli auspici di quella Associazione Pro Palestina. Il discorso è pubblicato nella rivista “Mult ès Jövo” cioè Passato ed Avvenire, organo ufficiale del movimento sionista (redazione: Budapest-Vienna-Tel Aviv). Che cosa dice questo discorso?

La rivista presenta intanto il Rabbino con queste parole: “Il grande Rabbino dell’Impero Italiano è da decenni entusiastico fautore dell’idea della ricostruzione della Palestina”. Il che vuol dire che il capo religioso degli ebrei d’Italia è, non da oggi, fervente sionista. Noi lo sapevamo, molti non lo sapevano, alcuni lo hanno dimenticato. Ma ecco un’antologia del pensiero sionistico del grande sacerdote.

Anzitutto, l’assunzione di Herzl, agitatore sionista, nel cielo dei profeti d’Israele: “Sono trascorsi 40 anni da quando l’ultimo profeta Herzl, nato in questa città, aprì il primo congresso sionista, a Basilea. 40 anni? Sembrano i 40 anni della migrazione attraverso il deserto. Ma che cosa abbiamo fatto durante 40 anni? Se facciamo i conti con noi stessi, possiamo forse dire che abbiamo molto agito. Ma se consideriamo le possibilità che ci sono state offerte dobbiamo dire: non abbiamo fatto nulla! Se chiediamo a noi stessi se abbiamo seguito la parola del profeta, se abbiamo fatto il nostro dovere, la risposta è opprimente. Chi ha prestato ascolto all’appello di Herzl? Solo i poveri, solo gli idealisti. I ricchi si sono rivoltati a Lui con ironia e gli sono passati accanto con muta indifferenza”.

Poi la questione territoriale che dà la necessaria concretezza al sionismo: “Il grande sogno della rinascita ebraica è limitato dentro le strettissime frontiere che oggi ci sono offerte; ciò può essere doloroso, ma non è decisivo. Che sa che cosa nasconde l’avvenire? Ma in ogni caso dobbiamo definire incomprensibile il fatto che ora questa limitazione delle frontiere è discussa nella maniera più vivace proprio da color che non erano disposti ad alcun sacrificio per la ricostruzione della Palestina, da coloro che avevano saputo unicamente ostacolare e non avevano voluto aiutare, da coloro che sarebbero contrari allo Stato ebraico anche se le frontiere prendessero tutta la Terra Santa storica, sulle due rive del Giordano. Essi o per falsi timori o per equivoco, sono ugualmente contrari alla piccola grande Palestina”.

Poi ancora, la definizione del sionismo come Stato ebraico, da differenziarsi nettamente dalle nazioni ove gli ebrei attualmente vivono: “Uno Stato ebraico può essere tale soltanto se dominato dalla lingua ebraica, dalla cultura ebraica, da leggi ebraiche. Proprio come in Italia dove esistono una lingua italiana, una tradizione italiana, una legge italiana; e come in Ungheria”.

Segue una efficacissima formula che definisce in termini ebraici le cosiddette patrie d’adozione, le quali sono letteralmente “i luoghi dove l’ebreo si trova”: “Chi vuole andare in Terra Santa con l’intenzione di non rispettare il sabato, rimanga pure dove si trova, anche a costo di andare in rovina”.

Viene appresso un pizzico d’orgoglio: “Noi non andiamo in Palestina per cercare un nuovo ghetto o per trapiantare laggiù i vari ghetti delle comunità disperse. Noi vi andiamo per rinnovare la nostra cultura, la nostra lingua, la nostra anima”.

E poi preziose confessioni di questo genere: “Noi ebrei andiamo sempre contro corrente.

Dobbiamo fare dei sacrifici ora che si tratta, dopo duemila anni, di ricostruire la Terra Santa. La Palestina è la catena che lega gli ebrei dispersi nel mondo. Anch’io ho un figlio fra i costruttori dello spirito a Tel Aviv”.

E, a questo punto, un’audace interpretazione politica dei testi sacri, veramente degna della leggendaria accortezza ebraica: “Tra i dieci comandamenti è scolpito il Verbo: “Rispetta il padre e la madre”. Nessun contrasto esiste in questo comandamento. Dobbiamo rispettare il padre, cioè il paese al quale è legato il nostro destino, ma nel medesimo tempo non dobbiamo dimenticare la madre lontana che ci attende: EREZ ISRAEL”.

Infine, l’affermazione categorica che di assimilazione non è il caso di parlare; gli ebrei vogliono restare ebrei, contrariamente alle favole interessate che si son fatte circolare in Italia, di tanto in tanto: “Questa ricostruzione interiore rappresenta la rinascita ebraica che ha portato a una nuova coscienza, al posto della tendenza all’assimilazione”.

Ecco l’antologia sionistica del Rabbino Capo d’Italia, Davide Prato, alla quale naturalmente attingeranno tutti gli ebrei d’Italia, ogni qual volta si troveranno esitanti di fronte a Sion. Tanto più che il venerabile sacerdote assicura i suoi fedeli, nello stesso discorso, che “il sublime governo sotto il cui dominio gli ebrei vivono in Italia garantisce il diritto di partecipare ai problemi universali dell’ebraismo e, quindi, naturalmente, anche all’opera per la restaurazione della Terra Santa”.

(Quel quindi e quel naturalmente sono di una naturalezza tutta ebraica; e meriterebbero, in lingua italiana, una dimostrazione almeno per assurdo). Il sionismo dunque esiste in Italia, e il Rabbino Prato ne è l’assertore; così come esisteva ieri, sotto altri rabbini e con altri agitatori e propagandisti.

Si tratta ora di vedere se il padre putativo cioè la patria italiana, intende a lungo dividere con la madre, cioè Sion, il curioso amore di questi non richiesti figli, essendo stata pronunciata solennemente e da tempo la separazione di corpi, di beni e di interessi fra italianità e sionismo. Il primo rispetto da usare a un padre, è quello di non approfittarne fuor di misura.

UNA MANOVRA IN MASCHERA

Si è saputo – per la felice indiscrezione di un giornale di Vienna – che l’ammiragliato britannico ha un suo piano per l’annessione, “al momento opportuno”, della Palestina. La sorpresa per tanta disinvoltura non è poca in Europa; ma occorre dire subito che l’Europa vuole sorprendersi mentre, se fosse meno distratta, potrebbe risparmiarsi le maggiori emozioni.

Infatti. Dell’annessione pura e semplice della Palestina, come terra promessa, ha già parlato il Times. Come il lettore vedrà, si tratta di una tesi religiosa e lievemente romanzesca alla quale si affida il compito di rimuovere ogni ostacolo logico alla presa di possesso della Palestina. Il Times dice che, non esistendo dubbi sull’identificazione degli anglosassoni col popolo di Israele, la Palestina, come Terra promessa del regno di Israele, non spetta né agli Ebrei né agli Arabi, ma deve essere annessa alla Gran Bretagna. Leggere per credere.

Leggendo, si scopre ancora dell’altro, e del più gustoso. Si legge, ad esempio, che il trono britannico non è che la continuazione moderna del trono di Davide. Si legge che l’occupazione di Gerusalemme da parte degli inglesi durante la guerra mondiale dimostra che gli inglesi sono il popolo di Israele, giacché, non essendo crollate le mura della città santa all’ingresso dei Gentili – come i profeti predicono – vuol dire che gli inglesi non sono Gentili, sono il popolo di Israele. Che cosa non si legge, sul Times, che non faccia trasecolare un galantuomo? Si apprende che sassone (anglo-sassone) viene da Isacco; vale a dire che non solo gli inglesi, ma tutti i popoli anglo-sassoni (l’America è chiaramente indicata) sono progenitura di Isacco, figlio di Abramo, capostipite di Israele.

Ma dove ha preso, il Times, tutte queste straordinarie notizie? Da una pubblicazione anglicana, alla quale appunto si riferisce, intitolata “Il Messaggio nazionale ai popoli britannico e anglosassoni”.

Tale pubblicazione, che si fregia di simboli biblici ed ebraici, di bandiere, di troni, di piramidi e di trombe, ha il compito di divulgare nel mondo anglo-sassone la convinzione, suffragata da citazioni e da grafici, che Israele è oggi la Gran Bretagna; e che, poiché Israele, per volontà suprema, è chiamato ad esercitare un’egemonia sul mondo, l’egemonia britannica, o anglo-sassone, è legittima e di origine divina.

Vogliamo percorrere lo stravagante itinerario di questi inglesi tutt’altro che stravaganti? Abramo ha un figlio dalla sua schiava Agar, e questi, Ismaele, è il capostipite del Arabi (razza, dunque, di schiavi; gente illegittima). Ma poi ha un figlio da sua moglie Sara, e questi è Isacco, generatore di tutte le tribù d’Israele. E infine ha un’altra moglie, Cetura, dalla quale ha ancora una discendenza: i Bramini (?). ma le tribù di Israele si differenziano fra loro. Altro è la tribù di Giuda – alla quale appartengono i giudei o gli Ebrei propriamente detti – altro sono le 10 tribù elette. Queste tribù emigrarono per tutta l’Europa e finirono nelle isole britanniche. I figli di Isacco (Isacson, Sassoni), sono il popolo di Israele al quale Javhè ha promesso il dominio del mondo; il trono britannico è il trono di Davide; il Commonwealth inglese non è che la riunione delle tribù elette sparsesi per il mondo (ricordatevi che i Bramini sono figli di Abramo e l’India attuale è dunque giustamente caduta nelle mani degli inglesi); la dominazione del mondo è della Gran Bretagna per volere divino; la Palestina è inglese per destinazione profetica.

Si vorrebbe ridere, ma non si può. Il “messaggio” è lardellato di adesioni firmate da altissime personalità britanniche e americane appartenenti specialmente all’alto clero anglicano; l’identificazione del Regno di Israele col Regno Unito e coi popoli anglo-sassoni è esaltata come una vera e propria scoperta. Il carnevale impazza per le vie del mondo anglo-sassone.

Ma è un carnevale, o una manovra in maschera? Gli inglesi sanno quel che fanno. Questa stravagante pagina va di pari passo con le istruzioni dell’Ammiragliato. L’Ammiragliato vuole il possesso diretto della Palestina, e la chiesa anglicana dà il suo contributo esoterico all’impresa.

Si sa quanto i popoli anglo-sassoni siano sensibili a tutto ciò che odora di Bibbia; ecco la Bibbia al servizio dell’Imperialismo britannico. Si tratta di riparare all’errore commesso sposando la causa degli Ebrei con quella britannica. E l’impresa risulta facile; in primo luogo, per la straordinaria docilità dell’inglese a trangugiare le storie più stupide; in secondo luogo, perché – come tutti sanno – gli Israeliti dominano la vita politica dell’Impero inglese; i ministri ebrei non si contano; i finanzieri ebrei dominano la vita economica del paese; il giornalismo è infeudato agli ebrei. E al centro dell’Impero non c’è un ebreo: Disraeli?

“Mia è tutta la terra” – dice la legge ebraica; ed è la divisa attuale dell’imperialismo inglese. Ma o in nome di Israele o in nome dell’Ammiragliato britannico, la pretesa britannica è inaccettabile. I popoli liberi non si arrenderanno alle Tribù d’Israele; né alle vere né alle false.

ISRAELE BRITANNICO SERVO DI DIO

Ed ecco più precise notizie di “British-Israel”. Ci eravamo sbagliati; non si tratta affatto di un carnevale in anticipo né di manovre imperialistiche; si tratta precisamente della volontà di Dio – che noi precisamente sconoscevamo [ Vedi il capitolo precedente ] – e della felice sintesi – anche questa prodottasi a nostra insaputa – tra la Croce e la Stella di David. Ricapitoliamo, seguendo le lapidarie formule di “British Israel”. Sono gli ebrei il popolo eletto? Certo. Secondo Matteo, 21-43, fu il regno di Dio preso dagli ebrei e dato a una nazione? Questo è meno certo, almeno nel senso letterale delle parole. Non di meno, la Gran Bretagna è la nazione serva di Dio; e, in conseguenza, gli Inglesi sono il popolo d’Israele differenziato dagli Ebrei. Conclusione: Britannia è Israele.

Se il ragionamento non fila alla perfezione, la colpa, naturalmente, non è nostra: è del bollettino di “British-Israel”. Le affermazioni sono sue; l’uso coraggioso della Bibbia e del Vangelo è suo.

Ma questo ha poca importanza; giacché nella storia, d’identificazioni un poco audaci sul genere di questa storia si sono spesso avute; da quel cittadino francese che si credette Imperatore del Sahara, e ne morì, agli indigeni della Liberia che, tra una compera e una vendita di schiavi, si credono tutt’ora i rappresentanti in terra della Libertà umana. Ciò che ha importanza è l’esistenza in sé di un movimento di origine spirituale, fondato non soltanto sulla Bibbia ma anche sulla religione di Cristo abilmente adulterata, volto a dimostrare il diritto britannico di dominare e governare gli altri popoli, tutti gli altri popoli. Dice a un certo punto lo scritto che risponde alle nostre riserve: “E’ facile mettere in ridicolo la teoria (sic) secondo cui il popolo britannico è il popolo d’Israele….ma non è facile altrettanto negare la forza del fatto che la razza Anglo-Sassone è eletta ad adempire una missione per il bene di tutte le genti del genere umano. Il ruolo di popolo eletto non è un carnevale, ma rappresenta un’alta responsabilità e una umile dedizione al più alto degli ideali”.

Come si vede, qui comincia a far capolino il fanatismo britannico e un suo particolare profano missionarismo. Su queste molle agisce, sicuro del fatto suo, il “British-Israel”. E se noi tentiamo di mantenere questo bizzarro movimento nei confronti apparenti di una setta religiosa, il suo fondo politico viene subito a galla. “E’ una maliziosa falsità che la Bibbia venga usata come strumento al servizio dell’imperialismo britannico. L’imperialismo britannico adempie inconsciamente le profezie della Bibbia, ed è nostro destino quello di recitare questa parte malgrado noi stessi…..”.

Vale a dire che gli Inglesi sono mondi di ogni peccato di voradicità e di egoismo, essendo i ciechi strumenti di una politica divina. Anzi, a questo proposito, “British-Israel” deplora la cecità degli Inglesi, e la sordità della Chiesa Anglicana la quale non ha ancora trangugiato l’identificazione di Cristo con Israele. “Come popolo, noi abbiamo costruito un Impero malgrado noi stessi. Sotto la mano di Dio che ci ha guidati, l’Impero è stato il lavoro di un popolo, non a causa della lungimirante saggezza degli uomini di Stato nazionali, ma malgrado questa. Il “British-Israel” non ricerca il patrocinio di forze occulte. Né c’è posto per orgoglio nazionale (sic) né per arroganza razziale (resic) nella concezione di “British-Israel”!..... E’ un linguaggio che assomiglia, come due gocce d’acqua si assomigliano, a quello delle sinagoghe; dove in nome di Jhavè si afferma in tutta “umiltà” che gli ebrei sono il popolo eletto e i futuri signori della terra. Un linguaggio che naturalmente scivola dallo spirituale nel politico quasi senza avvedersene: per esempio così:

“British-Israel invoca una politica britannica mondiale tendente ad una sistemazione del mondo attraverso le condizioni spirituali, economiche e politiche del Regno di Dio, per tutte le nazioni del genere umano”. Un linguaggio pieno, non diciamo di arroganza, ma di insopportabile presunzione quando così si esprime: “Esso (British-Israel) deve esercitare una profonda influenza sulle menti di tutti coloro che sono incaricati del compito di guidare i destini politici delle nazioni”. E se le nazioni non intendessero farsi guidare da Israel Britannico? Ebbene, questa obiezione è già scontata dai nostri contradditori. Mentre essi, invocando il dominio dell’Inghilterra sul mondo, sono gli umili servi di Dio, noi che ci rifiutiamo ad essere dominati siamo gli imperialisti recalcitranti. “L’idea di qualche sinistra influenza politica nei riguardi del manifesto è estremamente fantastica. Ma la stampa fascista è stata abbastanza perspicace (grazie!) da scorgere che se la verità di British-Israel un giorno colpisse l’immaginazione del popolo britannico, ciò significherebbe la fine di qualsiasi rinascita dell’Impero romano nell’estremità orientale del Mediterraneo”.

Non soltanto questo, significherebbe; sarebbe l’abdicazione collettiva delle genti umane alla dignità e al decoro civile; sarebbe l’accettazione pecorile di una servitù fondata apparentemente sulla stravaganza di una setta, ma sostanzialmente sull’arroganza degli Inglesi. Non crediamo che “British-Israel” sia destinato a grandi fortune oltre i confini del mondo anglo-sassone. Per quanto questo movimento voglia distinguersi dagli Ebrei propriamente detti, discendenti di Giuda, potrebbe dagli Ebrei imparare che cosa significhi farsi i portatori di un imperialismo religioso. La sete di dominazione giudaica è all’origine delle sfortune degli Ebrei. Giudaica o israelitica, la sete è la stessa. Noi non seguiremo il “British-Israel” nella sua puerile ripartizione moderna delle tribù d’Israele; ci limiteremo a tenere in sospetto l’imperialismo con la Bibbia in mano. Anche se questa volta, per ingannare meglio gli ingenui, esso porta in una mano la Bibbia e nell’altra il Vangelo, adoperando Cristo come un profeta qualsiasi, al servizio  dell’Impero inglese e del suo sempre crescente appetito; oggi indirizzato verso la Palestina.

IL PADRE PUTATIVO DEGLI INGLESI

La forza sbalorditiva – dice Hilaire Belloc nel suo Saggio sull’indole dell’Inghilterra contemporanea (questo saggio è uscito da poco in versione italiana ed è una traduzione opportuna; ottantacinque paginette utili, contro milioni di pagine inutili) – la forza sbalorditiva dell’influenza della Bibbia sull’Inghilterra, tanto profonda che la mentalità inglese ne è rimasta tutta penetrata, è derivata da un fattore speciale che solo quelli la cui lingua madre è l’inglese possono capire”. Ecco perché pochi, in Europa, riescono a capire la serietà di propositi e di intenzioni che si nasconde sotto l’apparenza ridicola della campagna per una identificazione tra Israele e la Gran Bretagna e per un riconoscimento della missione divina degli inglesi in Palestina. Ecco ancora qualche illuminazione di Belloc: “La Bibbia è oggi un elemento essenziale, di cui la stoffa di un inglese è intessuta. Essa ha certo sostenuto potentemente l’altra concezione protestante della superiorità della razza, portando grandi masse – in pratica, il grosso della nazione – a considerarsi un popolo scelto”. Dal popolo scelto al popolo eletto è breve il passo, quando un’interpretazione accorta dell’Antico Testamento aiuti. E allora non c’è più da ridere se,  a proposito di Palestina, il movimento politico-religioso che fa capo al già citato National Message in una nuovissima pubblicazione è ora giunta in Italia, sentenzia in questo modo: “Il governo inglese deve convincersi che il potere della Gran Bretagna nel Vicino Oriente ebbe una divina sanzione; da ciò nascerebbe un nuovo senso messianico che darebbe la necessaria forza e fermezza alla politica ufficiale. Fu con Abramo, padre della razza britannica, che il patto venne concluso. Al tuo seme io ho dato questa terra, dal fiume dell’Egitto fino al grande fiume, il fiume Eufrate. Io darò a te, e al tuo seme dopo di te, tutta la terra di Canaan, in eterno possesso”.

Queste bibliche ricerche di paternità fanno sorridere noi italiani, ma Belloc ci ammonisce di prenderle sul serio. L’inglese moderno – la lingua per mezzo della quale gli inglesi comunicano – è stato gettato e fissato nello stampo dell’Antico Testamento. Negli orribili dibattiti della Camera dei Comuni, che sono di un livello bassissimo, ricorrono incessantemente termini e frasi del Libro”. A questo si aggiunga, dice ancora Belloc, l’impressionabilità dell’anima emotiva degli inglesi, agitata dalle qualità letterarie della Bibbia. Aggiungiamo ancora, per conto nostro, la voracità della politica inglese, e quello che Belloc chiama lo spirito commerciale, base della stretta alleanza tra Israele e l’Inghilterra. Il dominio della Palestina è, in parte, un ritorno d’Israele alla terra promessa, in parte una presa di possesso del Vicino Oriente da parte della Gran Bretagna israelitica. Secondo il movimento che fa capo al National Message, la Palestina inglese deve diventare “la chiave di un gruppo di stati arabi che si opporrebbero come un solido blocco a qualsiasi aggressione dal nord o dal sud”. Qui siamo già lontani dalla Bibbia, ma dalla Bibbia siamo partiti. Ancora Belloc: “La posizione sicura e spesso dominante goduta dagli ebrei nella società inglese, la loro grande influenza in tutte le funzioni direttive di questa società, la grande mescolanza di sangue ebreo nella classe di governo, è attribuita dai critici stranieri ad una alleanza fra il popolo protestante e Israele perseguitato….. Ma consiste meno nella religione che nello spirito commerciale”. I due motivi si danno la mano. Una astuta interpretazione dei testi biblici cerca di dare un impulso religioso a un’azione che è fondamentalmente mercantile e affaristica; e che minaccia non soltanto il mondo arabo, ma il destino del vicino Oriente e l’equilibrio del Mediterraneo orientale, dove l’Italia ha tanti vitali interessi.

GLI EBREI BARANO

Quindi – disse il Signore – tu non sarai più chiamato Abramo (padre elevato), ma Abrahamo (padre di moltitudini), perché ti ho destinato a padre di molte genti”.

Perché dunque il sedicente Abramo Levi, autore del libro “Noi Ebrei”, non si chiama Abrahamo, essendosi fatto padre di molte genti, secondo la vocazione biblica degli Abrami; di molte illegittime genti?

“Noi Ebrei”, dice il titolo del libro; e, correndo all’indice, si enumerano le genti che il nostro Abramo ha messo sotto le sue bandiere; e si scopre metà della stampa italiana, Popolo d’Italia in testa; e una schiera di galantuomini che non si sono mai sognati di sacrificare a Jahvè; una moltitudine da fare invidia alla discendenza di Abrahamo. Questo è il più fresco saggio della furfanteria ebraica.

Nelle scarse 24 pagine che il libro contiene di suo, il sedicente Levi stabilisce alcuni fatti di capitale importanza: che l’Unione delle Comunità israelitiche non fa politica; che gli ebrei isolati politicanti non contano; che un problema ebraico non esiste in Italia; che inventare problemi inesistenti non è bene. Chiuse disinvoltamente le sue brevi pagine, il Levi chiama a raccolta, come si è detto, la moltitudine che ha mobilitato sotto la bandiera di Israel; e la disinvoltura diventa arroganza quando ristampa, in suffragio della sua tesi un articolo del Popolo d’Italia (pagina 64) dove è testualmente detto. “Un problema esiste, e certo non può considerarsi risolto. Perché…..resta una notevole massa di ebrei che non escono dal loro chiuso ambito di razza….meritevole di attento controllo” (giugno 1937). Accanto al Popolo d’Italia, così chiaro e ammonitore, c’è, beninteso, l’ignoto e ignorante scribacchino che con sublime incoscienza afferma essere stato il sionismo “più che un elemento tendente ad una forma di nazionalismo di minoranza, un mezzo di orientare gli ebrei verso il Fascismo (sic!) combattendo con tutti i mezzi il bolscevismo”. L’autore di queste incredibili idiozie non merita d’esser nominato, meriterebbe una borsa di studio per i corsi serali dell’Associazione contro l’analfabetismo nel Mezzogiorno, essendo un meridionale.

Ci sono poi tutti i giornali che hanno a suo tempo recensito il volume di Paolo Orano, nel quale la questione ebraica era impostata nel semplicistico modo che tutti sanno; sicché il Corriere della Sera s’accompagna con Israel, Rivoluzione fascista con L’idea sionistica, il Messaggero con La Nostra Bandiera, l’Evangelista con Regime Fascista. Un vero e proprio polpettone senza capo né coda, nel quale le affermazioni antisionistiche fanno il paio con le difese del sionismo del tipo già citato, e con le solite facili e banali affermazioni di generica italianità.

Questo polpettone, così come Abramo Levi lo serve agli Italiani che, dei libri, leggono il titolo e l’indice. Ma un vero polpettone giudaico andava fatto con più larghezza di mezzi. Quando l’astuto Abramo ha voluto dimostrare che le Comunità israelitiche non fanno politica e che – essendo il presidente di dette Comunità nominato dal Governo e il Rabbino Capo scelto col tradimento del Regime – l’ebraismo ufficiale non è sospettabile, egli dimenticava di inserire nel suo polpettone alcune citazioni del Tevere, che avrebbero reso più gustoso il suo elaborato. Infatti, non gustoso il discorso del Rabbino Capo Davide Prato, pronunciato a Budapest qualche tempo fa [Vedi il capitolo: Così parlò il Rabbino.] e riprodotto dal Tevere? E, quanto all’apoliticità delle Comunità ebraiche, bastava riprendere dal numero del 18 gennaio 1934 di Israel queste indimenticabili dichiarazioni dell’avvocato Augusto Levi sull’ebraismo: “Chi crede di rendersi utile al paese assimilandosi completamente diventa in realtà un elemento improduttivo……”. E ancora riprendere la polemica fra ebrei che insorse in seguito appunto a queste enormità; riprodurre ciò che scrisse al Tevere l’avv. Giorgio Sacerdoti: “….il solo intento di far rifiorire in altra terra i valori spirituali ebraici, non può che sminuire il senso puro dell’italianità…. Mi auguro che le Comunità israelitiche sappiano alfine dimostrare, una volta per sempre, di essere veramente italiane e di poter perciò ben meritare della Patria….”. (Tevere, 24 febbraio 1934).

Il problema sionistico non esiste? L’Abramo Levi crede di averlo seppellito con un paio di affermazioni generiche, come quel tale che voleva dimostrare di esser patriota esibendo un certificato di leva. Ma il Rabbino Capo Davide Prato se ne faceva a Budapest l’assertore, sacrificando i fiori della sua eloquenza al Profeta Hertzl. Ma ancora pochi anni or sono un gruppo di ebrei dissidenti (ecco i nomi: Ascoli Giuseppe, Fiorentini Sergio, Musatti Raimondo, Rossi Alberto) scriveva sui giornali di Roma: “noi sottoscritti invitiamo il Presidente dell’Unione delle Comunità israelitiche (quello stesso che Abramo Levi considera insospettabile) a voler chiarire pubblicamente, in modo preciso e categorico, come si arrivi ad ammettere che possa esistere un sentimento di vera e pura italianità là dove si manifestano aspirazioni verso un differente nazionalismo”.

Mancano, nello zibaldone che stiamo esaminando, molte altre testimonianze. Così come si chiamano i più autorevoli fogli fascisti a dimostrare il contrario di ciò che hanno dimostrato, si potevano citare i più illustri testi sionistici a dimostrare l’inesistenza o l’innocuità del sionismo.

Conosce il compilatore di “Noi Ebrei” un certo Max Nordau? Questi ebbe a scrivere: “Il sionismo politico è la conclusione logica di due premesse; l’esistenza della nazione ebraica e l’IMPOSSIBILITA’, PER ESSA, - provata dalla storia e dall’osservazione contemporanea – D’INTEGRARSI ONOREVOLMENTE NELLA VITA NAZIONALE DEI POPOLI”. Conosce un tale Albert Einstein? L’inventore della relatività dice testualmente: “Ma l’essenziale è che il sionismo affermi la dignità e la coscienza necessarie all’esistenza degli Ebrei della Dispersione e che crei, grazie al centro ebraico in Palestina, un legame potente che unisca gli Ebrei del mondo intero. IO HO SEMPRE AVVERTITO COME UN’INDEGNITA’ LA FEBBRE DI ASSIMILAZIONE DI MOLTI MIEI COLLEGHI”.

Con queste testimonianze l’Abramo Levi avrebbe egregiamente dimostrato la verità del suo assioma: che un problema ebraico non esiste in Italia. E avrebbe ottenuto da Paolo Orano quel che egli e tutti i suoi pari esigono da noi fascisti: il silenzio, un silenzio complice. Il provvidenziale silenzio che accompagnava prima del Fascismo la dominazione ebraica in Italia; il silenzio nel quale, del resto, fino a ieri, un ebreo poteva far risuonare in lingua italiana queste sue nefande espressioni: Dieci milioni di Ebrei sentirono il peso dell’immane cataclisma (la guerra) e si mascherarono fra di loro in nome della Russia o della Romania, dell’Italia o della Francia, dell’Austria o dell’Inghilterra…… Ben crudele destino ha subito questo popolo!”. (Davar, 1934).

Nefandezza o lealtà? Un linguaggio di questo genere non può tenerlo che colui il quale non abbia radici nel suolo della Patria che lo ospita, uno straniero. E stranieri gli ebrei si confessano, senza volerlo anche quando si dicono patrioti; come quel gruppo di anonimi giovani ebrei che ci ha scritto, con tono tra l’altezzoso e il prudente, dichiarando: “…probabilmente, noi resteremo sempre in Italia….”. Essi, gli Ebrei, considerano l’Italia come un albergo, come una stazione di transito; e se ne dichiarano, finora, soddisfatti. Ma….. l’anno prossimo, a Gerusalemme!

Un problema ebraico esiste, in Italia; ed è, soprattutto, per noi italiani, un problema di conoscenza. Conoscere gli Ebrei – non certo attraverso le grossolane manipolazioni di un Levi – è giudicarli. Noi abbiamo giudicato da un pezzo questa “gente consacrata” alla quale è promessa “tutta la terra”; e che, perciò, non ha patria.

Noi crediamo che servano inconsciamente l’interesse ebraico quelli che ancora fanno questione di sionismo. La questione è nettamente di razza: si tratta di sapere se l’ebreo PUO’ essere un italiano, non se DEVE esserlo. Che DEBBA esserlo non v’è dubbio, giacché la legge lo qualifica tale; e al momento opportuno egli deve indossare la sua brava uniforme e servire sotto la bandiera italiana. Ma PUO’ esserlo? Nella migliore delle ipotesi, il migliore degli ebrei, POTRA’ essere SEMPRE un buon italiano? E noi italiani di razza, di sangue, di religione – e con profondissime e saldissime radici nella nostra storia – potremo sentirci pari agli ebrei, la cui mistica è tutta fuori dei confini della patria che da qualche tempo l’ospita?

Questo è, il problema ebraico.


L’EBRAISMO E’ QUELLO CHE E’

Sul problema ebraico, sul suo attuale aspetto italiano, sulle sue possibili soluzioni, ci viene in soccorso la spregiudicata lettera di un ebreo [Lettera dell’ebreo avv. M. Fano al Direttore del Tevere, pubblicata a suo tempo testualmente sul Tevere.] che ha il merito d’impostare senza infingimenti il problema stesso. Gioverà tener presente questa lettera, poiché gli argomenti trattati e le affermazioni di principio che ne conseguono investono il centro del problema e chiariscono finalmente, fuor di ogni confusione polemica o deformazione interessata, le reciproche posizioni di fronte a dati di fatto irrefutabili.

La soluzione integrale, secondo il nostro contradditore, non potrebbe esser data se non dalla “assimilazione totale quanto più rapida possibile”. O assimilazione, o separazione civile, dice il nostro corrispondente; e per separazione civile s’intende la limitazione nei diritti civili, quella limitazione che fatalmente e doverosamente porterebbe al Sionismo ad oltranza. L’assimilazione – che noi non abbiamo ancor visto, ma che il nostro contradditore dice esistente ed operante – porterebbe alla scomparsa degli Ebrei d’Italia. Gli ebrei d’Italia sarebbero capaci di scomparire senza rimorso, saprebbero assumere, di punto in bianco, rapidamente almeno, “con orgoglio pari a quello ebraico” la piena, assoluta italianità della carne e dello spirito. Fermiamoci a questo punto.

In nome di chi parla, il nostro corrispondente? In nome di se stesso? Le sue affermazioni sono pregevoli, e come espressione di una sincera volontà individuale, accettabili. Noi possiamo ammettere – per quanto i biologi avanzino i loro dubbi sull’esito dei matrimoni misti fra razze assai diverse – possiamo ammettere che fra tre, quattro generazioni (il nostro contradditore ammette che non bastano, per un’assimilazione totale, né una né due generazioni) i discendenti di colui che fa del matrimonio misto una regola inviolabile non saranno più ebrei. Ma questo è il caso particolare di un ebreo che crede nell’assimilazione e si ripromette di offrirne i frutti ai suoi e ai nostri nipoti. Che cosa pensano, invece, oggi, dell’assimilazione i dirigenti delle Comunità israelitiche e, quindi, la massa degli Ebrei d’Italia; e come giudicano l’eventualità di un abbandono dell’orgoglio ebraico, di una dimissione delle qualità ebraiche, di una “cancellazione” del sangue ebraico? Abbiamo altra volta citato il pensiero inequivocabile di illustri ed ascoltati personaggi dell’ebraismo mondiale; e sarebbe ozioso ripetersi. E’ la volta di chiamare in causa, con le loro stesse parole, i rappresentanti “legali” dell’ebraismo italiano, gli interpreti autorevoli e autorizzati della volontà ebraica. Il nostro corrispondente ci consentirà di trovare più attendibili, come espressione del sentimento ebraico, queste testimonianze solenni anziché le sue spregiudicate affermazioni finora senza eco.

Ecco qui un opuscolo, datato 5698, vale a dire 1937, intitolato “I rabbini d’Italia ai loro fratelli”, firmato da ben trenta rabbini o facenti funzione di rabbino o professori nei collegi rabbinici d’Italia.

Sebbene l’elenco sia lungo, vogliamo citare tutti i nomi che lo compongono, perché sia ben chiaro che non si tratta di gente oscura, ma dell’aristocrazia del pensiero israelitico. Si va dal Rabbino Capo di Roma, Prato, a quello di Rodi, Isaia Sonne, attraverso tutto il rabbinato della penisola e delle colonie: Prato, Castelbolognesi, Artom, Breger, Calò, Disegni, Friedmann, Hasdà, Laide-Tedesco, Lattes, Leoni, Orvieto, Rocca, Schreiber, Sonne, Toaff, Ottolenghi, Albagli, Cassuto, Della Pergola, Friedenthal, Grünwald, Kahan, e ancora Lattes, Levi, Massiach, Pacifici, Rosenberg, Sagre e Zolli. Questi rabbini e maestri delle generazioni ebraiche, che cosa dicono ai loro fratelli? In primo luogo questo, che sembra una banalità, ma, al lume degli avvenimenti attuali, acquista un piccante sapore polemico: “Tutti sanno che noi ebrei siamo figli di ebrei che erano a loro volta figli di ebrei e che tutti insieme abbiamo una storia che cammina per il quarto millennio. Tutti sanno che questa storia non ha avuto e non ha soluzioni di continuità e che gli ebrei di oggi sono figli degli ebrei dei ghetti figli degli ebrei dispersi dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme che erano i discendenti di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, i discepoli di Mosè e di Aronne che hanno ricevuto ed accettato sul Sinai, difeso ed insegnato poi in ogni luogo, per secoli e per millenni, verità, comandamenti, riti, dottrine, insegnamenti che hanno fatto corpo con essi e con la loro storia e che insieme formano l’EBRAISMO. ESSO E’ QUELLO CHE E’. E’ STIRPE, è storia, è dottrina ed è coscienza di essi. L’ebraismo è quello che è; ed è stirpe; ma noi diremo, per intenderci, RAZZA. E infatti, poco più oltre, che cosa dicono i rabbini ai loro fratelli?

Dicono questo, e adoperano un’altra significativa parola: “Conoscendo fedeltà al nostro SANGUE, alla nostra storia e alla nostra missione non veniamo meno a nessun altro nostro dovere”. Stirpe o razza, sangue e fedeltà al sangue; l’assimilazione è lontana. Ma dicono ancora di più e di più chiaro i rabbini ai loro fratelli, in questo anno 5698 o 1937-XVI della nostra era; parlano del “focolare”, anzi della “ricostruzione di una sede o stato per gli ebrei”; cioè parlano di una cosa che per il nostro contradditore non è se non la seconda ipotesi, l’ipotesi della ripugnanza all’assimilazione, l’ipotesi che conduce diritti alla discriminazione nei diritti civili o all’emigrazione (e se l’emigrazione non è volontaria, all’espulsione). Vogliamo citare un brano della lettera? “A questa soluzione (scomparsa degli ebrei attraverso i matrimoni misti) taluni ebrei non potrebbero opporre che la libertà di coscienza religiosa. Rispondo subito, senza esitare, che se la fede religiosa è tale e tanta da ostacolare la fusione matrimoniale di una quale che sia minoranza….. in questi casi la fede religiosa è per certo tale e tanta da sopportare, conseguentemente, qualsiasi limitazione civile. E’ evidente che per questi OBIETTORI DI COSCIENZA, e per questi soltanto, la discriminazione nei diritti civili, oppure l’emigrazione, sarebbero corollario inevitabile della loro obiezione e soltanto della loro obiezione”. Così dice un ebreo, ma così non dicono gli ebrei. Gli ebrei, coi loro rabbini alla testa, dicono il contrario; dicono che “nessuno ha il diritto di chiederci di essere infedeli proprio a noi stessi”; dicono che “conservando fedeltà al nostro sangue non veniamo meno a nessun altro nostro dovere”. Essi non sono dunque degli obiettori di coscienza, destinati all’emigrazione o all’espulsione, o alla limitazione nei diritti civili; sono arrogantemente fedeli a se stessi ed esigono il rispetto del loro ebraismo, il quale contempla “la ricostruzione di una sede o di uno stato per gli ebrei” con la “garanzia del diritto pubblico e SOTTO L’EGIDA DELLA SOCIETA’ DELLE NAZIONI”. Il rabbinato d’Italia, al lume della logica dell’isolato ebreo che ci ha scritto, sarebbe maturo per l’emigrazione o per l’espulsione in massa, o per un trasferimento d’ufficio sotto le spennacchiate ali della Società delle Nazioni.

Ma per seppellire definitivamente, con le illusioni del nostro corrispondente, una parola equivoca che non ha avuto sostanza mai nel passato e ne dovrebbe avere in un futuro assai fantasioso, noi citeremo ancora un brano del messaggio rabbinico agli ebrei d’Italia; quel brano appunto in cui si parla dell’assimilazione e si allude al matrimonio misto a progressione crescente. “E voi giovani – esclama pateticamente il corpo dei rabbini d’Italia – e voi giovani, chiedete, come ne avete obbligo, la benedizione paterna, considerate con amore questi riti familiari di cui risentirete eco nostalgica fin negli anni più avanzati. Ed a suo tempo, cari giovani, ricreate SU BASI INTERAMENTE EBRAICHE LA VOSTRA NUOVA CASA, SENZA CEDERE A LUSINGHE DI ASSIMILAZIONE”. Questo è stampato, in tutte lettere, a pagina 12 dell’opuscolo intitolato “I rabbini d’Italia ai loro fratelli”, stampato nei “giorni solenni” del 5698, cioè di questo 1937.

Si tratta, dunque, di obiettori di coscienza? Di quegli ebrei che, nella lettera alla quale rispondiamo, sono abbandonati senza rimpianto alla discriminazione, o all’emigrazione? Ma allora il problema ebraico è risolto; non più nel futuro, ma nel presente; non parzialmente, ma radicalmente. Resta con noi soltanto un ebreo, l’assertore dell’assimilazione totale, la mosca bianca dell’ebraismo italiano, il nostro singolare corrispondente; con lui andremo a salutare i settantamila inassimilati e inassimilabili che, coi rabbini alla testa e un passaporto della Società delle Nazioni in tasca, muoveranno verso la frontiera, secondo la tradizione dell’ebraismo.

L’ebraismo che – secondo i rabbini – E’ QUELLO CHE E’. 

ISRAEL IGNORA ISRAEL

- Siete voi un buon italiano? Mi promettete di esserlo sempre? Sono queste le domande di una specie di catechismo fascista che si voleva proporre agli ebrei d’Italia; quasi che sia immaginabile un ebreo che risponda:

- No, io sono un cattivo italiano; né posso impegnarmi per l’avvenire.

Da che cosa nasce questa santa ingenuità, che ha annullato per lungo tempo ogni sforzo di chiarificazione del problema ebraico in Italia? Non diremo da che cosa nasce, ma diremo quando è apparsa. E’ apparsa col libro di Paolo Orano, libro che ha avuto una straordinaria fortuna in ambienti ebraici e su giornali che solitamente hanno in orrore la semplice discussione del problema ebraico. Questo libro – del quale non discuteremo né l’informazione né l’esposizione – ha aperto in Italia la grande cataratta dell’ingenuità. Si è finalmente scoperto, in Italia, che cos’è una questione ebraica e come va risolta. Si tratta appunto di fare ciò che in principio dicevamo: un catechismo, al quale gli ebrei rispondano con un sì o con un no, singolarmente o per comunità, subito o dopo matura riflessione: - Siete voi italiano? - Sì, per grazia di Israele. – Siete voi buono italiano? - Buonissimo, sulla fede del Talmud. – Sarete sempre italiano al cento per cento? – Dormite fra due guanciali!.....

E la questione ebraica è risolta, secondo Paolo Orano e i suoi ammiratori. Infatti, fu lì lì per essere risolta: autorevoli personaggi ebrei, finalmente toccati dalla grazia, hanno “disconosciuto” il massimo organo ebraico di stampa, il settimanale “Israel” che è al suo ventiduesimo anno di vita dopo averne vissuti altri settantasei sotto il nome di “Corriere israelitico”; un giornale, che gli ebrei hanno tenuto in vita per circa un secolo, attraverso tutte le peripezie della vita politica italiana, leggendovi sempre che “…..mia è tutta la terra: ma voi sarete un reame di sacerdoti e una gente consacrata”. Ora questa gente consacrata, di punto in bianco, sconfessa il suo organo per testimoniare di essere puramente e semplicemente italiana; ma allora ieri, e ieri l’altro, e un anno fa e novantotto anni or sono…..non lo era?

Sublime ingenuità dei catechisti d’italianità; se bastava una diffida a risolvere la questione ebraica, perché non farla prima? Perché tanto ritardo? Questi valentuomini israeliti, fino a ieri polemizzavano col “Tevere” difendendo “Israel”; eppure “Israel” non ha fatto oggi nulla di peggio di quel che face nel ’32 e nel ’34 e anche anteriormente, tutte le volte che noi gli davamo sulla voce. “Israel” pubblicava le cronache ebraiche dalle province, e noi le mettevamo in archivio, diligentemente; c’erano i più bei nomi dell’ebraismo che oggi si definisce italiano al cento per cento, e le sottoscrizioni e gli appelli e le lacrime e le espansioni e le invocazioni per Erez Israel non si contavano. Il giornale portava la sua divisa orgogliosa: “gente consacrata”; e, in parallelo con gli organi ebraici di fuori i confini, agitava i problemi di una patria che non era precisamente l’italiana, e di tutti gli avvenimenti e gli uomini del mondo dava la sua interpretazione ebraica, con soddisfazione ed edificazione di quella parte di “popolo eletto” che vive nella penisola tenendo d’occhio l’era messianica. Questo faceva “Israel”; valeva la pena di aspettare l’anno 5697 per disconoscerlo?

E poi, che cosa significa questo “disconoscimento”? Da chi procede? Da un’autorità israelitica che abbia poteri per farlo? O da un gruppo di persone che ha interesse di farlo oggi? E, ancora: questo “disconoscimento” è ridicolo, giacché, in Italia, è il Regime che può sconfessare e annullare un’attività, non i privati che, in questo caso, vanno “ultra petita”. Come se la propaganda sionistica (che è propaganda fondamentale religiosa) potesse essere annullata di colpo, con un “disconoscimento” di coloro che la facevano o la accettavano; come se la professione di italianità potesse essere una cosa conveniente oggi e non conveniente ieri, necessaria secondo il vento delle polemiche e gli umori politici.

Non ci stavamo forse prestando a una sottilissima manovra ebraica? La classica ingenuità del non ebreo non avrebbe fatto il gioco degli ebrei, accettando una tesi veramente idiota per la soluzione di un grave problema, insoluto da duemila anni? Perché questa processione di ebrei dietro alla tesi di Paolo Orano? Da una parte, si agitano i rabbini: non toccate la religione ebraica. Dall’altra si muovono gli antirazzisti, che hanno orrore di una discussione zoologica; ohibò! In mezzo sta il catechista che risolve tutto con una professione di fede. – Ditemi, oh! Ditemi che siete dei buoni italiani, ma ditemelo sinceramente, una buona volta, correndo l’anno 5697! E il coro degli ebrei risponde: noi siamo italiani al cento per cento, tanto è vero che andiamo a sconfessare il nostro giornale.

Oh, illusi noi, che credevamo la questione ebraica doversi porre e risolvere in maniera concreta con l’identificazione delle possibilità che uomini d’altra razza (di inassimilabile e inassimilata razza sedicente “consacrata” ed “eletta”) hanno di partecipare alla vita collettiva di una ben definita nazione, in un ben definito momento della sua affermazione politica. Noi credevamo che si dovesse, prendendo in esame la questione ebraica, procedere a una revisione di valori, giudizi, di tendenze, di orientamenti; a un severo controllo delle attività più delicate dello spirito, perché non risultassero più, come disgraziatamente oggi risultano, deformate e inquinate da una mentalità che è estranea, assolutamente estranea, alla nostra; e che sulla nostra si esercita con sottile ostinazione attraverso innumerevoli vie per debilitarla e disorientarla; in ogni caso, per adulterarla.

Il dottor Chaim Weizmann, notabile sionista, dice che “la storia del popolo ebreo in Europa è una storia di adattamento buono o cattivo, abile o no, ma sempre una storia d’adattamento, di PENETRAZIONE IN UN ORGANISMO VIVO. Quando gli Ebrei erano poco numerosi, questa penetrazione si faceva senza dolore: quando gli Ebrei erano numerosi, non si faceva senza dolore: non senza dolore per gli Ebrei, e non senza dolore per gli altri”.

Per gli italiani, basterebbe un interrogativo per farsi penetrare senza dolore?


DEMOCRAZIA = EBRAISMO

Un congresso ebraico si riuniva intanto a New York. Dal deputato inglese Wedgrood il congresso riceveva un telegramma così concepito: “Il mio più cordiale consenso all’American Jewish Congress che intende fondare il fronte democratico del giudaismo universale per la difesa dei diritti dell’uomo. La sorte della democrazia e la lotta per i diritti del popolo ebraico trionferanno o cadranno contemporaneamente. L’unione degli uomini fautori del progresso assicura la vittoria”.

Questo telegramma dice tutto. Gli ebrei d’America dicono di voler organizzare il fronte unico dell’ebraismo universale, agitando lo spauracchio dei regimi autoritari dei quali “sono vittime designate cinque milioni di ebrei d’Europa”. Ma poiché l’ebreo ama combattere sempre per interposta persona, ecco che il congresso americano intende confondere in una sola le due cause dell’ebraismo e della democrazia. Fronte unico degli ebrei e fronte unico degli ebrei e dei democratici. Essendosi delineato un conflitto, finora puramente ideologico, tra i regimi autoritari e le cosiddette democrazie, l’ebraismo si colloca alle spalle della democrazia nella speranza di parare i colpi e di arrivare incolume alla conclusione. Ecco dunque la necessità di riaffermare l’identità tra ebraismo e democrazia; ed ecco il motivo del congresso.

E’ un peccato che la stampa ebraica sia trascurata in Italia dai non ebrei. Qualcuno di noi legge i settimanali che si stampano nel regno; ma non si tratta di questi foglietti ammaestrati. La stampa ebraica che ci può efficacemente illuminare sul problema ebraico e sulle vere intenzioni degli ebrei è quella che si pubblica oltre i confini, nei paesi in cui gli ebrei godono della più larga impunità. L’impunità diventa presto sincerità e la sincerità arroganza. E’ allora che si apprende come l’ebraismo non intenda disarmare di fronte ai nuovi regimi nazionali sorti in Europa, come anzi voglia organizzarsi per una guerra senza quartiere, in ogni parte del mondo, sotto i colori della democrazia, per ingannare ancora quei pochi idioti che nella democrazia credono.

Se non vivessimo in un tempo in cui ogni concezione vecchia ed antiquata deve esser riveduta – così dice uno di questi fogli ebraici dell’Europa orientale, il Nepünk – potremmo anche rimanere nei limiti di una pacifica comunità religiosa. Ma così potrebbe parlare soltanto un ebreo arretrato con le idee di prima del 1914; non un ebreo di oggi. L’ebreo di oggi pensa, col Congresso ebraico americano, che giudaismo e democrazia sono sostanzialmente la stessa cosa. Sia data lode agli ebrei americani che hanno manifestato apertamente la necessità per gli ebrei di tutto il mondo di serrare le file a difesa delle idee democratiche. Soltanto la democrazia può salvare gli ebrei, in particolare i cinque milioni di ebrei dispersi in Europa. “Noi non vogliamo saperne – conclude il Nepünk, cioè La nostra gente” – non vogliamo saperne di regimi autoritari. Noi siamo i più profondi interpreti della democrazia e dobbiamo anche esserne i più autentici araldi. Hanno fatto bene gli ebrei di New York ad affermare apertamente che i cinque milioni di ebrei d’Europa, minacciati dai Fascismi, hanno una sola salvezza: la lotta aperta per la democrazia vera ed universale”.

Se c’è ancora qualcuno che non è ben persuaso della fondamentale avversione ebraica per i regimi sorti da una riaffermazione dei valori nazionali, costui faccia un passo avanti. Gli daremo da leggere e da mandare a memoria la cronaca di queste innumerevoli adunanze giudaiche, in cui il volto dell’antifascismo si confonde con quello d’Israele, per fare una sola maschera democratica, destinata a precipitare il mondo in una nuova tragedia. La democrazia ha scatenato la forza disgregatrice dell’ebraismo, e l’ebraismo insorge in difesa della democrazia. “Noi non chiediamo – dicono ancora gli ebrei del Nepünk; e, bontà loro, sono modesti! – noi non chiediamo le loro terre né i loro valori statali; chiediamo solamente il posto al sole. Ma per assicurarsi tale modesto diritto è necessario che la democrazia universale trionfi sulla reazione e sui sistemi autoritari”. L’ebraismo difende se stesso nella democrazia. Dietro i logori luoghi comuni che sentiamo ripetere, con monotona ostinazione, in Inghilterra e in America, in Francia e in Cecoslovacchia, dovunque l’ebraismo ha in mano le leve di comando dei regimi detti democratici, c’è l’arrogante proposito del popolo eletto: “mia è tutta la terra”. La democrazia semina, Israele raccoglie. Il giorno in cui la democrazia trionfasse dei regimi nazionali, la dominazione ebraica sul mondo sarebbe un fatto compiuto; irrevocabile, se non con la violenza della disperazione.

GLI EBREI IN ITALIA

Con la nota n.14 della Informazione Diplomatica la questione degli ebrei in Italia viene posta e definita ufficialmente, fuori dalle polemiche giornalistiche che l’hanno, e non invano, sviscerata.

Le polemiche giornalistiche, che la nota dell’Informazione convalida apertamente là dove dice che esse sono suscitate “dal fatto che le correnti dell’antifascismo mondiale fanno REGOLARMENTE capo ad elementi ebraici”, hanno avuto il merito di porre davanti all’opinione pubblica i crudi termini di un problema che la maggior parte degli italiani ignorava e che buona parte dei fascisti trascurava. Contrariamente, dunque, a quanto hanno detto e dicono alcuni giornali d’oltre confine e d’America, la polemica antiebraica, in Italia, non meritava né di essere sottovalutata né sopravalutata; ma da chi avesse un minimo di buon senso avrebbe dovuto esser considerata per quello che era, cioè per una diagnosi coraggiosa e rigorosa, accompagnata da prognosi riservata. A questo punto, mentre la stampa straniera farnetica di sviluppi o di battute d’arresto, a seconda del gusto particolare di ogni foglio, interviene la presa di posizione dei circoli responsabili, la quale è una presa di posizione nettamente politica.

Primo punto: si identificano le correnti dell’antifascismo mondiale con l’ebraismo.

Secondo punto: si auspica la creazione – non in Palestina – di uno stato ebraico, capace di rappresentare legalmente le masse ebraiche disperse nei diversi paesi. Il che vuol dire che l’ebreo è da considerare straniero in attesa di sistemazione nazionale definitiva e soddisfacente, per lui e per chi lo ospita.

Terzo punto: si stabilisce – finalmente! – sulla base delle eloquenti cifre, una proporzione tra ebrei e italiani, e si sottolinea l’inammissibilità delle sproporzioni. In altri termini, appunto perché in Italia gli ebrei non si contano a milioni, ma costituiscono una esigua minoranza, il rapporto da esigua e trascurabile minoranza a maggioranza schiacciante deve essere sempre rispettato e restaurato ove più non lo fosse. Questo rapporto numerico è scandalosamente violato. Il libro del prof. Livio Livi sugli Ebrei alla luce della statistica, per quanto bisognoso di aggiornamenti, fa ancora testo; noi ci siamo riferiti a questo studio per affermare che il rapporto è stato violato, e che la violazione è inammissibile.

Quarto punto: niente abiure religiose o assimilazioni artificiose; vale a dire che la questione ebraica è sottratta all’alibi religioso che molti ricercano, per suscitare pietà, solidarietà e scandalo; e viene sottratta anche la manovra assimilazionistica, anche questa da respingere nettamente col conforto dell’esperienza storica e della precisa testimonianza dell’ebraismo. L’assimilazione non è voluta dagli ebrei, non è desiderata dal Governo fascista; non risolverebbe il problema, come non lo ha risolto lungo i millenni; non è suggerita che per rinviare alle generazioni future un problema presente.

Quinto punto: gli ebrei venuti di recente nel nostro paese. Questo è un aspetto apparentemente parziale del problema, ma è, in sostanza, tutto il problema. Nei nostri confronti, e alla luce della storia d’Italia, tutti gli ebrei sono venuti di recente. E’ venuto assai di recente l’ebreo fuggitivo dalla Germania e meno di recente l’ebreo calato dalla Galizia; ma tutti sono ospiti recenti di fronte all’antica razza italiana, padrona della sua casa. Si pensi al banchiere Toeplitz, fino a prima del Fascismo arbitro della vita economica dell’Italia; i necrologi or ora pubblicati hanno appreso agli italiani che egli era cittadino italiano soltanto dal 1895; il suo diritto a dirsi nostro pari e ad agire in conseguenza non aveva cinquanta anni; un po’ troppo “recente” per l’attività che riusciva a svolgere.

Il Governo fascista ha dunque posto con chiarezza e decisione il problema degli ebrei che vivono in Italia. I 44 milioni di Italiani sanno che cosa pensare e che cosa attendersi dalle 70 mila unità ebraiche che il paese ospita.

CONFUSIONE DELLE RAZZE E DELLE LINGUE

Un giornale di Roma, cattolico, con un coraggio che non può dirsi leonino – come ora si vedrà – ma certamente asinino, si giova di certi risultati oratorii ottenuti in alcuni congressi internazionali – Congresso d’antropologia del luglio 1937, svoltosi, sentite un po’, alla presenza di “Albert Lebrun, presidente della Repubblica francese” (segni d’attenzione); e Congresso degli eugenisti, tenuto ancora a Parigi nel ’37 – per respingere il razzismo….germanico, per definire la cosiddetta “nuova teoria” come “cervellotica e fallace”. Si badi bene: il razzismo germanico. Di quello italiano quel giornale ha parlato qualche anno fa per bocca di un prete loquace, ma improvvisamente ammutolito, quando gli fu detto che la dimostrazione dell’ insuperabile diversità di razza era dimostrata dall’esistenza di lui somaro, operante in mezzo agli uomini per mimetismo antropomorfico.

Tant’è, il giornale cattolico non ama il razzismo….germanico, e se ne appella al Congresso che la presenza del presidente della Repubblica francese ha certamente reso, per un cattolico, attendibile. Ma si appella anche a un professore italiano, che partecipò un anno fa al Congresso delle Società latine (sic) di eugenia, e vi pronunziò alcune sentenze degne di storia. Si tratta, se permettete che si facciano nomi, del prof. Corrado Gini, meglio conosciuto come cultore di statistica che non come pilastro dell’eugenica. Il professore Gini, dice il giornale cattolico che ne fa uno dei suoi testi, avrebbe detto che “l’etnografia del Reich, come anche quella dell’Italia, palesa un apporto di razze le più varie e le più lontane”. Questa affermazione si presta a varie considerazioni. Intanto si può domandare al giornale chi gli ha fornito la citazione, se non il gentile professore Gini in persona, giacché di quel Congresso e delle memorabili parole pronunciatevi dal Gini c’è traccia assai sommaria nella Revue antropologique del gennaio-marzo 1938, con queste diverse parole: interviene il “signor prof. Gini (il quale) opina che è necessario porre i problemi demografici sotto il loro aspetto particolare e che è interessante discutere i problemi eugenici indipendentemente dai pregiudizi razzistici”. Questo è tutto; è poiché il detto prof. Gini rispondeva a un discorso del presidente del Congresso, Apert, secondo il quale “l’applicazione delle conoscenze acquistate in Eugenica varietà secondo lo stato di civiltà, il modo di governo, le abitudini, le concezioni sociali; non è più una scienza ma un’arte, che dipende dall’arte di governare”, accettiamo la versione artistica di questo Congresso e l’arte di respingere senza discussione i “pregiudizi”, arte nella quale, come tutti sanno, il professore Corrado Gini eccelle per motivi suoi particolari.

Ma l’arte non è la scienza, e il giornale cattolico cerca più solide referenze. Infatti, è la scienza che alla fine viene chiamata in soccorso, una scienza, se volete, sui generis, giacché è la “Gaia scienza” di Nietzsche; ma non importa. E assistiamo all’incredibile trovata di un giornale cattolico che fa suoi i testi di Nietzsche per combattere il razzismo….germanico, nella certezza che i suoi lettori, non conoscendo neppure per prossimo lo scrittore citato, lo prenderanno per uno dei

Dottori della Chiesa, o almeno per uno dei predicatori quaresimalisti. Dice Nietzsche nel brano citato che egli non si sente né umanitario (gli si può prestar fede) né abbastanza nazionalista, e che preferisce vivere sulle montagne ed essere “inattuale”. La testimonianza di Nietzsche, è come voi vedete, capitale; e il giornale cattolico potrebbe farsi iniziatore di un processo per la beatificazione del teorico del Superuomo e nemico della morale cristiana e del cristianesimo, tanto il razzismo urge alle porte e l’esercito degli antirazzisti ha bisogno di truppe. Al di là del Bene e del Male, con Zarathustra, Corrado Gini e il presidente Lebrun, contro il razzismo….germanico, per la confusione delle razze e delle lingue, avanti, in nome di Dio!....(…Ma è proibito pronunciare il nome di Dio invano.)


ERA TEMPO

A un certo punto della polemica sul razzismo fu detto che, sbaragliati gli avversari in buona e in mala fede, affermata polemicamente la necessità di un razzismo italiano, chiariti i primi principii di una dottrina razziale, la parola passava di diritto alla scienza. Gli studiosi fascisti avevano il diritto e il dovere di chiarire scientificamente i concetti fino ad allora volgarizzati sui giornali in contraddittorio con gli assertori della confusione biologica e con gli interessati al meticciato; gli studiosi fascisti non potevano trascurare più oltre l’esame e la soluzione di un problema che necessità politiche e sociali avevano portato al primo piano dell’attenzione nazionale e internazionale.

Il silenzio della scienza – diremo così, ufficiale – poteva sembrare sospetto. Ci sono, nell’insegnamento universitario, bene identificate correnti che negano l’impostazione del problema razziale nei termini che ai nostri lettori sono ormai familiari; non solo, ma si oppongono, in base a teorie scientificamente claudicanti, avvolarate soltanto dal….....……………………………


EBREI, RAZZA E CULTURA

La constatazione che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana” ha una portata duplice: biologica e culturale. Biologica in quanto, accompagnandosi con la volontà decisa di salvaguardare la pura razza italiana da incroci con razza extraeuropee che ne debiliterebbero i caratteri, la questione dell’assimilazione ebraica – del resto sempre respinta dagli ebrei in nome della loro legge politico-morale – viene nettamente respinta senza discussione. Noi non assimileremo ebrei, attraverso matrimoni misti, più di quanti finora non ne abbiano assimilati. Noi ci difenderemo da quella esigua frazione dell’ebraismo che vuole conquistare le altre nazioni addirittura attraverso il sangue.

Gli ebrei non appartengono alla razza italiana; gli ebrei appartengono a una razza extraeuropea; l’incrocio con razze extraeuropee è pernicioso e perciò inammissibile. Di queste conclusioni razzistiche – dirà qualcuno – che ne pensano gli ebrei? Gli ebrei consentono. Gli ebrei consentono da millenni, e consentono anche oggi. Essi si dichiarano razza distinta dalle altre (e in più eletta, il che è certamente discutibile), e desiderano rimaner distinti dalle razze con le quali, ahimè, convivono.

Dicono i Rabbini d’Italia, in un opuscolo già da noi altre volte citato [Vedi il capitolo: L’ebraismo è quello che è.] “Conservando fedeltà al nostro SANGUE, alla nostra storia e alla nostra missione non veniamo meno a nessun altro nostro dovere (pag.15)”. E più oltre ancora, con una nota patetica, il corpo rabbinico impetra dai giovani ebrei la non assimilazione, il mantenimento della purezza del sangue ebraico, l’isolamento più assoluto in seno alle popolazioni che ospitano gli ebrei, la mentalità del ghetto, il quadrimillenario razzismo di questa gente: “Ed a suo tempo (pag.16) ricreate su basi interamente ebraiche la vostra nuova casa, SENZA CEDERE A LUSINGHE D’ASSIMILAZIONE.

L’antico sciofàr risuona perché restiate ebrei, per chiamarvi alla vita, perché abbiate a salvare voi stessi ed i vostri figli, NON PERCHE’ CORRIATE ALL’ANNIENTAMENTO”.

Ebbene, tali restino i nostri ospiti, e la situazione sarà ancora più chiara. Non saremo costretti a chiedere un censimento rigoroso degli ebrei e dei mezzi ebrei e dei quarti d’ebrei per vedere fino a che punto Israele è penetrato nel vivo della compagine nazionale.

Ebrei, non italiani, hanno voluto rimanere ebrei per quattromila anni, vogliano rimanere ebrei anche oggi, anche nell’avvenire. Stranieri, dunque, stranieri in casa di altri. E stranieri che, se non amano, anzi temono come annientamento l’assimilazione, sono a loro volta da evitare come elementi perniciosi alla purezza della razza che li ospita. Essi respingono l’assimilazione, noi respingiamo l’assorbimento; le leggi biologiche dicono chiaramente che cosa è l’ibridismo.

Siamo dunque perfettamente d’accordo, in linea di principio, anche con gli ebrei; una barriera di razza ci divide; insuperabile. E allora? E allora l’ebreo al suo posto, e noi al nostro. Il razzismo italiano difenderà la pura razza italiana da ogni soperchieria.

Dalla biologia, passiamo alla cultura. Il fenomeno ebraico, in Italia, ebbe il carattere di rapida presa di possesso degli strumenti della cultura. Quando la nostra cultura si sia ebraizzata, per opera del controllo ebraico, sarà studiato altra volta; si può dire senza tema di smentita che il distacco dalle tradizioni del genio particolare dell’Italia, l’adesione a forme e mode di cultura europeistica, l’abbandono di ogni contatto con le radici popolari dell’arte, le scandalose affermazioni di un’arte senza caratteri nazionali – musica, pittura e architettura – sono il velenoso frutto dell’influenza ebraica sulla vita intellettuale italiana. La insurrezione continua, ostinata e violenta di pochi contro gli internazionalismi artistici non rispondeva che alle necessità di contenere prima e distruggere poi l’inquinamento giudaico della nostra intelligenza. Si è visto con orrore qualche giovane non rendersi conto di questa minaccia e parteggiare incoscientementeper l’arte senza confiniper l’arte che non ritaglia i suoi figurini sulla carta politica di una nazione.

Disgraziato! Come se l’arte potesse vivere senza radici nel paese che la vede nascere ed affermarsi, come se si potesse fare astrazione dal genio della razza nella vera creazione artistica!

Abbiamo anche udito pronunciare compiacenti teorie di stantio sapor liberale circa i rapporti tra arte e politica; come se la politica fascista fosse una politica e non fosse la politica, l’unica politica ammissibile per la nazione italiana, non fosse il metodo della nazione italiana per riconoscersi, affermarsi, trionfare. La cultura italiana è fortemente ebraizzata; bisogna disintossicarla. La vita universitaria è nettamente dominata dagli ebrei. Non basta liberarsi da questi, occorre rivedere tutto l’ordinamento che essi hanno imposto agli studi, con il proposito di modificare la vera natura  dell’Italia. L’invasione ebraica si giova delle più impensate vie per raggiungere i suoi fini; si serve della letteratura, del teatro, del cinema, delle esposizioni, dei concerti, della carta stampata in genere per alterare i caratteri della razza, per modificarne gli attributi virili e dominarla. Come altezzosamente confessava Heine, anche la conversazione può servire: il battesimo era per Heine “UN BIGLIETTO D’INGRESSO CHE APRE LA PORTA DELLA CULTURA EUROPEA”.

Ora noi non abbiamo bisogno di spirito ebraico nella nostra cultura; e chiudiamo la porta agli indesiderati ospiti perché vogliamo restare noi stessi.

E dopo aver chiuso la porta, occorre rimetter l’ordine nella casa che ha subìto fino a ieri, con buona grazia, l’invasione. L’ordine; secondo il genio nazionale italiano, secondo un esclusivismo più alto di quello ebraico, secondo il costume nostro che il Fascismo proclama e difende.


ROMA E GLI EBREI

L’antisemitismo – dice qualcuno – è inammissibile. E’ una stupidità, o una crudeltà, o le due cose insieme. Le persecuzioni antisemitiche (meglio si direbbe antiebraiche, per non confondere gli ebrei con altri popoli estranei alla contese) sono testimonianze di inciviltà e di stoltezza; non c’è argomento che possa servire a difenderle.

La questione dell’antisemitismo è antica come i semiti; e non saremo noi a rintracciarne la storia. Ripeteremo soltanto con l’ebreo Bernard Lazare – autore della più completa e imparziale storia dell’antisemitismo – queste significative parole: “Mi è parso che un’opinione così universale come l’antisemitismo, fiorita in tutti i luoghi e in tutti i tempi, prima dell’era cristiana e dopo, ad Alessandria, a Roma e ad Antiochia, in Arabia e in Persia, nell’Europa nel Medioevo e nell’Europa moderna, in una parola in tutte le parti del mondo ove ci sono stati o ci sono degli ebrei, mi è parso che una tale opinione non poteva essere il risultato di una fantasia e di un capriccio perpetuo, e che il suo sorgere e il suo permanere dovevano avere ragioni serie e profonde”.

Abbiamo citato un ebreo, e un’opera universalmente considerata attendibile, per rimanere sul terreno dell’imparzialità scrupolosa. Dunque, secondo un ebreo che ama e difende gli ebrei, l’antisemitismo non è né una stupidità né una crudeltà né una vigliaccheria, ma un’opinione universale; e un’opinione che ha le sue serie e profonde ragioni. Basta infatti tener presente la storia millenaria degli ebrei per intendere che una ragione, o mille ragioni, ci devono essere per giustificare un’avversione antiebraica così insuperabile.

A noi interessa, particolarmente, il rapporto tra Roma e gli ebrei. Non si dirà che Roma – la Roma dei Cesari e quella dei Papi – sia un’affermazione della stoltezza umana. Eppure l’antisemitismo fiorì in Roma non appena l’ebreo vi apparve; e vi durò, con intensità varia, col durarvi degli ebrei. Dice ancora l’ebreo Lazare, nel citato suo studio: L’ebreo è in sociabile. Egli è in sociabile perché esclusivista, e il suo esclusivismo è insieme politico e religioso, o, per meglio dire, appartiene al suo culto politico-religioso, alla sua legge”. Con questo si spiega l’antisemitismo, ma si spiegano anche le brevi parentesi di tolleranza. Perché è bene subito parlare di queste, allo scopo di sbarazzare il terreno dalle maliziose obiezioni degli ebrei che si rifanno a questo o a quell’imperatore, a questo o a quel papa dimostratisi benevoli con gli ebrei, nel corso della lunga storia dell’antisemitismo universale. Non fu benevolenza; fu debolezza, quando non fu calcolo. E queste brevi parentesi di tolleranza non fanno che annunziare una nuova fiammata di avversione e nuove repressioni.

Gli ebrei costituiscono a Roma, nei primi anni dell’era cristiana, un’agglomerazione considerevole. L’ebreo Bernard Lazare dice che essi erano “molto turbolenti e temibili”. Ma già Cicerone, 58 anni avanti Cristo, nella sua orazione Pro Flacco, aveva detto ai suoi ascoltatori: “Voi sapete quanto la loro moltitudine è considerevole, come essi sono uniti, come essi influenzino le nostre assemblee.” La tolleranza dei primi tramonta; affiora in Roma, che non l’aveva ancora conosciuta, l’avversione antiebraica. La condanna degli ebrei è pronunciata da Ovidio, da Petronio e da Tacito, da Svetonio e da Giovenale; anche Plinio e Seneca non risparmiano quegli stranieri. Si tratta di gente incivile, di fanatici o di stolti?

E cominciano le azioni repressive. Una prima espulsione parziale sarebbe stata ordinata, in occasione dell’arrivo di una ambasceria dei Maccabei, prima ancora che Tiberio avesse pensato di confinare circa quattromila ebrei in Sardegna, “per farli perire colà” dice il dott. Blustein – ebreo – nel suo studio sugli Ebrei in Roma. Caligola, Domiziano, Antonino il Pio si videro costretti a limitare i privilegi degli ebrei. Claudio li mise addirittura alla porta; secondo Svetonio “Claudio ha espulso gli ebrei i quali, istigati da un certo Cresto, provocarono continui disordini nella città”. Di questo passo si va avanti per tutta la storia romana, seguendo le fasi che uno studioso dell’antisemitismo ha dedotto da un’osservazione intelligente dei fatti ebraici: simpatia, tolleranza, odio, ostilità, repressione. (Il prof. Siegfried Passarge, dell’Università di Amburgo, nel suo libro sugli ebrei, ha constatato l’esistenza di cicli nell’attitudine dei non-ebrei verso gli ebrei; di tali cicli ecco lo sviluppo: PRIMA TAPPA – Installazione. Gli ebrei arrivano in un paese i cui abitanti non hanno alcun pregiudizio a loro riguardo. Li si accoglie più o meno festosamente. Nell’antichità e fino al XVII secolo, si era spesso felici di accoglierli. SECONDA TAPPA – Affermazione. Gli ebrei sono tollerati o godono di un trattamento di favore, e così consolidano la loro situazione. TERZA TAPPA – Apogeo. Gli ebrei si distinguono per la loro ricchezza e per il loro credito. In taluni ceti del popolo un sentimento di malessere, d’invidia e di odio comincia a nascere. QUARTA TAPPA – Resistenza. Si entra in un periodo di assalti e di lotte alternati con periodi di calma. L’irritazione del popolo è generalmente contenuta dal clero e dal governo. QUINTA TAPPA – Ostilità aperta. Il popolo, esasperato, rompe ogni ostacolo e massacra gli ebrei. Oppure l’autorità previene il massacro espellendo gli ebrei. Il ciclo ricomincia in un altro paese.)

Ma arrivano i Papi; la Chiesa che prega per la conversione dei giudei; che non fa distinzione di razza, ma di fede, che divide con gli ebrei i testi sacri della sua dottrina. Che fanno i Papi contro gli ebrei in Roma? Ecco un breve excursus di antisemitismo cattolico. Il papa Silvestro ingiuria gli ebrei; Sant’Agostino li chiama falsari; altri Santi consigliano di odiare gli ebrei; San Giovanni Crisostomo li chiama ignoranti, miserabili e atti soltanto al male. Lasciamo i Santi, parliamo dei Papi. “I Sovrani Pontifici – scrive un altro ebreo, Emanuele Rodocanachi, nel volume Le Saint Siège et les juifsavevano un bell’ordinare, regolamentare, legiferare; dopo pochissimi anni, gli ebrei riprendevano insensibilmente le loro antiche pratiche, trafficavano come prima, si mescolavano ai cristiani e spesso trovavano modo di eludere le nuove esigenze del fisco. Nulla stancava la loro perseveranza. La frequenza delle ordinanze che li concernono prova la loro scarsa efficacia”.

Forse anticipando la scoperta dell’illustre difensore della fede Maritain, i Papi pensavano che gli ebrei non fossero una razza in senso biologico, ma un “corpus mysticum”, da addomesticare convenientemente. Così si spiegano i privilegi accordati da qualche Pontefice alla comunità ebraica di Roma, e l’immediata corsa ai ripari con severa stretta di freni. Paolo IV sopprime le concessioni fatte da Paolo III; Pio IV rincara la dose. “Il 15 luglio 1555 Paolo IV pubblicava la sua famosa e severissima costituzione sugli ebrei…. Fin dal 24 luglio, il Vescovo d’Istria, Vicario Generale di Roma e incaricato di applicare l’ordinanza del Sovrano Pontefice, ne faceva affiggere  il contenuto….sulle principali piazze della città; e l’indomani…tutti gli ebrei venivano rinchiusi in una strada. Si costruì immediatamente attorno alla cinta riservata agli ebrei, per isolarla completamente, un’alta e spessa muraglia, interrotta soltanto da due porte…” (Rodocanachi, op. cit.)

Comincia l’obbligo, per gli ebrei, di farsi riconoscere a mezzo del vestito. “L’articolo terzo (dell’ordinanza di Paolo IV) istituiva, per gli ebrei, l’obbligo di portare un segno distintivo. Per le donne ebraiche il segno distintivo (un drappo giallo) era uguale a quello delle prostitute; con cui avevano in comune anche la giurisdizione, le pene, il luogo di sepoltura, la proibizione di mascherarsi in carnevale. Si proibiva inoltre agli ebrei di lasciarsi chiamare “signore”.

Ogni industria, ogni commercio, tranne quello degli stracci vecchi e dei ferri vecchi, è proibito agli ebrei, e l’ordinanza del Vescovo d’Ischia specifica che essi si asterranno assolutamente dal trafficare sui grani, gli orzi, i frumenti, gli olii e altri oggetti necessari all’alimentazione”. (Rodocanachi, op. cit.)

Dopo il 1572 si cercò, con le buone maniere. Di sopprimere gli ebrei convertendoli: “Un domenicano commentava al lume della liturgia cattolica un passo dell’Antico Testamento: e quando un disgraziato ascoltatore dimostrava di esser preso dal sonno, la sua attenzione veniva svegliata a colpi di nerbo di bue applicati sulle spalle.” (Hayward – Le dernier siècle de la Rome pontificale.)

Ma il nerbo di bue essendo risultato poco convincente e, in ogni modo, tutt’altro che efficace per una soluzione del problema ebraico, altri Papi prescelsero il fuoco. “Mentre le prostitute cristiane sorprese dagli ufficiali pontificali se la cavavano, in generale, con la frusta…. le ebree sfuggivano raramente alla forca. Nel 1628, per esempio, una donna di mala vita, essendo stata sorpresa con un giovane romano, stava per essere punita, secondo l’uso, con tre colpi di corda, quando sopraggiunse un passante che la riconobbe per ebrea; in seguito a ciò, ella fu, senz’altro, bruciata viva. Un’altra volta, una ragazza di nascita ebraica, ma che aveva abiurato, era sul punto di essere frustata sulla pubblica piazza; riconosciuta, ella subì il supplizio del fuoco.” (Rodocanachi, op. cit.)

“Nel 1635 fu bruciato vivo un giudeo portoghese che si trovò essersi più volte battezzato e volle morir giudeo; mescolarono le sue ceneri con fango e le buttarono nel Tevere.” (G. Blustein, op. cit.)

Quanto alla questione della razza, qualche Pontefice pare abbia avuto delle intuizioni in materia; giacché non si può spiegare altrimenti il cattivo umore di Sisto V nell’apprendere che il Duca di Parma era in relazione con una donna ebrea. Se l’ebrea fosse stata soltanto un “corpus mysticum” il Papa non avrebbe certo fatto arrestare il Duca e “avendo egli confessato la sua colpa, fu condannato, malgrado potenti interventi ad avere tagliata la testa.” (Rodocanachi, op. cit.). Ci furono Papi che somministravano la galera e la frusta agli ebrei soltanto se questi si azzardavano a montare in carrozza. “Un’ordinanza proibì agli abitanti del Ghetto questo lusso che veniva qualificato indecente e scandaloso, sotto la pena della galera per gli uomini e della frusta per le donna (bando del 20 luglio 165)”). (Rodocanachi, op. cit.) E si potrebbe continuare all’infinito, pescando nel mare magnum della storia pontificale, per dimostrare che non sempre la carità cristiana poté essere usata nei riguardi degli ebrei. Urbano VIII giudicò perfino scandaloso e inammissibile mettere in contatto il proprio piede con le labbra degli ebrei: “…prima di lui gli ebrei avevano ancora la fortuna di baciare il piede del Pontefice, allorché erano, in occasioni solenni, ammessi all’udienza. Ora Urbano VIII, ordinava che gli ebrei d’ora innanzi dovevano baciare unicamente il posto dove si era posato il suo piede.” (Blustein, op. cit.)

E con ciò? – dirà il lettore che è rimasto leggermente sorpreso apprendendo che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana.” – Con ciò si dimostra ancora una volta che l’ebreo è inassimilabile; che ha attraversato i secoli e i millenni ostinandosi nel suo esclusivismo; che sempre, in tutte le epoche e in tutti i luoghi, i popoli hanno dovuto difendersi da lui, con tutti i mezzi. Roma lo ha fatto, Roma lo farà.


QUANDO GLI EBREI DOMINAVANO

Non è la preistoria; è appena la vigilia della grande guerra. Gli ebrei dominano, nella vita pubblica italiana. Essi governano direttamente l’Italia; ogni gabinetto ministeriale ne ha uno o due o più di due. La proporzione aritmetica vorrebbe, semmai, che al governo partecipasse una esigua frazione di ebreo, mettiamo, un’unghia di ebreo; e invece!..... Il popolo italiano ha rimesso nella mani di alcuni stranieri di razza extraeuropea il governo delle proprie cose e il proprio destino. I pastori della tribù di Giuda lo guidano. Quante cose si capiscono al lume di questa osservazione!

Quali erano le questioni dibattute in quel tempo per l’opinione pubblica, sui grandi organi giornalistici? Per fare un esempio: Luigi Luzzatti, il gran rabbino laico dell’emigrazione italiana, colui che agevolava e benediceva la grande dispersione dei lavoratori nostri e ne faceva una questione di “rivoletti d’oro”, Luigi Luzzatti agitava dalle colonne del Corriere della Sera la questione…. degli ebrei rumeni. Bisogna rileggere quegli articoli, per vedere a quale stato di acquiescenza era giunta la nazione italiana, carica di problemi suoi e pur condotta dall’internazionalismo ebraico a subordinare se stessa alle tribù israelitiche. Luzzatti scrive, nel suo stile rabbinico, lacrimoso e minaccioso insieme, e mette in causa ministri, governi, trattati e civiltà. Sentite qual è la questione, per la quale l’Italia avrebbe dovuto entrare in campagna: “…nel periodo di trentaquattro anni, cioè dal trattato di Berlino sino a oggi, duecento soltanto su duecentocinquantamila israeliti di Romania furono naturalizzati a tenore dell’articolo settimo; mentre tutti gli altri si considerano vagabondi e senza patria…. Come potrebbero le Potenze permettere questa degradazione umana?”

Capite! Gli ebrei non venivano naturalizzati, in Romania, secondo il ritmo che la Sinagoga esigeva; e gli Italiani avrebbero dovuto insorgere contro quello che era, secondo il ministro romeno Take Jonescu, “un affare di diritto interno della Romania.” La Romania tentava di non lasciarsi sommergere dall’ondata semitica, si difendeva con mezzi legali, e un alto personaggio della vita pubblica italiana, in nome dell’internazionalismo ebraico, sobillava l’opinione di una nazione assolutamente estranea agli affari ebraici. Un grande organo dell’opinione pubblica si prestava a far risuonare, dentro e fuori i confini, quella sobillazione. Ma c’è di meglio. Troviamo negli articoli del vecchio Luzzatti la confessione arrogante della maligna natura dell’ebreo.

Ascoltate. Dopo aver minacciato i popoli “che non sanno liberare gli ebrei” – vale a dire, che non vogliono asservirsi agli ebrei – lo scrittore sottolinea una verità sulla quale bisognerebbe lungamente meditare: “OGNI POPOLO HA GLI EBREI CHE SI MERITA” (Corriere della Sera, 3 marzo 1913). Dunque gli ebrei mutano natura, in relazione al popolo che li ospita. Se questo popolo è mite, di spirito pecorile, remissivo, se si lascia facilmente dominare, i suoi ebrei saranno buoni; se reagirà, se cercherà di affermare la sua personalità, se si difenderà, i suoi ebrei saranno cattivi. Dipende dalla vittima il contegno del boia. Questa incredibile confessione è da ricordare, quando si voglia far la storia delle dominazioni ebraiche, quando si voglia intendere la vera natura dell’ebreo. Quali ebrei ebbe il popolo italiano? Secondo la teoria del Luzzatti, buoni ebrei, perché buoni li meritava; esso era così remissivo, e tanto docile ai voleri della Sinagoga!

Esso si era consegnato a una minoranza e si lasciava quietamente condurre. Nel 1895, vent’anni avanti, era diventato cittadino italiano un ebreo polacco, certo Toeplitz, e si apprestava già a tosare le buone pecorelle italiane.

Ma, oggi, che ebrei ci meritiamo? Vorremmo davvero saperlo.


LA RAZZA, IL POPOLO E …… LA STIRPE

Il problema della razza italiana è stato posto nello stesso momento in cui il più alto interprete di quella razza assumeva la responsabilità del comando totale e apriva un periodo nuovo nella storia d’Italia. Fascismo e difesa e potenziamento e primato della razza sono aspetti di una stessa impresa. Non è concepibile Fascismo senza un’affermazione del concetto razzistico; non è pensabile una politica di razza senza il Fascismo. Se il Fascismo è l’affermazione totalitaria delle più alte virtù del popolo, il suo fondamento è da cercarsi nella ritrovata coscienza della razza. Siamo – è bene ancora una volta ripeterlo – assolutamente fuori dalla nebulosa retorica che ci ha afflitto per decenni, agevolando la confusione negli spiriti e alimentando la pigrizia dei cervelli pigri; la razza alla quale il Fascismo si riferisce non è un’astrazione letteraria, non è un’ingenua aspirazione, non è la stirpe degli oratori domenicali né la progenie di Roma dei rimatori; è questa razza, della quale siamo i viventi elementi, che ha un volto e una misura, che vive ed opera sotto i nostri occhi, che fa la sua storia affermandosi degna della storia già fatta. Di questa razza noi ci occupiamo, e non d’altro; ed è inutile cercar di mettere acqua nel vino e di riportarsi a posizioni puramente intellettualistiche e astratte. Di un razzismo cosiffatto è sciocco meravigliarsi oggi, quando esso esiste dalle prime affermazioni mussoliniane. Perché la gente vuol dimenticare che l’Italia meschina contro cui insorse e guerreggiò il Fascismo era appunto un’Italia governata da un’altra razza? Era l’Italia elaborata da quel gruppo di ebrei che dominarono la vita pubblica alla vigilia della più grande prova nazionale; un’Italia che si ignorava, perduta dietro i suoi sedicenti pastori, distratta dalle sue proprie necessità e costretta a risolvere le necessità dell’ebraismo. Perché la gente vuol dimenticare che l’antifascismo fu essenzialmente ebraico? Che, espulso oltre i confini, l’antifascismo trovò nell’internazionale ebraica il suo mezzo di conservazione e il suo veicolo? La questione di razza fu fascista ancor prima dell’Impero, e con l’Impero si fece solo più vasta e più urgente. L’intima logica del Fascismo è razzista; e coloro che per primi agitarono pubblicamente questa questione, non fecero che chiarire opportunamente dati di fatto e necessità inoppugnabili.

Ha detto Mussolini: noi tireremo dritto! Le necessità storiche tirano diritto. Il Fascismo ha le sue mete, le raggiungerà tutte senza compromessi. La prima meta è quella di restituire all’Italia il suo particolare genio, di affermarla nel mondo con la sua inconfondibile personalità. Non vogliamo bastardi, non vogliamo rètori, non vogliamo corruttori; vogliamo Italiani al servizio dell’Italia. Ecco perché il problema della razza è oggi preminente. Non dobbiamo riconoscerci italiani in un’Italia riconosciuta; troppo bastardume dominante ce lo ha impedito in passato, corrompendo il giudizio del popolo, allontanando il popolo dalle fonti del suo genio. Senza esitazioni, senza pietismi, senza preoccupazioni, la questione della razza sarà portata sul terreno pratico e avrà le sue conclusioni fasciste. La razza è il popolo, e difendendo la razza noi difendiamo il popolo e il suo domani.

***

In puro disinteresse, per semplice bontà d’animo, vorremmo rapidamente disilludere quei pochi stranieri che ancora credono esser la maggioranza degli Italiani indifferente alla questione del razzismo. Com’è stato già detto, di razzismo si parla in Italia fin dalle prime avvisaglie fasciste, fin da quando la voce di Mussolini cominciò a suscitare echi profondi nella coscienza degli Italiani.

Altrettanto si può dire – perché va di pari passo – della questione ebraica. Più particolarmente, questa ha avuto le sue vicende in relazione alla condotta degli ebrei, mutevole a seconda delle necessità e del calcolo. Ma di una questione ebraica si è sempre trattato in Italia, anche se il popolo ha subito una discussione sterile, che gli era estranea appunto perché sterile. Oggi che le due questioni – le quali poi si assommano in una – vengono riproposte, con la tipica chiarezza fascista per essere condotte risolutamente a conclusione, il popolo è al centro del dibattito e ne diventa il protagonista.

Piuttosto, per disilludere gli stranieri di cui sopra, vorremmo chiedere la collaborazione di questi illustri camerati che della questione, improvvisamente e con encomiabile zelo, hanno fatto il loro pane quotidiano. Questi ottimi amici, se si prefiggono lo stesso scopo che è in cima ai nostri pensieri, debbono uscire dal vago e dal letterario, per venire sul terreno della concretezza biologica. Siamo veramente tufi di sentir parlare di stirpe, in senso retorico, e di progenie, in senso comiziale, quando stirpe e progenie non hanno altro valore che quello di puro suono nella rotonda bocca dei retori. E’ con questa maledetta imprecisione di vocaboli, con questa bolsa eloquenza inutile che l’Italia fu tradita dai suoi meschini reggitori; e si fece in parte scettica, in parte vanesia. Il Fascismo ha portato il gusto della concretezza, il disgusto dell’inconsistente. In materia di razzismo, noi siamo qui per difendere idee chiare, concetti sicuri, realtà controllabili, finalità precise. La retorica non ci serve, non ci serve il vaniloquio intellettualistico, ci ripugna la letteratura. La carta del razzismo italiano è chiara: si parte da dati biologici, si escludono le interferenze religiose e filosofiche. Ci si faccia finalmente grazia di tutto il ciarpame filosoficoreligioso che sulla realtà incontrastabile della razza si è incrostato per decenni, rendendo impossibile una chiarificazione delle cose nostre. La questione degli ebrei non potrà esser risolta, non potrebbe addirittura esser nemmeno impostata, se non ci riportiamo al concetto biologico di razza, se non defenestriamo l’intellettualismo, il vaniloquio comiziale, il presso a poco scientifico. E’ necessario che i tenori della stirpe la smettano di cantare e lascino parlare, nel modo più piano possibile, gli assertori della razza. Noi faremmo il gioco degli ebrei, e degli ebraizzati, se annacquassimo il nostro razzismo col vieto vocabolario delle università popolari.

Vorremmo perciò umilmente pregare i camerati che con tanto zelo vengono occupandosi di razza e di razzismo, di mantenere, scrivendo, i piedi sotto il tavolo, a stretto contatto con il suolo, evitando così i voli lirici verso l’universalità dello spirito e la missione della stirpe; perché tali voli, dal punto di vista lirico certamente pregevoli, sono in questo caso assolutamente fuor di luogo e provocano la massima confusione. Non a caso i docenti fascisti delle Università italiane, nel redigere il loro manifesto, hanno adottato la più semplice e la meno verbosa delle esposizioni; si trattava di far giustizia di molti luoghi comuni e di riportare i concetti alla loro precisa significazione, liberandoli dalle deformanti stratificazioni dell’inutile retorica. La più grossa deformazione che ha offeso il concetto di razza, pur così semplice, è quella che va sotto il nome di stirpe. Con questo vocabolo nelle mani, lo scrittore italiano prende il volo e non si ferma se non nella stratosfera storica, donde le cose e gli uomini non hanno più rilievo, ma appaiono confusi in una nebbiolina retorica che non permette il minimo sensato giudizio. Abbiamo letto, in varie occasioni, molti scritti sul razzismo compilati da un punto di vista stratosferico; e la bella chiarezza scientifica del manifesto che li ha provocati è già un lontano ricordo. Non a caso, ripetiamolo, quel manifesto avvertiva che il razzismo italiano doveva tenersi lontano dalle insidie filosofiche e religiose per mantenersi sul terreno strettamente biologico; noi abbiamo bisogno, urgente bisogno, di rivedere il nostro vocabolario, che è tutto vesciche e non riesce a riacquistare la scarna sobrietà del linguaggio dei grandi Italiani.

Anche qui, questione di costume. Ad un linguaggio inconcludente, corrispondono concetti confusi e, quindi, la malafede o la scarsa fede e la paura di chiarezza. L’Italiano si nutrì già, per molti decenni, di retorica democratica, di retorica latina, di retorica universalistica; perdette così ogni idea del suo vero essere e si allontanò dalle fonti del suo particolare genio. Il Fascismo l’ha ricondotta a riconoscersi, spietatamente distruggendo il manto di insulse sciocchezze che opprimeva la sua vergine natura. Ora abbiamo un problema, che il Fascismo vuole risolvere nel concreto delle necessità attuali della nazione, affidandosi a chiare idee e a più chiare conclusioni scientifiche; e il gusto parolaio tenta di riprendere il sopravvento a spese della chiarezza.

[Se il lettore vuole un esempio di ciò che può capitare quando le parole del vocabolario rompono le righe, eccone uno, ritagliato da un giornale che non nomineremo: “I dieci punti concordati da un intelligente (sic) gruppo di studiosi fascisti NON rappresentano un piano programmatico…. Rappresentano invece qualche cosa di più definitivo (sic) e solenne, e cioè un punto d’arrivo, un traguardo, una soluzione inderogabile che non ammette ulteriore dibattito….. Si faceva in tal modo confusione fra razza e stirpe; essendo razza un concetto meramente biologico, mentre la stirpe è la razza nel tempo con le sue inevitabili trasformazioni, sintesi, incroci, progressi….. Lo stesso processo compie il sangue nel corpo umano allorché si introducono elementi estranei o magari dannosi che i fagociti distruggono, o che si neutralizzano nelle antitossine, rinforzando singolarmente il potere vitale della linfa….. Ecco perché non abbiamo bisogno di proclamare la superiorità della nostra razza: è già abbastanza superiore la nostra stirpe….. La stirpe continua la sua missione, sospinta dalla propria intrinseca virtù, dal proprio intimo destino, dalla propria incalzante ascesa. Ma dentro la stirpe sta la razza che ne è il presupposto fondamentale, che ne è anzi la struttura, in quanto appunto la stirpe è la proiezione della razza nel tempo e nello spazio…. E’ dunque veramente tempo “che gli italiani si proclamino francamente razzisti”, ma in questo senso.

Non si potrebbe più tempestivamente e opportunamente domandare una maggior disciplina dei pennini, economia dell’inchiostro e autorità dei concetti; e soprattutto, quell’altro senso: il senso di responsabilità.]


ALL’UN PER MILLE

Quando la Germania nazista prese i noti provvedimenti di difesa dall’ebraismo, una spaventosa campagna di menzogne e di calunnie si levò in tutto il mondo (demo-liberale). C’è ancora qualcuno, anche in Italia, che pensa che siano stati allora distrutti gli ebrei in Germania e che si siano soltanto salvati quei pochi riusciti a passare il nuovo Mar Rosso del furore nazista. Gli ebrei hanno una particolare abilità nella messa in scena, e il vittimismo è il loro abito usuale; la messa in scena della persecuzione nazista è il loro ultimo capolavoro (ma essi ne meditano un altro, quello della persecuzione fascista). La verità è completamente diversa. Gli ebrei esistono ancora, e numerosi, nella Germania nazista, vi lavorano, vi commerciano, vi prosperano. Essi hanno un loro particolare statuto, hanno un loro giornale a Berlino, hanno dei locali di divertimento, hanno teatri e cinema a loro disposizione, sono, in definitiva, tutt’altro che nelle condizioni in cui il Faraone li mise a suo tempo in Egitto. La storia si ripete, questo è vero, e in questo caso la colpa è degli ebrei; ma si ripete in forme evolute, con attenuazioni dettate dalla civiltà particolare in cui viviamo e anche dal maggior potere che lo stato moderno riesce a esercitare e che gli consente maggior generosità insieme con una maggiore oculatezza.

Oggi c’è ancora una notizia sulla condizione degli ebrei in Germania; ed è quella relativa all’esercizio della professione medica. Vogliamo sottolineare l’ultima parte dell’informazione, quella che dice che il divieto riguarda la prestazione di cure di medici ebrei a cittadini ariani; il che vuol dire che l’ebreo medico continuerà a curare, e quindi a guadagnarsi la vita, curando gli ebrei suoi simili. Perché dovrebbe essere altrimenti, quando gli ariani sanno anche loro esercitare la professione, e sono in numero infinitamente superiore agli ebrei? Perché si dovrebbe soggiacere a quel monopolio della professione medica che gli ebrei – con scopi non perfettamente chiari – avevano stabilito? Netta distinzione fra ebrei e non ebrei; e massima libertà ai primi nei ferrei limiti di una legislazione senza equivoci, inspirata a criteri razziali.

In Italia, il problema degli ebrei è ancora più facile a risolversi, ma per la stessa ragione più naturale, essendo gli ebrei pochi in rapporto alla grande massa della popolazione italiana. Pochi in assoluto, moltissimi in percentuale relativa a determinare professioni. E’ prematuro e malizioso agitarsi fin d’ora; e chi più si agita meglio sarà notato e servito al momento opportuno. Gli italiani si ricordino del tempo passato, quando la vita pubblica era tutta nella mani degli ebrei, di famiglie venute a caso in Italia e rapidamente portatesi ai posti di comando mediante l’intrigo massonico e l’internazionalismo sotterraneo. Quella era l’Italia che noi oggi diciamo mediocre; e che non si spiega se non mettendo in luce l’opera dell’ebraismo senza patria, estraneo al destino dei popoli, e nemico di quel destino. Diceva Heine che “i fatti e le gesta degli ebrei, e i loro costumi, sono cose ignote al mondo. Si crede di conoscere gli ebrei perché se ne è vista la barba, ma non si è visto che quella….”. E invece noi finiremo col veder tutto degli ebrei che ospitiamo.


PIU’ CHE LA BARBA DEGLI EBREI

C’è grande agitazione fra gli ebrei d’Italia e non meno grande confusione fra gli amici degli ebrei d’Italia. I quali ultimi sono, per esser più precisi, i mezzi ebrei, i quarti d’ebrei, gli imparentati comunque con ebrei, i soci degli ebrei, i succubi degli ebrei, i minchioni di cui gli ebrei hanno l’arte di circondarsi. Agitazioni e confusione debbono rapidamente sparire. Il problema è minimo, al confronto delle grandi imprese nelle quali l’Italia è impegnata. Non ci facciamo suggestionare dagli echi che la soluzione della nostra questione può suscitare all’estero, nei paesi ove l’ebraismo controlla governi, giornali e affari. Come abbiamo già detto, l’ebreo ha tendenza spiccata al vittimismo e porta con grande civetteria l’aureola del martirio. Bisogna evitare di mettersi nel suo gioco. Noi non perseguiteremo gli ebrei, perché non ne abbiamo né la minima voglia né la minima necessità. Intanto, è chiaro che in uno Stato potente come il nostro, munito di ogni mezzo di controllo e di repressione, 70.000 individui appartenenti a una razza che dal tempo dei Maccabei ha rinunciato all’arte militare, non rappresentano che una trascurabile entità degna soltanto di stretta sorveglianza. Quanto alla voglia, sarebbe veramente sciocco e anacronistico pensare a persecuzioni che si risolverebbero, alla fine, come è sempre accaduto nella lunga storia della Diaspora, in un vantaggio per gli ebrei. Noi ci limiteremo soltanto – e non sembri eccessiva la formula, perché la storia la conforta dei suoi dati – ci limiteremo a non farci perseguitare dagli ebrei. Vale a dire che non permetteremo agli ebrei di imporci la loro mentalità, i loro interessi, i loro scopi, le loro esigenze inammissibili. Ciascuno al suo posto e nel rapporto stabilito. L’ospite al posto dell’ospite e con i doveri dell’ospite. L’invasione ebraica delle professioni intellettuali, quale fu denunciata dal Livi qualche decina d’anni fa, è insopportabile; deve finire. Non è utile, è assolutamente ozioso ricercarne le cause. Siano quelle che siano, sono cause d’un effetto che non ci piace; che finirà. Noi italiani vogliamo esser noi stessi e non vogliamo far la figura del gregge condotto da oscuri pastori. Il giudeo, fra noi, di noi non dovrà più ridere; Dante ce lo raccomanda dal suo tempo; ed era da sganasciarsi dalle risa, nel retro delle sinagoghe, quando una grande nazione, assurta a decoro di grande potenza europea, si consegnava alla minoranza ebraica per farsi fare le leggi, per farsi amministrare la giustizia, per farsi attrezzare militarmente, per farsi preparare un bilancio, per farsi – ahimè – istruire! Sarà fatto nella sede opportuna l’opportuno studio della dimissione dell’Italia nelle mani dell’ebraismo, giusto al principio della storia unitaria, quando più necessario sarebbe stato essere gelosamente fedeli al genio nazionale. Le nuove responsabilità dell’Italia fascista esigono la fine della manomissione ebraica dello spirito nazionale; come esigono urgentemente un decoro razziale che sia quotidianamente norma di vita in patria e in Africa. Non si tratta di improvvisazioni; è che il clima è ormai maturo, e non si può più perdere tempo, come in campagna, dove la maturazione è attesa con pazienza ma affrontata al momento giusto con risolutezza e mezzi adeguati. Da più di vent’anni Mussolini ammonisce gli Italiani a non trascurare il problema della razza, essendo chiare nel suo spirito le grandi mete alle quali l’Italia veniva indirizzata.





APPENDICE


Dossier – Verità XIII. Aggiornamento: venerdì 7 ottobre 2005.

Oltre 130 commenti di Lettori:

inviate le vostre riflessioni: saranno pubblicate in questa rassegna e nei miei prossimi libri.

“IL CASO LONGO“

Cronaca di un caso di

Pulizia etnica del dissenso

Per mano giudiziaria.


“L’avvocato Longo scrive libri come ‘Toghe & forchette‘ e ‘Il coltello di Shylock’.
Per prima cosa, dobbiamo riuscire a farlo radiare dall’Albo e trovare avvocati disposti a denunciarlo”.
(Franco Levi, ebreo ed omosessuale, referente dell’A.D.L. in Italia, in una circolare del giugno 2003 inviata ad organi di Polizia, dello Stato, giudiziari e ad  associazioni sioniste e dedite alla lotta al revisionismo storico ).

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“Longo è ormai isolato. Ma se continua a romperci i coglioni, lo finiamo”.
(da un discorso autentico di un dignitario dell’ordine forense, presso il tribunale di Pordenone, 2001)

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“Dategli due o tre anni di sospensione, così la smetterà di darci fastidio”.
(Direttiva rivolta dal pretore dirigente di Pordenone, dott. Attilio Passannante, all’avv. Luciano Callegaro, presidente dell’ordine degli avvocati. Nel tribunale di Pordenone, novembre, 1995)

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“Se pubblico il tuo testo ‘Il conflitto razziale’ ti seppelliranno di querele….”
(Un editore al sottoscritto nel 1991. Il volume, ora esaurito, è stato poi pubblicato nel 1994. L’editore preoccupato non si riferiva a Querele inerenti l’argomento del libro – Che non è stato mai querelato – Ma a evidenti ritorsioni trasversali alla mia persona.
Di questa vicenda si parla in ‘toghe e forchette’, tolto dalla circolazione dalle pressioni dell’ordine forense).

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(“Toghe & Forchette”, il libro esplosivo che la mafia forense
ha tolto dalla circolazione.
E’ in corso di stampa la nuova edizione integrale)

Un appello importante :
http://www.blob.rai.it/notesapp/blob/forumblob.nsf/a3c0c7fe673c8c51c125647d0051577b/a03726fce6025785c12570730071f6cd?OpenDocument




IL CASO LONGO:
mette non poco a disagio parlare in prima persona di fatti che riguardano se stessi. E’ per questa ragione che sarò conciso in questa presentazione della news-letter che propone all’attenzione dell’opinione pubblica l’articolata vicenda di “giustizia ad orologeria” che riguarda il sottoscritto. un caso emblematico di una operazione a regia, volta a distruggere il sottoscritto per mano giudiziaria, con accuse insensate costruite a tavolino da un losco procuratore della repubblica, in combutta con lobbies mafiose dell’ordine forense e ben nascosti gruppi di pressione che si celano dietro ad essi. Come quello ebraico di cui ho citato in apertura il contenuto di una direttiva segreta del 2003, fortunosamente scoperta. Scopo di questa manovra, che si protrae fin dal lontano 1989? Stroncare il sottoscritto, riducendolo alla morte civile, attraverso una congegnata costruzione di accuse penali inconsistenti (ad opera del Pubblico Ministero di Pordenone, Federico Facchin, già assessore democristiano ed ora vicino alla destra filo-sionista, intimo amico del satrapo dell’ordine forense che ha ordito questa operazione) e confidando che la magistratura giudicante, in ossequio ad un suo collega “giudice” – il pubblico ministero in oggetto – provveda ad emanare ingiusti verdetti di condanna (quando anche i giudici non sono essi stessi affiliati alle logge o conventicole che tirano i fili di questa operazione di macelleria messicana). Il tutto per giungere all’obiettivo declamato con tanta arroganza dal giudeo Franco Levi affiliato all’ A.D.L, ebraica di derivazione ebraico-statunitense e ad altre organizzazioni sioniste alle dirette dipendenze dello stato di Israele. Questa operazione, che è stata preceduta da identica operazione gestita in prima persona dal consiglio dell’ordine forense diretto dal senatore democristiano Luciano Callegaro, si è articolata dal 2001, anno in cui il consiglio forense si rese conto di non aver più spazio per linciarmi con procedimenti disciplinari indecenti nella loro inconsistenza, ma sempre conclusisi con micidiali verdetti di condanna. Resosi conto il consiglio della inanità dei suoi sforzi per radiarmi dall’albo, ritenne che più facile sarebbe stato l’obiettivo sulla base di verdetti di condanna penale: il compito di questa “pulizia etnica del dissenso” è quindi passato nelle mani del dott. Federico Facchin, in arte criminale “pubblico ministero”. Il cecchinaggio nei miei confronti a quel punto non ha più conosciuto né limiti, né decenza. Il piccolo ex assessore e scrivano muffito di cancelleria ce ne ha messo di zelo nel servire i suoi padroni, attaccandomi. Sono giunto all’apertura del 40° procedimento penale, dopo circa 30 procedimenti disciplinari. Tutti giuridicamente insensati, tant’è vero che a tutt’oggi sono ancora incensurato… le occulte ragioni di repressione politica di questa operazione di macelleria giudiziaria, sono state manifestate spudoratamente in una ordinanza che il pubblico ministero Facchin, vecchio sodale politico del senatore Callegaro, credeva io non avrei mai potuto leggere. Invece sono riuscito a scovarla nei polverosi archivi della procura di Pordenone, dove la “giustizia” dorme sonni eterni. Si tratta della ordinanza del 2 gennaio 2003, relativa ad un procedimento archiviato (nr. 1312-02). Essa è relativa ad un inquietante carteggio intercorso fra il Facchin e l’ordine degli avvocati di Pordenone. In essa, nella convinzione che mai sarebbe finita nelle mie mani, il Facchin dettava la seguente direttiva: “Dobbiamo screditare Longo ed attribuire ai concetti politici espressi dal Longo il carattere di frasi iperboliche e farneticanti, vorremmo dire di “pseudoconcetti” (massoneria, cosche, controlli sociali, ecc..)”. Questa è PULIZIA ETNICA DEL DISSENSO. Non ci sono altre definizioni. Il fatto è vero e gravissimo e non è una trama da romanzo orwelliano. Questa direttiva, volta a screditare il mio impegno di commentatore politico non allineato e a distruggermi, è stata poi raccolta da ampie aree della magistratura e da tutti i terminali politici e sociali connessi alle lobbies politico-affaristiche massoniche interessate ad eseguire questa direttiva in cui è difficile non scorgere la natura di “foglio d’ordini” di derivazione massonica ed ebraica. Penso innanzi tutto all’ ADL e a numerosi suoi addentellati massonici. L’operazione gestita dal Facchin ha sia l’ evidente compito di distruggere la mia immagine, sia di coadiuvare l’ordine forense nella operazione a regia architettata a tal fine da anni per eliminarmi professionalmente e politicamente e denunciata ampiamente in “Toghe & Forchette”. Infatti, ottenute con l’aiuto delle Toghe d’Ermellino condanne nei miei confronti, la mano passerebbe di nuovo al consiglio forense che, senza imbarazzanti istruttorie per futilità, potrebbe passare immediatamente alla radiazione sulla base di condanne penali servitegli dalla magistratura su un vassoio d’argento. Elementare, no? Per questo Il giudeo Franco Levi cerca avvocati disposti a denunciarmi: per giungere all’agognata meta della mia radiazione (con contorno di galera..)…il consiglio dell’ordine da solo non ce la fa più nei miei confronti. Ricorre quindi alla procura, che non disdegna la sua entusiasta collaborazione. Collaborazione che ha trovato anche terminali operativi in taluni ambigui elementi gravitanti nell’area neo-fascista italiana: gente che, pur di essere vicina ai giudei si è fatta circoncidere anche il cervello. Potrei dire di costoro: “Circoncisi col Fez”, ma di loro già si è espresso padre Dante con il famoso endecasillabo: “più che l’onor, potè il digiuno”… Tal squallidi rinnegati sono giunti fino alle minacce e aggressioni pur di impedirmi questa battaglia contro i gangli di Sion.

La vicenda della Crociata ebraica (indiscutibilmente connessa alla direttiva di chiaro stile massonico di cui sopra) contro il sottoscritto e il testo della ributtante direttiva di linciaggio giudiziario-disciplinare si può leggere in Internet sul sito dell’Adelaide Institute: www.adelaideinstitute.org/Dissenters/longo.htm

Troverete in rete anche il testo di questo Dossier, immesso a cura di un sito che fu segnalato l’anno scorso alla Polizia del Pensiero dagli occhiuti sgherri di ZOG: http://www.komunismo.clara.co.uk/dossierlongo.htm

Ho parlato di “pulizia etnica del dissenso” non a caso. Infatti, io sono reo solo di una cosa: propugnare idee definite di “estrema destra” o “neo-naziste” (con l’aggravante agli occhi ebraici e massonici che tirano le fila di questa operazione di essere anche di fede cattolica), “revisioniste”, scrivere libri e articoli per diffondere le mie idee, e difendere vittime delle repressione giudiziaria per reati d’opinione voluti e indirizzati alla magistratura dal Congresso Mondiale Ebraico, che impone la dittatura del Pensiero Unico con l’alibi ipocrita e farisaico della “lotta all’antisemitismo”. Inutile sottolineare chi sono i primi a farne le spese…

Nell’anno 1993, in data 6 agosto, la Digos sequestrava un mio scritto inedito presso un editore e mi segnalava all’attenzione del pubblico ministero dott. Papalia di Verona, indicandomi nella schedatura come “pericoloso scrittore nazista”. Ricordo a suo tempo l’interpellanza in proposito del senatore Antonio Serena e il clamore che la stampa dedicò all’episodio. Le successive prese di posizioni sioniste della destra italiana impedirono che l’opinione pubblica percepisse il grave attentato per la libertà di pensiero in Italia realizzato dalla sinistra giudiziaria e dalle lobbies massonico-sioniste.

Dato che questa operazione di macelleria giudiziaria alla messicana nei miei riguardi risale fin dal 1989 (quando io apparivo un “disturbo” alla operazione massonica che voleva condurre alla sparizione del vecchio MSI e collaboravo anche con le Edizioni di Ar di Franco Freda), non posso in queste note riassumerne la storia. Rinvio pertanto alla lettura dei libri “Toghe e Forchette. La giustizia secondo l’ordine forense” (se riuscite a trovarlo: l’ordine lo ha fatto sparire dalla circolazione), “Toghe criminali. Una storia di ordinaria repressione democratica” e l’odiatissimo “Il Coltello di Shylock” che raccoglie i miei scritti invisi all’Internazionale Ebraica e alle procure liberticide. (presto disponibile la II edizione).

Nonché a tutto il materiale che documenta questa operazione di “omicidio per mano giudiziaria” che, tramite questa “newsletter”, intendo denunciare all’opinione pubblica che non ha dato il cervello all’ammasso. Infatti, lo strano silenzio che circonda questa vicenda mi desta più di una perplessità. Infatti, fra le mura del Palazzo di Giustizia di Pordenone si perpetrano vere aberrazioni giudiziarie per giungere al fine che, da ultimo, Franco Levi ha pubblicamente dichiarato. Denunciare queste aberrazioni che vorrebbero realizzare il mio massacro per mano giudiziaria (è impossibile condannare un innocente, senza far ricorso sistematico alla ingiustizia processuale) è il modo migliore per frenare la mano che tiene stretto il coltello giudiziario (è il coltello di Shylock..). Sono debitore di questa intuizione a Giuliano Ferrara che anni fa scrisse che, contro la giustizia ingiusta, è necessario “processare il processo”….Ed i suoi strateghi.

Per cui, con le note che immetto periodicamente in rete e di cui questo scritto vuole essere presentazione e riepilogo, io intendo processare i miei persecutori, affinché la bestialità dei loro metodi “democratici” sia resa palese a tutti.

Massacrano “in nome della democrazia” e per eliminare il dissenso critico contro tale feticcio ideologico giudaico. E’ giusto quindi che si sappia cosa sia la “Democrazia”: un sistema aberrante che in nome di se stessa pratica la distruzione metodica dei dissidenti. Nel colpevole silenzio di tutti. Memore di un antico principio enunciato nel corrusco Crepuscolo dell’Europa della primavera del 1945 da uno dei più grandi uomini politico conosciuti dalla storia occidentale, Adolf Hitler, credo anch’io che in questi anni di torpore mentale di una nazione ormai consunta dalle sifilidi delle ideologie ireniste e buoniste, ci sia bisogno di esempi di tenuta ideale più che non di manovre levantine e “alla Borgia”, di cui tutti siamo stufi in Italia.

Io sono massacrato in nome della “democrazia”, ma non intendo abbandonare la lotta. Tutto qui.Spero un domani, in qualunque modo scenderà il sipario di questa mia tormentata lotta contro lo Stato-Leviathano che mi ha decretato guerra totale, la mia vicenda, attraverso il ricordo e i libri che andrò scrivendo, serva di sprone a chi vorrà opporsi al dilagante Moloch della ideologia mercantile democratica e alle aberrazioni, tormenti, iniquità che essa porta con sè nel suo perverso DNA. Per ricordare quale mostro sia la Democrazia. La Democrazia: un mostro da abbattere per il bene e la libertà di tutti. Questa newsletter è un modo ulteriore di suscitare la lotta contro la tirannia de I Signori degli Ermellini. (leggere: www.adelaideinstitute.org/Dissenters/longo.htm; www.adelaideinstitute.org/newsletters/n252.htm).

DICONO DELLA “GIUSTIZIA DEMOCRATICA“: in questa rubrica raccolgo i commenti e le opinioni dei lettori della news-letter. Molti commenti sono andati dispersi e posso riportare solo i più recenti. Essi sono rigorosamente autentici e riflettono lo sgomento che il cittadino comune, tenuto all’oscuro dai mass-media della realtà dei processi giudiziari al dissenso politico in Italia, prova nell’apprendere queste notizie. Invito tutti a trasmettermi le loro opinioni. Facciamo salire la voce del popolo italiano fino alle ovattate sale dei Signori degli Ermellini dove si perpetrano queste mattanze ignobili! Processiamo i giudici e la magistratura italiana e i suoi manutengoli in toga forense, cappucci “iniziatici” e nasi adunchi di Giuda. Che sentano la voce del “popolo sovrano”, che tanto disprezzano, e in nome del quale ipocritamente pronunciano i parti delle loro aberrazioni giudiziarie e delle loro sordide vendette. Scrivetemi i vostri pareri e i vostri commenti, periodicamente li pubblicherò, in forma anonima su questo periodico aggiornamento (magari un giorno qualche editore coraggioso si farà anche vivo..):

1) E fai bene a diffidare della magistratura europea. La Commissione europea è composta dagli stessi partiti corrotti che compongono lo Stato Italiano ed i magistrati che fanno parte della Corte Europa sono gli stessi che fanno carriera”. (Antonio R., perseguitato politico, 30 maggio, 2004),

2) Buongiorno avvocato, leggo con interesse tutto il materiale che mi manda e devo dire che rimango ogni volta abbastanza scandalizzato, Può succedere tutto questo? ma dove viviamo? Forse la popolazione che non vive direttamente tutti i giorni questo genere di situazioni (come me), non ci pensa e crede che almeno il campo della giustizia in Italia funzioni. E le domande che vengono in mente sono tante. E una di queste è: solo a Pordenone succedono queste cose oppure solo a Pordenone esiste una persona che tiene ad informarci? Spero che le sue battaglie trovino la vittoria che meritano” (Guido C, mio cliente, 5-4-2004),

3) Non mollare nella tua battaglia contro quei luridi DEMONI dei magistrati! (Carlo G., lettore dei miei libri, settembre, 2004),

4) Esimio Avvocato, le siamo vicini in quanto le persecuzioni e le vessazioni che Lei vive le abbiamo vissute e le viviamo giornalmente anche Noi (Movimento Italia Sociale, 15-09-2004),

5) Buongiorno avvocato, sono R, come va? Da ciò che leggo ultimamente non mi sembra che la sua vita sia troppo “monotona”, io nel mio piccolo cerco di far girare il più possibile la documentazione che mi manda. E ogni volta rimango abbastanza perplesso nell’apprendere cosa succede in un mondo che forse non mi appartiene ma che dovrebbe, invece, secondo me, esser preso più a cuore da più gente possibile. In fondo, in teoria il campo della giustizia dovrebbe essere quello che tutela il cittadino, ma da ciò che leggo sembra che sia l’ultima cosa che abbiano a cuore. Spero vivamente che le persone come Lei aumentino di numero. Non molli. Io continuerò a fare ciò che posso diffondendo le cose che mi manda. (Marco G, mio assistito, 15-09-2004),

6) Caro camerata Longo: con riferimento al vostro comunicato n.18 inviato il 18-09-04 dovuto alle preoccupanti aberrazioni giudiziarie contro di Voi, abbiamo creduto opportuno distribuire 100 copie del vostro comunicato  n.18 davanti all’Università e al tribunale di Foggia. Camerateschi saluti. (comitato di Democrazia Diretta, 24-09-04),

7) Edoardo, pur non condividendo “in toto” i tuoi ideali etici e politici, stimo la determinazione ed il coraggio con cui ti stai battendo per difendere le tue ragioni. Lotta, lotta sempre!!! (F.R., una rara Collega del sottoscritto, settembre, 2004),

8) LA STORIA CI DARA’ RAGIONE. Caro Avv. Longo, Le scrivo dagli Stati Uniti seguo, e cerco di divulgare nel mio piccolo, con l’aiuto di altri camerati, le sue peripezie giudiziarie. Purtroppo siamo obbligati a convivere in una nazione che si presuppone sia “libera”. La vorrei esortare a non mollare mai! MOLTI NEMICI MOLTO ONORE. CAMERATA GIUSEPPE. (un mio lettore degli Usa, 23-09-04),

9) caro Edoardo, ti condivido perché so cosa significa (AR, amica, perseguitata dalla giustizia-ingiusta del tribunale di Pordenone, 26-09-04),

10) Rispettabile Edoardo Longo, ho letto il suo diario dal fronte, purtroppo sono tutte malefatte che portano il nome Italia uguale a massoneria dei Savoiardi che ce l’hanno imposta solo per sottometterci e sfruttarci ed ammazzarci come hanno sempre fatto e stanno per farci: una brutta falsa storia. (MN, mio corrispondente leghista veneto, 26-06-03).

11) Sono un Poliziotto di XY (nome omesso per tutela del corrispondente), volevo esprimere la mia solidarietà all’avvocato colpito da questo ingiusto provvedimento. Come ho sempre sospettato, in Italia si considera di più la parola di un immigrato che quella di un cittadino italiano che vive pagando le tasse e mantenendo questi signori che lo accusano. Io Le dico solo una cosa: L’Italia agli Italiani! Questa è una terra cristiana, non mussulmana, e le leggi vanno applicate in modo cristiano e non secondo il corano. (un Poliziotto, 26-4-04).

12) Chiarissimo Avvocato, La ringrazio per aver accettato la mia solidarietà espressaLe dal più profondo del cuore. Il mio appoggio morale per la S.V. sarà sempre incondizionato. Tenga sempre alto il morale, in quanto, questa nostra patria martoriata da gente senza fede e senza onor patrio, ha bisogno di gente come Lei che crede in sani principi morali e nazionali (un Poliziotto mio lettore, 26-03-2004: ometto nome e località di lavoro per evitare che abbia problemi con i suoi superiori).

13) La vita professionale dell’avvocato Longo si scontra con l’apparato ipersensibile del potere, quello giudiziario e corporativo professionale prima e quello politico – culturale poi. E’ indubbio che Longo ha il suo bel da fare a controbattere gli attacchi e soprattutto quelli del potere giudiziario e forense in particolar modo. Io so che certe posizioni non fanno che attirare come le calamite, le calamità di molti avversari, però quelle rivolte alla persona sono le più micidiali, da questo punto di vista, non posso che inviare un messaggio di piena solidarietà all’avvocato Edoardo Longo per la sua battaglia, indipendentemente dalle rispettive posizioni più o meno condivise per gli altri aspetti politici e di appartenenza a questo o a quale movimento e/o associazione politica. (Alberto Mazzer, dirigente del Movimento Fascismo e Libertà, 30-12-2003).

14) Caro avvocato, ho letto con interesse le nefandezze che vengono commesse in quel di Pordenone ai tuoi danni. Ti giunga la mia piena solidarietà (Alberto Mazzer, dirigente nazionale del Movimento Fascismo e Libertà, 2004)

15) Edoardo! la mia piena solidarietà contro gli attacchi infami. (dalla Redazione del Lazio della Comunità Politica di Avanguardia, 2-5-04).

16) Sì, è come dici, ma non è proprio del tutto così. I mafiosi si sono presi le testate attraverso la nomina dei direttori e la norma che non permette a chi vuole scrivere qualcosa che altri vogliono leggere di pubblicare i giornali, vista l’esistenza dell’ordine dei giornalisti, simili all’ordine degli avvocati di cui parli tu…è mafia, né più, né meno. Tutta l’Italia è sotto questo controllo criminale attraverso l’infiltrazione dei partiti, tutti i partiti sono controllati e attraverso questi, controllano tutto, anche le nomine della magistratura. (Antonio R., perseguitato politico, 5-10-2004).

17) Gentile Sig. Avv.Longo, Lei ha la mia totale solidarietà. Mi è un gran piacere ed un onore esserLe d’aiuto. La aiuto dove posso a combattere ZOG e i suoi lacchè, perché ho sofferto anch’io nell’Italia grazie a quei dannati bastardi. Hanno cambiato la mia vita. (RS, mio lettore, dalla Germania, 25-10-2004).

18) Chiaradia (NDR = il giudice dell’articolo “ingiustizia è fatta !”) non può fare “Arlecchino-servitore-di-duepadroni”.. una volta uno una volta l’altro (RL, collega, mia collaboratrice, 19-10-2004).

19) “Continuo a ricevere le sue lettere e desidero esprimerLe tutta la mia cameratesca ammirazione per tutto quello che sta subendo. Gli Uomini Liberi come Lei siano d’esempio, il Leviathano e i suoi servi saranno schiacciati sotto il tallone del Popolo! Onore a Edoardo Longo Uomo Libero! W la Libertà! W il Duce! W l’Italia!” (RC, mio lettore e corrispondente, 6-11-04).

20) “Prendo atto che riesci a destreggiarti abilmente (ma presumo con gran fatica) in questa guerra delle Procure e delle Avvocature, e che sei un “giuda-chi-molla” d.o.c.“ (Un mio lettore, dall’Irlanda, 1-6-04).

21) “(…) io ho vissuto una esperienza simile alla tua,a causa di un sistema giudiziario che dal punto di vista del diritto mi ha dimostrato di essere deforme.(…). Dovresti perciò, a mio avviso, sollevare l’ipotesi della legittima suspicione e le norme sul giusto processo attraverso il quale chiedere che ad occuparsi delle tue cose sia la magistratura competente a indagare anche il comportamento della giurisdizione di Pordenone, in quanto, da quanto racconti, essa non può essere imparziale, essendo parte per tutto ciò di cui l’accusi. Avvocati che mi tradirono in uno dei tanti processi di primo grado, mi hanno confessato che il PM (nome e cognome ben dichiarato) aveva aperto un’inchiesta per evasione fiscale contro di loro, tenendola aperta sulla scrivania….poi messa in un cassetto e finendo archiviata per decorrenza dei termini per le indagini. Tu sai bene che nessun avvocato dichiara il vero sui ricavi del suo studio: sono quindi tutti facilmente ricattabili…questo è l’humus del sistema di marciume e corruttele in cui dobbiamo destreggiarci tutti.” (un perseguitato politico anticomunista, perseguitato per oltre vent’anni. Nome riservato. 29-07-2004).

22) “Caro Amico, comprendo esattamente le difficoltà di questa raffica di procedimenti giudiziari che è un evidente accanimento contro la Vostra lotta all’Establishment (ZOG) in Italia. A volte mi sembra di vivere in Romania all’epoca del martire Corneliu Codreanu – altrimenti come si potrebbe spiegare la legge Mancino! Comunque se posso esservi d’aiuto non esitate”. (NM, combattente politico antisionista, già perseguitato dal PM Facchin, 14-11-04).

23) Quanto sono venuto a conoscere su altri settori mi conferma che la mafia (da non sottovalutare mai!), la camorra, le varie Massonerie, hanno in mano il potere giudiziario. (dr. Giorgio Vitali, presidente del Sindacato Inforquadri, 15-11-2004).

24) Egregio avvocato Longo, innanzitutto mi felicito per la recente sentenza della Corte d’ Appello che l’ha assolta dall’evidente strumentale accusa di estorsione (ho letto sul web quel che è successo). Mi considero un vero amante della libertà di espressione e sono SOLIDALE con lei per quanto accadutoLe”. (A:P, mio lettore, Ravenna, 21,12,2004),

25) Ho già vissuto esperienze simili. Non solo tengo duro, ma ribatto con denunce per abusi e violazioni ai diritti di difesa. Insomma..questa era la patria del diritto…ora è ben altro” (AR, perseguitato politico anticomunista, Roma, 11-02-05),

26) Caro Edoardo, ho letto questo tuo sfogo amaro e critico e comprendo cosa provi perché come hai compreso vivo esperienze simili. Compresi quello che hai compreso anche tu su questo sistema giudiziario…è tutta una manfrina!” (come sopra, 10-2-05),

27) “Caro Longo, non avevamo convenuto che, come rompicoglioni, sei insuperabile?” (Antonino Amato, direttore di Ciaoeuropa, 12-03-05),

28) “Egregio Avvocato Longo, Le esterno la mia più profonda stima e solidarietà. Io, nazionalsocialista autentico, vivo ormai con le budella ritorte ed il sangue in ebollizione per tutto il putrido marciume che mi circonda e che giorno dopo giorno mi sta soffocando. In considerazione dei tristi periodi che starà purtroppo attraversando, bersaglio sacrificale del gangsterismo giudeo-bolscevico, non voglio assolutamente farle perdere tempo con frasi retoriche. Era ed è solamente mio forte desiderio renderLa consapevole del mio monolitico Ideale e, se lo riterrà opportuno, della mia disponibilità ad un nostro cameratesco incontro. Possa esso rappresentare un positivo e proficuo scambio di vedute tra due irriducibili ed inflessibili Ariani! In attesa di un Suo cortese cenno di riscontro, La saluto a braccio destro teso e mano sinistra all’altezza della cintura! HEIL HITLER!“ (R.B, mio lettore, Milano, 27-4-2002),

29) “Te l’ho comunicato (NDR: a proposito delle cosche mafiose all’interno della magistratura), perché questo comportamento non è riservato da certi poteri solo ai neofascisti o di estrema destra..io non lo sono, ma perché è il loro naturale modo d’agire…un po’ mafioso, un po’ cialtrone! Ma sempre a disposizione dei soliti e vecchi poteri ancora in azione dietro le quinte” (AS, perseguitato politico, 10-2-05),

30) “Tutto ciò giustifica i tuoi rapporti ostili verso il consiglio dell’ordine degli avvocati. Hai le palle quadrate, camerata e collega! E io che pensavo che avevi perso serenità … a questo punto, puoi augurare loro malattie e altre disgrazie…. (Un collega, Napoli, 24-06-2004),

31) “Preg.mo avvocato Longo, la ringrazio di cuore per la cameratesca fiducia accordatami. Esser riuscito a dialogare, sai pure solo epistolarmente, con un tal esempio di Nobiltà d’Animo. È stato per me un vero privilegio. Rimanendo in ferrea attesa di poterle a breve stringere la mano, vieppiù la mia essenza ariana si permea e si corrobora nel monolitico insegnamento nietscheano: “LE PROVE A CUI SOPRAVVIVIAMO CI RENDONO PIU’ FORTI”. Nel rinnovarLe i sensi della mia più alta stima, con teutonico orgoglio la saluto. Cameratescamente Suo (lettera originale firmata). “WIR PFEIFEN NACH UNTEN UND OBEN UND UNS KANN DIE GANZE WELT VERFLUCHEN ODER LOBEN GRADE WIE ES JEDEN GEFAELLT”. (mio lettore, lettera firmata, Torino, 9-5-2000);

32) “caro Amico, rientrando qui a Foggia ho trovato una busta grande con un fascicolo col titolo “la guerra taciuta” (NDR: disponibile in formato elettronico pdf per chi me lo richiedesse): ho solo letto la Vostra lettera. Ignoravo certi fatti di certi professionisti serpenti nascosti nei corridoi del tribunale di Pordenone.“ (mio amico, Foggia, 9-1-05),

33) “Ciò che dici è perfettamente, purtroppo, vero, e condivido al 100 %. Non sei quindi da solo a pensarla e lottare in questo senso, anche se forse al momento sei il più esposto. Ti posso per ora esprimere tutta la mia solidarietà e disponibilità cameratesca. Caro Edoardo, giuda chi molla!“ (Filippo Pilato, Irlanda, 5-1-05),

34) “caro avvocato, oggi è sempre più difficile dire la Verità in ogni contesto sociale, ovunque deve regnare il “politically correct”! Mah chissà poi perché? Per me è sinonimo di menzogna!” (Succi Leonelli Marco, Il Vandeano, titolare di una mailing-list cattolica tradizionalista ),

35) “Carissimo Avvocato Edoardo Longo, mi permetta di esprimerLe, a titolo personale, ed a nome di tutta la nostra mailing-List Pensiero di Cristo, la nostra più viva solidarietà, stima ed amicizia. La saluto con affetto e stima!” (Succi Leonelli Marco, 27-11-04),

36) “caro Edoardo, sembra proprio che tu li abbia irritati…Ben fatto! Questi sionisti sono viscidi e subdoli bastardi! Non è incredibile quanta influenza abbiano ovunque vadano? Sentiamo che ci sono molti problemi in Europa, come la proibizione del “Vlaams Blok” in Belgio. Vedo la mano sionista dietro i mali sociali! E’ sempre bello avere tue notizie. In alto i cuori!” (Gavin, mio corrispondente dagli Usa, 23-11-04),

37) “Saluti cordiali e, sempre, auguri di Buona Battaglia!” (prof. Agostino Sanfratello, docente universitario, Roma, 20-11-04),

38) “Carissimo, il sostenere le proprie idee con la convinzione di agire per una giusta causa è meritorio. Occorre coraggio, e Lei ne ha certamente. Io non sono da meno, e continuo la mia battaglia. Altri ci seguiranno, senza tessere di partito, ma coscienti di voler agire per il bene di tutti.” (Onorevole Vittorio Sgarbi, Ferrara, 21-12-1994);

39) “preg.mo Avvocato, penso che Lei dovrebbe denunciare alla magistratura ogni azione che presenti caratteristiche di illegalità. Quando è il caso, non mancare di querelare chiunque ed ogni fatto che siano lesivi dei Suoi diritti. Le faccio ogni migliore augurio perché riesca a dare alle Sue cose un corso normale. Cordiali saluti.“ (Antonio Guerin, direttore di Sentinella d’Italia, 6-4-1995);

40) “Caro Edoardo, ricevo oggi la tua lettera e ti ringrazio per le schede interessantissime. Quanto tu mi chiedi circa l’abrogazione dei Consigli dell’ordine degli avvocati, mi vede, specie in questo momento, d’accordo con te. Io insisterei nel presentare continue interrogazioni relative a determinate disfunzioni. Il risultato sarebbe senz’altro più positivo anche per il ritorno che ne deriverebbe (pubblicizzazione del problema, impegno da parte del ministro, ecc..). Un carissimo saluto ed un abbraccio”. (Onorevole Antonio Serena, all’epoca senatore della Lega-Nord, ora deputato di Alternativa Sociale, 25-1-1996);

41) “Spettabile Avvocato, la ringrazio per avermi mandato tutto il materiale e per avermi messo a conoscenza delle Sue vicissitudini, le quali ritengo un vero e proprio abuso. Comunque, con i tempi che corrono, è già qualcosa che riusciamo ancora a scriverci. Sentiti saluti.” (A.F, mio lettore di Genova, 12-8-04),

42) “E ricordi: MOLTI NEMICI – MOLTO ONORE !” (R. G, mio lettore da Torino, 16-3-05),

43) “Stimato Avvocato Longo, ho ricevuto tramite amici carissimi una Sua newsletter riguardante il “caso Longo”. Mi rammarica profondamente il sapere ciò che Le sta accadendo e Le manifesto tutta la mia solidarietà nonché il mio sdegno e il mio disgusto per la congiura di cui lei è fatto oggetto; glielo esprimo come uomo, come ex-studente in giurisprudenza e come “discendente” di una famiglia di avvocati. La prego di volermi inserire nella Sua newsletter e Le porgo i miei più sinceri auguri e cordiali saluti, nella speranza di poterLe, magari, essere anche d’aiuto in futuro”. (corrispondente, Roma, 17-3-05);

44) “Caro Avvocato, sarò sempre al Suo fianco in questa battaglia. Boia chi molla. La saluto cameratescamente” (Presidente Circolo culturale Excalibur, 17-03-05);

45) “tienimi sempre aggiornato. Un saluto romano ad un uomo coraggioso e leale” (T.R., mio lettore, Lecce, 20-03-05);

46) “A NOI! NON MOLLARE MAI!” (mio lettore dagli Usa, 2-3-05);

47) “Salve, volevo farLe gli auguri di Buona Pasqua a Lei e famiglia, incoraggiandoLa nella Sua lotta. Romanissimi saluti.“ (T.F., mio lettore, Genova, 26-03-05),

48) “Egregio avvocato Longo, da attento lettore dei suoi articoli, Le esterno la mia più profonda stima e solidarietà” (mio lettore, Bologna, 14-10-2002);

49) “Caro Amico: permettetemi di dichiarare la mia solidarietà per Voi e per la giusta battaglia che state svolgendo contro il materialismo ignorante e rapace e brutale di alcuni così chiamato “professionisti” del tribunale di Pordenone e della mafia forense, volti ad impedire l’allertamento per la difesa della libertà di pensiero e della parola politica: questo vostro allertamento è positivo per il bene comune del cittadino che può così conoscere quegli insidiosi ed oppressivi dogmi tribali che si vogliono imporre a nostre spese e a spese della comunità, imposizione che implica la violazione dei diritti fondamentali di libertà e quelli della nostra Costituzione. Il tribalismo forense sionista di Pordenone, con l’aggiunta fornita dal B.nai-B.rith, conosciuto anche come la Jewish Antidefamation League, hanno ordito un altro attentato per liberarsi di Voi, Avvocato scomodo, con il gioco delle tre carte truccate, orchestrando una presunta accusa di “tentata estorsione” di 200.000 Lire!!! Voglio ricordare che negli Stati Uniti questo tipo di perfidia è un trucco assai praticato dalla Jewish Antidefamation League contro tutti qui politici che si oppongono alla poderosa ed irruente intrusione di Uncle Shylock. (...). camerateschi saluti.” (ADR, mio amico ed assistito, Foggia, 26-12-2004);

50) “Le prove e le difficoltà, spirituali e fisiche, siano per noi occasione per temprarci, rafforzarsi e crescere. La fede che arde nei nostri cuori guidi i nostri passi e tenga salda la nostra determinazione a non tradire il nostro Condottiero Cristo Re, senza il quale nulla potremmo. L’ideale che ci spinge alla lotta politica contro gli sgherri del principe delle tenebre, ci dia la fierezza di sentirci Italiani in questi tempi di demoralizzazione. Il nostro onore di uomini giusti non venga mia meno e ci trovi sempre pronti alla chiamata. Un briciolo di umiltà ci dia la temperanza necessaria a non inorgoglirci troppo. Mai tradire, Né Dio, né i camerati”. (un mio lettore, dall’Irlanda, 27-12-2004);

51) “Lettera del dott. Alberto Mazzer, dirigente del Movimento Fascismo e Libertà indirizzata al quotidiano Il Gazzettino: “Vorrei a nome mio personale e del Movimento che rappresento, inviare le più sentite e vibranti contestazioni all’oscurantismo giornalistico, esercitato innanzi tutto sui vostri lettori. Mi riferisco alle limitate, contenute, oscurate verità sulla vicenda che ha interessato l’avvocato Edoardo Longo di Pordenone, recentemente assolto dal tribunale di Trieste. Infatti, nelle pubblicazioni, sono state oscurate le più che legittime considerazioni e commenti dello stesso avvocato Longo alla sentenza, per il semplice fatto che esse erano l’eclatante denuncia di una vera e propria campagna diffamatoria e della conseguente macelleria giudiziaria, volta unicamente a far tacere un libero professionista, preparato e battagliero, ma soprattutto non asservito o condizionato dalle variegate consorterie che non amano essere criticate o contestate. Pertanto, nella consapevolezza che questa lettera non verrà pubblicata, vi giungano le mie urla di protesta, contro l’oscurantismo esercitato nei confronti della vicenda dell’avvocato Edoardo Longo.” (Alberto Mazzer, Movimento Fascismo e Libertà);

52) “Caro avv. Longo, hanno tentato di imbavagliare la libertà di espressione e di pensiero di un cittadino italiano, ma non ci sono riusciti, perché la vostra tenacia e la costanza hanno premiato il duro e faticoso lavoro svolto dalla Vostra persona.” (R.F., Lecce, 23-12-2004);

53) “Carissimo camerata Longo, anche io voglio inviarti i più sinceri auguri per lo scampato pericolo, anche se so che non sarà purtroppo l’ultimo, in quanto i viscidi e pericolosi nemici, annidatisi fra le fila degli enti ed istituzioni, sono sempre lì, pronti a colpire alla prima occasione che gli si presenta. L’augurio è che certe “sublimi” sentenze (quelle di primo grado), vengano poi annullate ed essere valutate per quello che poi sono, ovvero delle vere e proprie persecuzioni politico/giudiziarie contro dei liberi cittadini, unicamente colpevoli di pensare ed agire secondo le loro scelte e convinzioni, nel rispetto delle regole e dell’altrui pensiero. Queste sette massoniche “illuministe” non riusciranno MAI a sopraffare le legittime ed autentiche verità a cui l’umanità, ovunque presente, tende, ma soprattutto, non riusciranno a vincere sulla VERITA’, utilizzando la MENZOGNA. Il tuo defatigante cammino professionale, costellato da questi veri e propri attentati alla tua persona che definire terroristici è poca cosa, sono lì a dimostrarlo, malgrado i pesanti costi esistenziali da te sopportati, sono convinto che queste bestie settarie non avranno la meglio su di te,e su quello che noi comunemente crediamo essere vero e giusto. Ti giungano anche i migliori auguri di buone feste. Romanamente.” (Alberto Mazzer – M.F.L. – Roma);

54) “Capisco bene cosa intendi l’Italia è in mano a quel genere di poteri. Lottare contro di quelli significa sacrificare la maggior parte della vita. Sono lobbies create e consolidate: anche se vinci, come hai descritto anche tu, diecine di processi, la tua vita trascorre, come è trascorsa la mia e gli anni perduti non tornano più. Anche tu dovresti trovare il modo di considerati danneggiato gravemente da tutti questi procedimenti e chiedere un risarcimento di danni anche morali”. (T.G., perseguitato politico anticomunista, 14-12-2004);

55) “Dopo una serie di killeraggi una GRANDE vittoria…non credo che la “bestia” si fermerà. Secondo te come mai non hanno “forzato” la cosa per eliminarti? 88”. (un mio lettore ed amico, Catania, 10-12-2004);

56) “Che la forza e la determinazione che ti contraddistinguono e fanno di te un raro esempio di virile coerenza siano sempre con te …..!!!” (Una collega, 9-12-2004);

57) “IO, DIRIGENTE DEL SINDACATO U.G.L., SOLIDARIZZO CON L’AVVOCATO LONGO. L’avvocato Longo, per l’impegno politico e per l’attività di scrittore, è divenuto oggetto di costante diffamazione da parte di ambienti dichiaratamente ostili alla pluralità delle idee e concezioni politiche. Ne è prova un metodico stillicidio al quale l’avvocato Longo è stato sottoposto, e a un “tiro incrociato” perpetrato dall’Ordine degli avvocati prima,e da ambienti affini a quelli giudiziari, poi. L’avvocato Longo è noto per l’estrema preparazione professionale e la correttezza nei rapporti con i clienti, così pureè noto l’impegno profuso, con evidente sensibilità sociale, per le categorie più fragili della società. Tutto questo è noto alla collettività pordenonese ed è evidente, che questi ultimi “schizzi di fango” non possono certo nuocere all’immagine di un professionista pulito e preparato”. (Fabrizio Schowick, dirigente UGL, da un articolo de il Messaggero Veneto del 22-11-1997);

58) “Già, sono d’accordo con quanto scrivi: i magistrati non rendono giustizia a chi è vittima di soprusi di altri magistrati, perché fra loro prevale il senso di corporazione e non di giustizia e non vogliono creare contrasti interni alla loro casta per non indebolirsi di fronte al loro braccio di ferro con il potere politico che vuole riformare questa magistratura. Questo perché non ci sono giudici veri, sono tutti politici e fanno politica. Sono le radici del male della nostra giustizia, credo insanabili. Però bisogna sperare di trovare ancora qualche giudice onesto..altrimenti ero all’ “ergastolo-a-rate” che mi avevano costruito..” (BZ, perseguitato politico anticomunista, 10-4-2005);

59) (NDR: lettera in replica a un mio messaggio in cui scrivevo: L’altro ieri dovevo essere assolto dal tribunale di Pordenone, giudice dott.ssa Piera Binotto, perché processato IN ASSENZA DI QUERELA! Il processo era già stato rinviato per questo. E’ stato rinviato ancora a maggio…..per permettere al pubblico ministero di CERCARE ancora da qualche parte se trova la querela !!! Temo possano prefabbricarne una….Ti pare giustizia, questa? Sono SEI ANNI che è in piedi questo assurdo processo da terzo mondo o da Unione Sovietica e chiedono ancora tempo per cercare querele che non sono mai state proposte! Se non è accanimento persecutorio questo…..).“ Conosco bene questo modo di agire: è proprio quello contro cui sto combattendo. Però devi trovare magistrati affidabili e solo esponendo ad altre procure competenti ad indagare su quella che ha abusato o omesso puoi farcela”. (TD, perseguitato politico italiano, 3-4-2005);

60) “Carissimo Avvocato, leggo sempre con attenzione i tuoi articoli e le tue riflessioni. Innanzi tutto volevo comunicarti che in data 23 febbraio 2004, dopo aver ricevuto il giornale Il Popolo d’Italia, ho inviato una lettera al Congressman James Sensenbrenner Chairman,a Washington D.C. 2051 USA, in cui chiedevo il rispetto dei diritti civili a favore di Ernst Zundel, colpito ingiustamente per le sue idee e i suoi scritti. Ti ricordo inoltre che il sottoscritto ha sempre e nel limite delle proprie possibilità, potuto attivarsi in aiuto o in supporto a casi che il sottoscritto riteneva importante per le proprie convinzioni, indipendentemente dall’appartenenza politica o partitica. Nel merito delle tue costanti battaglie per la libertà di pensiero e di professione, ti chiedo di inviarmi l’ultima pubblicazione di TOGHE E FORCHETTE. Colgo l’occasione per inviarti i miei più sentiti auguri di buon lavoro. Romanamente. Alberto Mazzer, M.F.L. – Roma (8-4-05);

61) “Caro Edoardo, ho letto con interesse i tuoi ultimi interventi sul caso Holy War e, più in generale, su quanto fa la “Polizia del Pensiero”. In tempi omologati come questi è, ahimè davvero vietato pensare. Mi ha fatto molto piacere leggere della riedizione di Toghe & Forchette. Ho ancora la prima edizione (della Littoria), ma gradire tenere nella mia libreria anche quest’ultima” (GF, mio lettore, Ravenna, 4-4-05);

62) “E’ vero: noi non siamo assolutamente liberi di esprimere quello che riteniamo giusto, né tantomeno, di lavorare affinchè esso si realizzi. Sono certo, tuttavia, che non siano pochi gli uomini che si sentono spiritualmente vicini a Longo, a Zundel e a tutti i coraggiosi che preferiscono rischiare la propria vita piuttosto che tacere di fronte all’ignominia dilagante. Consoliamoci sapendo che a tempo debito emergerà un Frodo talmente piccolo – almeno dal punto di vista della logica asurica – da giungere invisibile sino al centro del potere adharmico che ci attanaglia e distruggerlo. Oltre ad esprimersi pubblicamente, credo però sia di fondamentale importanza sottrarre la propria natura intrinseca alla tirannide della menzogna che alligna in noi. Quantunque di malavoglia, Lao Tzu, il quale venne costretto a redarre “la Regola celeste” dal guardiano di un passo, scrisse: “Con lo studio ogni giorno s’acquista/con il tao ogni giorno si perde ed ancora si perde/finchè si arriva al non-fare/cosa c’è di che il non-fare non faccia/l’acquisto dell’impero fu sempre senza azione/e l’azione non basta a trarre a sé l’impero”. (Tao Te Ching, II, 48, a c. di A. Castellani, Fi ’54). Un cordiale saluto” (mio lettore, Roma, 31-03-2005);

63) “Alla fine il Diritto è logica..ho notato però che non ce ne è poi troppa tra la magistratura! (QR, perseguitato politica tormentato dalla magistratura italiana, 26-3-05);

64) ““QUESTO REGIME SI DICE DEMOCRATICO MA INTANTO FA SEQUESTRARE I LIBRI. Con queste righe intendo porre l’attenzione su un grave episodio di inibizione della libertà di pensiero in violazione dell’articolo 21 della Costituzione. Si tratta, nella fattispecie, di una velina della polizia (Digos di Verona), del 18 agosto 1993, riguardante materiale ideologico sottoposto a sequestro e, tra questo, un saggio dell’avvocato Edoardo Longo. E’ evidente che ogni forma di coercizione della libertà di pensiero, ancorché incongruente con uno Stato dichiarato ‘di diritto’, non corrisponde a quell’ astratto ideale di libertà caldeggiato dai padri costituenti. L’indagine della polizia, fondata su presupposti dichiaratamente ideologici, ancorché in violazione di norme costituzionali, sembra appartenere, a regimi liberticidi e in contrapposizione con le istanze volte a non ghettizzare tutte le minoranze: di pensiero, di cultura, eccetera. Un regime “democratico” non può, certamente, comprimere la libera circolazione della stampa e di saggi dissidenti dallo “status quo“ senza cadere negli errori di poco illustri “normalizzatori” e inquisitori di memoria anterinascimentale. L’avvocato Longo, al di là del saggio in questione, condivisibile o meno, ha espresso un convincimento, un’opinione che merita, come tale, il più ampio rispetto e men che mai la persecuzione politica e inquisitoria di uno Stato che viene definito “democratico” e di ampia tutela delle minoranze, come, appunto, lo sono i dissidenti e le voci fuori dal gruppo. Fabrizio Schowick, dirigente Cisnal.“ (articolo de Il Messaggero Veneto del 3-4-1997);

65) “In questo sistema a dettare legge sono bande di delinquenti travestite da pubblici ufficiali!” (un perseguitato politico anticomunista, Roma, 2-5-05);

66) “caro Edoardo, non mollare mai!” (Francesco, un mio amico e camerata, Udine, 3-5-05);

67) “ma non dimentico anche l’avvocato Edoardo Longo, a cui va la mia vicinanza spirituale e la mia preghiera, per le tribolazioni che sta attraversando” (un mio amico, gestore di un Forum cattolico, 24-4-2005);

68) “caro Edoardo! Sono veramente allibito per quello che succede! Evidentemente i revisionisti danno sempre più fastidio, ma mi sembra che gli ebrei stiano veramente esagerando. Occorre un buon articolo su IL POPOLO D’ITALIA, che è adesso l’unico giornale decisamente revisionista. Camerateschi saluti!” (dott. RT, mio corrispondente, revisionista, Firenze, 21-5-2003);

69) (DA UNA PROTESTA DEL MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA’ ALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI PORDENONE). ”Sento il dovere e l’obbligo, in ogni senso, di esprimerle la mia più vibrata e gridata protesta ed indignazione, per l’illegale utilizzo dei ‘poteri istituzionali’ che fanno capo all’Ordine Forense che lei presiede, che di fatto ne denigra e squalifica il ruolo, per tramite infamanti, demagogiche e strumentali operazioni degne del più retrivo oscurantismo, oltre che persecutorie nei confronti di un cittadino che nell’ambito del suo lavoro professionale si avvale del Diritto Costituzionalmente garantito, di esprimere liberamente le proprie convinzioni ancorché non condivisibili sul piano politico e ideale dai componenti dell’Ordine degli avvocati di Pordenone e non solo.” (Alberto Mazzer, Coordinatore centro Italia, Movimento Fascismo e Libertà, 12-04-2005);

70) “Egregio Avvocato Edoardo Longo, purtroppo costretto all’immobilità a causa dei ricoveri in ospedale a causa della gamba maciullata dall’incidente stradale dell’ottobre 2000, non ho potuto scriverti per esprimerti tutto il mio sostegno per la continua tua persecuzione per le Idee, pur non condividendole nelle linee estreme nell’epoca della globalizzazione e del virtuale. Persecuzione da parte di quelle lobbies e dei loro capi che oltre a perseguitare te hanno insabbiato il mio caso stratosferico e ridotto me e mia moglie privi di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. (Giovanni M, perseguitato dalla giustizia ingiusta del tribunale di Pordenone, 16-04-2005);

71) “Carissimo camerata Edoardo, la tua vicenda rientra nella logica della persecuzione ai tuoi danni (e non solo tuoi), orchestrata da infami individui annidatisi nei consessi istituzionali al solo scopo di perpetuare una ignobile campagna denigratoria nei confronti degli avversari, ancor più infame se indirizzata contro i “non allineati” come te e tutti noi”. (Alberto Mazzer, dirigete del MFL, 20-aprile, 2005);

72) “Carissimo Avvocato, non la conosco, ma vedo che ha su per giù la mia età e sta attraversando le stesse tristi vicissitudini: ebbene, la “proscrizione” di cui lei mi accennava, è una cosa veramente barbara e incivile, ma è nulla in confronto alle parole, ai gesti, alle espressioni, alle considerazioni che i Colleghi ritengono esprimere ovviamente alle spalle e nei loro circoli massoni! Come potrà comprendere, faccio l’avvocato perché sono e mi ritengo una persona libera ed in tale ottica ho condiviso con estrema difficoltà, per non dire per nulla, certi compromessi e certi ruffianamenti, che sembrano invece obbligatori nella nostra categoria, sia nei rapporti con i Magistrati, fin anche con il personale di Cancelleria! L’abnorme sanzione disciplinare che mi è stata inflitta, altro non è cha la misura dell’abnormità dei Consigli dell’Ordine, intesi come istituzione, della loro inutilità nel senso delle rilevazioni delle eventuali violazioni disciplinari, e viceversa della loro estrema utilità per l’affermazione dei centri di potere e di supremazia, frutto dei ruffianamenti di cui sopra.

Questi centri di malavita andrebbero, a ragione, integralmente soppressi, perché all’alba del III Millennio, mal si conciliano con lo spirito, la natura, le finalità della professione di avvocato e la sua posizione nella società. Di fronte ad una tale organizzazione malavitosa, al cui servizio ci sono avvocati, magistrati, periti, clienti pilotati e personale di cancelleria, una struttura così ben radicata ed omertosa, le parole sono inutili, ci vogliono fatti!” (avvocato Federico Ariis, perseguitato dalle cosche massoniche del mondo dell’avvocatura, Udine, 2-4-1999);

73) “Ad avere plagiato un mio importante libro, alla fine, è stata una banda di mafiosi ebrei, ma questo non mi spinge ad odiare tutti gli ebrei. Dovresti riflettere un po’ su certe tue posizioni politiche, perché non si può escludere che non ci possa essere una matrice politica ben definibile dietro la persecuzione che subisci”. (mio corrispondente, 8-5-05);

74) “Caro Edoardo, tienimi, compatibilmente con i tuoi tanti impegni, aggiornato sulle Tue battaglie per la LIBERTA’ DI PENSIERO. “Uomini siate, e non pecore matte, acchè il Giudeo fra voi di voi non rida” (Dante Alighieri)”. (un mio lettore, Piacenza, 20-5-2005);

75) “Io non mi meraviglio di quello che ti succede, perché io ne ho vite di peggio: io non fumo, non bevo e considero drogati tutti quelli che lo fanno. Tutti qui sanno che ho convinto, con la forza del ragionamento, tanti amici a smettere con la droga…non sono stato perseguitato ufficialmente per le cose che hanno incrinato un certo “establishment” mafioso..ma per spaccio di spinelli in una pineta e appropriazioni indebite di pochi spiccioli! Figurati! ..reati che dovevano servire a screditarmi….Contro in Parlamento ho questo governo di destra..io che sono di destra per nascita e non per partito preso, benché di una destra liberaldemocratica….Come vedi, niente di nuovo sotto il sole: il metodo è sempre lo stesso (mio corrispondente, perseguitato dai poteri occulti, 11-05-05);

76) “Tu dici che il tribunale di Pordenone è un manicomio? Peggio! E’ una latrina! Indagare una persona per sei anni e poi accorgersi che mancava la querela per procedere! Ci devi scrivere senz’altro qualcosa in proposito!“ (mio lettore, Trieste, 18-05-2005);

77) “Gentile Amico, anche in Austria il potere mondialista sta reprimendo le idee dissenzienti, anche attraverso violazioni della legalità. Noi appoggiamo la sua battaglia per la libertà di pensiero.” (Herminio Redondo, intellettuale nazionalista austriaco, 5-7-1997); 

78) “Grazie per le copie del Suo libro! le stiamo sistemando nel nostro archivio. Siamo lieti di poter contare su di Lei in Italia!” (da parte dello staff dello “zundel-site”, 16-06-2005);

79) “Mi sembra di ripercorrere i passi già subiti anche da me, quindi non è solo Pordenone ad agire così, ma un po’ tutta la magistratura italiana, credo che ci siano alcuni procuratori corretti ed altri giudici corretti, un po’ qua e un po’ là..ma in generale, lo specchio è quello. Altrimenti lo stato della giustizia in Italia sarebbe ben diverso. Si tratta, in sostanza, di infiltrazioni mafiose” Un perseguitato politico anticomunista, 7-6-05);

80) “Caro Edoardo, ti auguro di liberarti al più presto dei ‘tuoi’ fastidi. Sursum corda!” (un amico editore, 26-05-05);

81) “Arrivato tuo plico! Ti sono vicina moralmente!” (una Amica, 13-06-05)”;

82) “L’avvocato Longo è una delle tante vittime della repressione giudaico-massonica, ma è uno dei pochi che ha il coraggio di rendere pubblica la sua vicenda e di intraprendere una “lotta al sistema” per difendere i propri diritti. La sua battaglia non sarà vana. Altri lo seguiranno, almeno me lo auguro. Spero che il vespaio sollevato da Longo crei un precedente che dia il via a una crociata contro quell’enclave giudiziaria faziosa governata dalle toghe con la stella di Davide. Il mio contributo alla giusta causa è quello di diffondere con i modesti mezzi in mio possesso, questo dossier, affinché l’opinione pubblica [ovviamente NON quella schiava del sistema “Jewish Power”] si faccia una vaga idea di come operano i figli di Sion e in che maniera manipolano la verità. Vi invito a contattare direttamente l’Avvocato Longo per ricevere ulteriori notizie e aggiornamenti in merito alla questione. Grazie a tutti coloro che daranno una mano alla diffusione di questo caso” (il Titolare di un sito schedato dall’ ADL ( = “crimini, terrore e repressione dei regimi totalitari comunisti”), 12-06-2005);

83) “caro avvocato Longo, voglio sperare che per Voi tutto questo miasma repressivo che vi hanno creato nel tribunale di Pordenone venga al più presto risolto: capisco esattamente il Vostro stato d’animo, vorrei darvi una mano anch’io” (un amico, che fu combattuto e aggredito dai giudei in New-York, 6-6-05);

84) “La verità, caro Edoardo, è che i giudici sono ingannati da bande di farabutti che manipolano tutto. Molti di loro accettano questo sistema perverso, ma ce ne sono anche che attendono solo di avere un po’ di lumi, il che in un paese ridotto come l’Italia non è facile” (un amico perseguitato politico, 21-07-05),

85) “Onore a te, Edoardo: ‘chi pratica la giustizia risplenderà in cielo come le stelle e sarà meritevole del sorriso e dello sguardo di Dio’. Un caro saluto dal tuo amico e camerata Leo”. (un amico e mio lettore, Torino, 7-7-05),

86) “Ciao! Ho letto qua e là il tuo dossier giudiziario, si vede proprio che hai colpito il drago alla testa. Le reazioni erano anche ovvie ma se continuerai nell’opera, alla fine saranno controproducenti per gli stessi individui che cercano di colpirti. Sei un esempio di tenacia e lucidità davanti a una macchina che agisce in maniera scomposta” (un collega e autore di vari saggi politici, Roma, 5-7-05)”,

87) “Cher Maistre, bon courage dans ce terribile combat” (prof. Robert Faurisson, 12-07-05),

88) «Congratulazioni! Conosciamo per nome e cognome le sedicenti «povere vittime» [NB: il riferimento è al consiglio dell’ordine degli avvocati di Pordenone]. Gli stessi che hanno usato la magistratura sine fumus boni juris per eliminare concorrenti scomodi. Vada avanti e chieda il commissariamento del “foro” (Ma quale “foro”? usa dire scherzosamente un suo collega), invii tutto al consiglio nazionale degli avvocati: non produrrà effetti concreti, ma resterà scritto da qualche parte, metta al corrente quanta più gente può. Cordialmente” (esponente politico di Destra aggredito dalla magistratura democratica, 4-7-05),

89) “Caro Edoardo, noi “cattofascisti” siamo più coriacei di quanto alcuni neopagani, sedicenti camerati ma in realtà portavoce di logge di destra, possano lontanamente immaginare. Giuda chi molla!” (mio amico e lettore, dall’Irlanda, 7-7-05);

90) “In alto i cuori!” (mio amico, Gorizia, 26-6-05);

91) “Caro camerata Longo, la vostra Autodifesa è presente negli scaffali della Biblioteca Municipale di Arthur Avenue nel Bronx, centro storico della comunità italo-americana di New York. E’ un aggiornamento essenziale: è una vergogna che non si legga niente di questi sguaiati accanimenti dei nostri tribunali, che è quanto di più odioso possa esistere in un paese democratico! processare la gente solo per quello che ha pensato: ecco perché il nostro Paese si trova in questo miasma tribale sionista-massonico!” (un mio amico, New York, 18-6-05),

92) “Carissimo Avvocato Longo, mi permetto di ringraziarLa, commosso per le sue gentili parole, che non merito. E’ stato un piacere averLa conosciuta ed ospitata nella lista che sono stato costretto a chiudere. Mi mancherà!” (un amico cattolico tradizionalista cui equivoci personaggi hanno fatto chiudere una mailing-list cattolica tradizionalista, 8-8-05);

93) “Difenditi e difenditi bene. Gli asini, vestiti da saccenti, lasciali ragliare. Cordiali saluti. (Antonino Amato, direttore di Ciaoeuropa e www.ciaoeuropa.it, 27-giugno, 05);

94) “Caro Edoardo, siamo ancora vivi?? Sperò di sì, nonostante l’asfissia della ‘libertà democratica’…. (un amico, Cormons, 24-8-05);

95) “Caro Edoardo, leggo sempre con interesse gli e-mail che mi invii e mi sembra quasi impossibile che nella patria del diritto possano succedere simili nefandezze e si possa essere perseguitati solo per le proprie idee politiche. Cordiali saluti”. (“Ludwig”, disegnatore controcorrente, Torino 25-08-05);

96) “La nostra preghiera e benedizione l’accompagnino sempre. I Frati Custodi di questo Santuario.” (Santuario di Madonna di Rosa, S.Vito al Tagliamento, PN, 16-08-05),

97) “Buongiorno Edoardo! Sono stato trasferito in questo carcere grande come un paese intiero per motivi di sicurezza. (…) Sarei contento se tu mi spedissi il libro di cui accennavo nell’ultima lettera a Pordenone, quello dove hai ottenuto il dissequestro. Se puoi venire a trovarmi te ne sarei molto grato e ti pregherei di portarmi una tua pubblicazione (magari quella che è stata dissequestrata). Ne ho parlato qui ai compagni di detenzione. Ho letto anche l’articolo sul Messaggero di Pordenone che parlava della tua assoluzione e della chiusura preventiva del sito “Fascismo & Libertà”: Non ce la faranno mai a distruggerti: sei sempre andato assolto in Autodifesa! Sono con te ..e altri!” (Giorgio R., mio cliente, mai stato militante politico. Ora si firma con una Croce Celtica accanto al suo nome, Località omessa per motivi di cautela, 28-07-05);

98) “Caro Edoardo, ho letto la tua Autodifesa, di lettura per me in qualche punto difficile, ma che dà un’idea chiara di che tipo di gente siano certi magistrati (molti, a quanto sembra) e come ti possano aggredite in ogni modo se ti considerano un nemico. Tu sei e sei stato bravo a tener duro come hai fatto”. (un mio amico, esponente della Lega Nord, 26-07-05);

99) “Caro avv. Longo, scrivo dagli u.s.a.; purtroppo vivo qui già da un bel po’ di tempo. Ricevo periodicamente la vostra e-mail. Sono contento per Lei per come è uscito da questa situazione” (Michele R., mio corrispondente italiano dagli U.s.a., 31-8-05);

100) “Egregio Avvocato, ieri all’ufficio matricola del carcere l’ho nominata mio difensore. Ho letto in carcere il suo libro dattiloscritto sulla sua Autodifesa. E’ incredibile come ce l’ha fatta a non farsi fregare da quella gente schifosa! La ringrazio se me ne vorrà inviare una copia, coopererò anch’io così alle spese di edizione per i libri di questa coraggiosa battaglia, anche se chiuso in questo cesso posso fare ben poco. Cordialmente.” (mio cliente, recluso presso il carcere di Pordenone, 31-08-05);

101) “Quei figli di puttana della procura di Pordenone cercano di incastrarti con delle false testimonianze? Ci credo. L’unica cosa che non capisco è in cosa sia diversa la magistratura dalla mafia”. (C.D:, mio amico e cliente, Aviano, 23-08-05);

102) “Caro Edoardo, purtroppo come sai le mie precarie condizioni di salute non mi consentono di seguire vertenze di una certa complessità come le tue. Ti rinnovo però la mia solidarietà augurandoTi ogni successo nelle vicende che Ti vedono impegnato su diversi fronti. Con viva cordialità” (R.C., un Avvocato: l’unico che a Pordenone mi ha espresso solidarietà pubblicamente e senza riserve, addirittura durante una udienza penale, 1-8-05);

103) “Ho letto le sue bozze del dossier “Per trenta denari”. E’ a dir poco raggelante che la magistratura – i pubblici ministeri sono comunque dei magistrati a tutti gli effetti – faccia l’occhiolino a dei delinquenti e ne titilli e avvalli delle false testimonianze! Se penso che i magistrati dovrebbero sorvegliare l’onestà altrui e sono invece dei delinquenti come i procuratori di Pordenone! Scriva presto questo libro, caro Avvocato! E alleghi tutte le documentazioni scritte, a volte di altri magistrati più onesti, che documentano la falsità di questi testimoni fasulli e corrotti dalla procura e della Banda Bassotti che c’è dietro! La gente deve sapere che chi giudica è spesso un criminale senza scrupoli, che avvalla testimonianza false per far fuori oppositori scomodi. Faccia pervenire al Ministro Castelli, che è una gran brava persona, questo dossier, il più presto possibile. Lo faccia circolare, lo faccia leggere ai pochi magistrati onesti ancora in circolazione in questo merdajo che è la magistratura (di destra o di sinistra, poco importa). Se fatica a trovare un Editore per questi testi, visto che gli editori fascisti sono dei pusillanimi, ci penso io a trovarglielo: qui l’etichetta politica centra poco, quello che importa è che la gente per bene apra gli occhi su quale abisso di corruzione vive la magistratura italiana! Noi lo sappiamo da gran tempo, ormai.” (un amico, esponente del centro-destra e intellettuale, Milano, 12-09-05);

104) “Io sono molto interessato a sapere come fanno i procuratori corrotti a proteggere dei testimoni falsi. Ma non è possibile fare qualcosa per smascherare questo schifo? Ho letto il suo dossier e questo è un scandalo che nessuno conosce”. (mio cliente, Tarvisio, 12-9-05);

105) “So che Lei, avvocato, è una persona intelligente, non un trinariciuto come molti suoi “camerati” neofascisti non diversi in questo dai comunisti: tutti costoro, quando sentono parlare di Berlusconi e delle sue critiche alla magistratura (non dimentichi che il Capo del Governo ha dichiarato che i magistrati italiani andrebbero sottoposti ad esami psichiatrici!), non ci vogliono proprio sentire. Il problema sollevato da Berlusconi è vero. Lei non si illuda di avere giustizia dalla magistratura: essa è una casta e nel contempo un partito politico: rendendo giustizia a Lei finirebbero con il favorire proposizioni ideologiche di Destra che avversano come la morte, per cui, in nome della loro convenienza politica, compiranno abusi indicibili per non permetterle di uscire vittorioso, ci può scommettere. A quella gente non interessa la giustizia (eguale per tutti!) ma solo il consolidamento del potere mafioso che gli garantisce i privilegi. Da un giudice non si attenda onestà e giustizia: hanno l’anima degli scrivani corrotti. Non renderanno mai giustizia a un “nazista”. Falsificheranno la verità, pur di annichilirla e coprire i loro compagni di merende. Combatta piuttosto con l’arma della verità e della opinione pubblica, che è più forte delle loro trame. A me è piaciuto molto il Suo testo sui “processi paralleli”. Pubblichi libri e articoli, se riuscirà a farlo: le lobbies che controllano la magistratura hanno in mano anche il “quarto potere”, sia attraverso i mass media più accreditati, sia anche controllando una miriade di piccoli editori anche politicamente schierati in modo difforme tra loro. E non mi dica che non lo aveva già capito..” (un mio lettore, elettore di Forza Italia, Roma, 12-09-05)”;

106) “Caro Amico, Lei deve attaccare di più su questa Rassegna quei filibustieri neo-fascisti che, in accordo con le centrali giudiziario-forensi del Pensiero Unico, la hanno attaccata brutalmente. Sono dei miserabili e dei delinquenti! I suoi lettori sono con Lei e vogliono essere informati di più su questa sordida manovra. La informo che in seguito alle aggressioni nei suoi confronti io non voto più il MSFT e alle prossime elezioni non andrò a votare proprio”. (mio lettore, Rovigo, 4-9-05);

107) “Se mio figlio mi dirà che da grande vuole fare il magistrato, gli darò una sberla! Che faccia il ladro, piuttosto: sono entrambi mestieri disonesti, ma almeno il ladro fa fatica a rubare e corre qualche rischio, il magistrato, invece, è lo stesso un delinquente, ma si ingrassa come un porco senza correre rischi e senza rischiare niente. Con i nostri soldi! Figli di puttana.” (Mio lettore, Bologna, 3-9- 05);

108) “Lei ha una penna tagliente come un rasoio: come pensa che quei gufi impagliati del tribunale di Pordenone gliela lascino passare?” (mio lettore, Siena, 3-9-05);

109) “Sei meno solo di quanto immagini, solo che i tuoi nemici sono quasi tutti al “loro” posto e pronti a lanciare sassi, ma tu li fermerai. Spero tu abbia capto cosa intendo ‘al loro posto’ …. Procuratori amichetti e giudici corrotti..” (mia lettrice, Trieste, 3-9-05);

110) “Gentile Camerata Avv.Longo, La ringrazio di tutto cuore per avermi inviato il libro ‘Il Coltello di Shylock’e un resoconto della storia della Sua oppressione subita per opera dei giudei e dei loro servi. Nell’augurarle ogni bene, Le esprimo la mia solidarietà”. (mio lettore, Trieste, 14-09-05);

111) “E’ tutta una tresca infame! C’è una tresca legata quasi col sangue in quella merda di delinquenti [NDC: giudici, avvocati e neofascisti di complemento] a Pordenone. Tu hai detto la verità anche riguardo alle loro manovre. Ma vincerai. E lo fari con lo stesso metodo che hai adottato fino adesso: BLOCCARE TUTTO fino a quando non percepirai che potrebbero andarti bene le cose. Forza e coraggio! Abbi fede, che Dio è più grande di loro e ti aiuterà” (mia lettrice, Savona, 4-9-05)”;

112) “Di questi tempi prendere quasi in solitudine il Leviathano per il collo guardandolo fisso negli occhi, è impresa per Spiriti Liberi e Arditi. Solo così si può ambire al riscatto contro i signori del denaro e dell’Usura! Boja chi molla!” (mio lettore, Andrea da Milano, 15-09-05);

113) “Egregio Camerata Longo, Angelo Cauter mi ha dato da leggere un po’ di giornali del “Popolo d’Italia”. Ho letto con vivo interesse i Suoi articoli contro i maledetti e nauseanti ebrei. Lei ha molto coraggio a scrivere libri e articoli contro il regime giudaico-sionista-mondialista.“ (Mio lettore, Trieste, 9-9-05);

114) “Caro Edoardo, nell’esprimerti la mia più piena ed incondizionata solidarietà nella battaglia contro la “conventio ad excludendum” perpetrata nei tuoi confronti da certi fecal-omini, ho il piacere di segnalarti questa pagina dell’Università degli studi di Tel Aviv - The Stephen Roth Institute (http://www.tau.ac.il/Anti-Semitism/asw2003-4/italy.htm – che parla di te come di un illustre esponente dell’antisionismo.“ (F., mio commilitone ai tempi del Fronte della Gioventù missino, Pordenone, 16-09-05); 

115) “Ciao, Edoardo! Ho letto sulla lista “Libeccio” quanto hanno scritto su quel fascista beota del Piemonte! Finalmente la gente con la testa, che non ragionava prima per via di interessi di cortile, fino a quando non ha avuto la lezione sul grugno, si renderà conto di chi sei tu. Primo fra tutti quel “simpaticone” di …. – Come noi, anche loro sono in contatto QUOTIDIANO, quindi per due anni hanno diffuso ogni cagata (qui ci vuole la parola intera!) su di te. Al di là del tuo interesse politico, il tuo merito sta nella tua persona, nel non arrenderti davanti a gente di merda che non vale un c…o. Finalmente la merda è uscita dal secchio ..e puzza!” (mia lettrice, Pisa, 03-10-05 - Parole sante! -);

116) “Caro camerata Longo, vorrei metterla in guardia dalla possibilità che salti fuori un altro confindente di Shylock fra i suoi vari collaboratori e amici. Come dice il proverbio, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Proabilmente mis baglierò, ma può esserci sempre qualcuno disposto a tradire nel nome del dio denaro. Certo che quello La ha tradita in maniera vergognosa e spudorata, in maniera davvero schifosa. (..) Bisogna avere proprio una faccia di bronzo, anzi, una faccia da culo. Cordiali e camerateschi saluti e un incoraggiamento nel proseguire la Sua ammirevole e lodevole battaglia per una giustizia giusta” (un lettore e amico, Trieste, 2-10-05);

117) “caro Edoardo, siamo tutti nel mirino delle stesse grinfie delle stesse lobbies. Il tuo libro renderebbe un servizio utile a tutti quanti hanno a cuore la libertà di pensiero e di critica“ (Studioso revisionista, Roma, 27-09-05);

118) “ho letto con molto interesse i suoi testi sulle manovre persecutorie degli ordini forensi asserviti ai sinedri, alle sinagoghe, alle logge massoniche e ai servizi segreti. Sono bastardi, con le loro manovre davvero diaboliche ed asfissianti!” (un mio lettore, Trieste, 30-09-05);

119) “Giustizia sporca o immaturità civica? Che ne dice di scrivere assieme il “dolo del magistrato” evidenziando casi concreti?” (mio lettore, perseguitato da una combine fra una procura e il consiglio dell’ordine degli avvocati, Trento, 19-09-05);

120) “Camarada & Amico: muchas gracias per el mensaje. Estamos contigo! Saloo romano.“ (Centro Culturale Thule, Spagna);

121) “So che hai molto da fare e ti ringrazio per il libro (che scotta..) “IL COLTELLO DI SHYLOCK”. Hai la mia stima particolare perché abbiamo gli stessi principi a riguardo della battaglia che da tanti anni stai portando avanti duramente e con successo. Vorrei combattere come fai tu sia per la politica e la GIUSTIZIA MOLTO INQUINATA E “PUZZOLENTE” e così via. Chiudo qui con un cordiale saulto e anche da parte di C., mio fedele compagno di “CASTELLO” (NCD: Il “castello” è il soprannome del carcere di Pordenone). Boja chi molla!“ (mio cliente, G., Pordenone, 20-09-05);

122) “Ciao Edoardo, ho letto con piacere il “coltello di Shylock”. Ho letto con interesse la vicenda della vedova di Schindler, di cui il famoso film di Spielberg. Ho letto che ha denunciato Spielberg e gli ha fatto causa civile. Mi interessa perché come sai ho dovuto denunciare penalmente anche Spielberg per il plagio del mio sito” (NDR: a proposito di ‘moralità giudaica’..) (mio corrispondente, Milano, 19-09-05);

123) L’ANONIMA ESTORSIONI IN AZIONE: A proposito di un recente tentativo di estorsione da parte della “rinomata” avvocatura pordenonese (06-10-05): Il consiglio dell’ordine degli avvocati, per il tramite di un suo caudatario, mi ricatta chiedendo la rinuncia da parte mia ad una azione risarcitoria civile per loro violazione della privacy nei miei confronti, in “cambio” della remissione da parte del caudatario di una querela demenziale in un procedimento in cui sarò senz’altro assolto. Mi scrive un amico che mi informa della manovra: “Caro Edoardo, la condizione posta da B. è inaccettabile per molti motivi. Gli avvocati di Pordenone stanno agendo tutti schierati “al loro posto” da autentici infami e pezzi di merda quali sono. Compresi i procuratori della repubblica e i giudici, per farti fuori, e in piazza. Hanno agito nella convinzione che tu non avresti fatto niente contro di loro (NDC: poveri illusi, si vede che non mi conoscono ancora bene!) e che non te lo avrebbero permesso, i loro “amici”, avvocati pordenonesi per primi, tutti allineati e coperti a salvare il deretano di quella autentica cosca mafiosa. B. ha sondato il terreno con una richiesta estorsiva, eseguendo una specifica disposizione del coa. Non accettare il ricatto!” (NCD: proprio io??) (mio informatore, Pordenone, 6-10-05);

124) “Per me ed altri miei amici nazionalpopolari Lei è una persona coraggiosa e siamo anche onorati di poter essere in contatto”. (Movimento Giovani Molisani- Alleanza Federalista, 5-10-05)

COME CONTRIBUIRE ALLA MIA BATTAGLIA: Sono perfettamente convinto che il tempo dei processi popolari ai tribunali giacobini non sia ancora tramontato.il Nuovo Ordine Mondiale non è ancora riuscito a chiudere tutti gli spazi di libertà. Per cui è possibile levare la propria voce di protesta, pur nel silenzio addomesticato dei media che non disturbano i “padroni” – ai quali uggiolano contenti per avere l’osso.. – e processare in piazza e pubblicamente i torvi e criminali Inquisitori di Stato. Pur lasciando alla fervida fantasia e creatività di chi mi legge trovare modi sempre più incisivi per protestare per quello che avete letto e leggerete con le mie periodiche news-letter, i modi più semplici e facili per aiutarmi sono i seguenti che vi suggerisco:

1) inviate al mio indirizzo i vostri commenti e giudizi su “il caso Longo”. verranno pubblicati, come una forma di petizione, in questo periodico aggiornamento (mi scuso con i tanti che ho tralasciato a causa del caos delle mie carte, ma rimedierò) e diffusi in Internet. Alzate la vostra voce di protesta contro la pulizia etnica del dissenso politico! Scrivete a: Edoardo Longo, e-mai: [email protected] - oppure all’indirizzo postale: avvocato Edoardo Longo, viale Libertà, 27, 33170 Pordenone – Italia -

2) Se avete dimestichezza con lo scrivere e disponete di una testata giornalistica o su web (sito) riprendete i testi che vi invio e traetene spunto per scrivere articoli su questa vergognosa pulizia etnica del dissenso. Vi ringrazio fin d’ora, come ringrazio quelli che lo hanno fatto finora (e sono tanti). Informatemi di quanto pubblicherete.

3) Inoltrate questo messaggio e le varie news-letter che invio ai vostri amici e corrispondenti.

4) Fate pubblicare sul web gli articoli di questa news-letter e inoltrateli nelle mailing-list o gruppi di discussione cui siete iscritti.

5) Pubblicate gli articoli di questa rassegna e questo periodico aggiornamento su riviste e giornali aperti e contro-corrente.

6) Se appartenete ad una associazione politica o culturale o ad un Movimento politico o di opinione, organizzate incontri su “Il caso Longo”: come relatore sono disponibilissimo e dispongo sempre di documenti che inchiodano le procure forcaiole alle loro responsabilità.

Per adesso è tutto.

Al prossimo aggiornamento e alle prossime news-letters…dal “paese delle aberrazioni giudiziarie” le notizie non mancano mai …boja chi molla!

Pordenone, lì venerdì 7 ottobre 2005.

Avv. Edoardo Longo                    [email protected]


DIFFONDETE QUESTO MESSAGGIO.
COMBATTETE I PROCESSI POLITICI
AI DISSIDENTI.

 






Segnalazione libraria (1):
(aggiornata al: domenica 5 febbraio 2006)

“Non sul corame della tua soletta tu dovresti affilare quel coltello,
ma su quello più duro del tuo cuore, spietato ebreo; non v’è alcun metallo, no, nemmeno
la scure del carnefice, che sia nemmeno metà affilato e tagliente
rispetto all’odio tuo.”
(William Shakespeare, da “Il Mercante di Venezia”)

Edoardo Longo

IL COLTELLO DI SHYLOCK

Vicende di ordinaria repressione giudaica

(“THE SHYLOCK’S KNIFE”)




Dati del volume:
pp 140, edito in Trieste, 2002, per le edizioni Rocca d’Europa, € 15,00.

Presentazione di G-A. Amaudruz e di Robin Hood. Illustrazioni di Ludwig, Chard, Mictalentecuhtili 2000. Traduzioni dei testi francesi di Pio de Martin. In appendice gli scritti di G.A. Amaudruz proibiti dalla legge antirevisionista francese e un ampio saggio del prof. Juergen Graf sui processi ai revisionisti. In appendice anche il testo integrale di due atti di querela nei confronti del Tribunale di Pisa nel procedimento “Holy War against ZOG”.

L’argomento: “Il Coltello di Shylock” è un’opera che non trova eguali nel conformista panorama della editoria italiana. Abituati da decenni alla propaganda mondialista per cui ogni critica verso il mondo ebraico equivale al “male assoluto”, quest’opera svela i retroscena squallidi delle lobbies ebraiche internazionali: attraverso un reticolo di leggi liberticide, ogni critico verso l’Ebraismo internazionale si trova alla sbarra. L’autore, avvocato, trae dalla propria esperienza professionale casi incredibili ma veri di malagiustizia ispirati dalle lobbies ebraiche: adolescenti, anziani ex soldati ottuagenari, anziani pensionati: tutti processati fino all’annichilimento da procuratori della repubblica invasati dalla servile volontà di servire le plutocrazie ebraiche e quella che Finkelstein ha definito l’industria ebraica internazionale delle estorsioni. Processi politici e processi alle idee intentati da moderni Shylock. Il volume evidenzia anche tracce di lettura di una occulta connection fra Giudaismo e Massoneria con l’obiettivo segreto di ricostruire il Tempio di Gerusalemme e ripristinare su scala universale l’antico rito perduto di Israele ritenuto da Rabbini e Gran Maestri massonici essenziale per il dominio universale di Israele: un inquietante sguardo sui segreti esoterici del Popolo Eletto, fra Riti segreti di Sinagoga e occulti rituali di Loggia.

Contiene le analisi ideologiche che negli anni 1990-1993 hanno scatenato la furia di Figli della Vedova (servi di Sion e autentica Polizia del Pensiero occulta) nei confronti dell’autore, servendosi del loro “braccio secolare” in ambito giudiziario (= il Consiglio dell’Ordine forense, autentico Tribunale Speciale): “I segreti del Popolo Eletto”. “La Sinagoga di Saruman”, “Malynski e la Guerra Occulta”. Il terrore di questa genìa era che l’Autore potesse scrivere un testo intieramente dedicato alle connessioni occultiste fra Massoneria e Giudaismo: per questa ragione cercarono di stroncare ogni impegno culturale dell’Autore attraverso il maglio disciplinare dell’ordine forense cercando di realizzarne la “damnatio memoriae”. Questi articoli tratteggiano una inquietante prospettiva che alcuni vogliono divenga realtà. Il volume ricomprende anche un altro articolo che ha inquietato i sonni della Polizia del Pensiero: lo scritto “Giudei e giustizia democratica” (pubblicato in precedenza da Il Popolo d’Italia e da il Courrier du Continent).

Questo articolo è stato oggetto di una lunga e frenetica schedatura: sequestrato dalla direzione didattica di un liceo di Mestre - Venezia perché gli studenti non potessero leggerlo, dalla Digos della stessa città cui venne consegnato dalla squallida figura di detto Preside, sequestrato poi nel corso delle indagini del caso “holy-war-against-Zog” e oggetto di una velina poliziesca della sezione “world” della famigerata polizia politica italiana. Un articolo la cui attenzione repressiva indica non solo il degrado dello stato italiano, che assume il profilo di un Leviathano liberticida, ma è un indiretto riconoscimento della validità ed efficacia dell’azione di critica svolta dall’autore “politically incorrect” (ed incorreggibile..). Un articolato dossier sulla aggressione giudiziariodisciplinare subita dall’Autore ad opera della occhiuta Polizia del Pensiero si può leggere su un interessante sito anch’esso preso di mira dai servi di Sion:
http://www.komunismo.clara.co.uk/dossierlongo.htm
http://crimini.web-gratis.net/dossierlongo.htm
- Di forte impatto anche le illustrazioni del libro, fra cui la copertina di Ludwig e le vignette di Chard: indimenticabili quelle intitolate “shoah” e “la memoria del pidocchio”. Prefazione al volume di G.A.Amaudruz. Ricca appendice documentaria: gli altri articoli oggetto della furia del Leviathano giudiziario (“Gli Iniziati di Sion” di fonte anonima e rielaborato qui dall’Autore, sequestrato dalla Procura di Pisa; oltre a un capitolo tradotto ora per la prima volta in lingua italiana tratto dal libro “la Guerra senza nome” del capitano inglese Ramsay, sequestrato dalla Procura di Pordenone) querele contro i giudici del caso “holy-waragainst-zog”, articoli proibiti di G.A.Amaudruz ed uno studio dello storico Juergen Graf, chiudono un volume autenticamente controcorrente.

Hanno scritto del libro:

1) ”Questi e molti altri edificanti episodi delle democrazie europee, generalmente nascosti al pubblico e che coinvolgono personaggi maggiori e minori, vengono portati alla luce nell’ultimo libro antologico di Edoardo Longo ‘Il coltello di Shylock’
(Pio de Martin, Rinascita, 25 maggio 2002)

2) “Longo mette il dito anche su altre piaghe nascoste dalla ‘grande stampa’“
(Pio de Martin, sentinella d’Italia, marzo, 2002)

3) ”Una rasoiata in faccia all’ebraismo internazionale, una testa di porco lanciata in sinagoga, ottantotto punti di sutura sulla piaga sionista: questo è il coltello di Shylock. Probabile prossimo candidato ad un posto di rilievo sul sito del monitoraggio sull’”antirazzismo”.
(Alessandro Mereu, Avanguardia, luglio, 2002)

4) “Giornalista nazionalista italiano, Edoardo Longo pubblica presso le Edizioni Rocca d’europa Il Coltello di Shylock (le couteau de Shylock), atto d’accusa sulla repressione antinazionalista e antirevisionista in Italia, mettendo in evidenza l’influenza di gruppi internazionali come il centro Simon Wiesenthal di Los Angeles.
Faits & Documents, luglio 2002)

5) “Longo mette così in luce il ruolo ripugnante delle mafie massoniche, autentiche gangs di sicari lobbistici. Una lettura raccomandata a tutti i nostri lettori che posseggano la lingua di Dante”.
(Le Libre Journal, 3 luglio 2002)

6) Longo è noto per aver attaccato completamente solo, alcuni anni fa, La proiezione del film di Spielberg Schindler’s List sulla televisione italiana che, secondo lui, «fomenta sentimenti antitedeschi» e “incita all’odio razziale». Collabora regolarmente al Courrier Du Continent dello svizzero Gaston-Armand Amaudruz che presenta questa opera”.
(Conseil du Rèvisions, agosto 2002)

7) «‘Il coltello di Shylock’ entra di prepotenza e di diritto nel novero delle opere del pensiero ‘politicamente non allineato’ confermando la valenza e l’impegno nella battaglia antimondialista del suo autore, l’avvocato Edoardo Longo, da sempre in prima linea nell’azione di denuncia dei melliflui giochi di potere e dei torbidi intrighi di palazzo intessuti da potenti lobbies occulte o semisconosciute all’opinione pubblica».
(Fronte Veneto Skinheads, L’Inferocito, giugno 2002)

8) “Quest’opera non ha l’equivalente in Italia, perché svela i retroscena sordidi delle lobbies che governano il mondo attraverso una rete di leggi liberticide”.
(Yvonne Schleiter, Rivarol, 14 giugno 2002)

9) “i suoi scritti hanno una grande qualità: Lei tratta gli Ebrei allo stesso modo con cui costoro trattano i revisionisti”.
(Yvonne Schleiter, revisionista)

10) “Lei sta facendo notare che il vero problema mondiale è e sarà sempre l’ebraismo, in quanto questa gente, da che mondo esiste, non vuole inserirsi all’interno delle varie società, ma succhiarne il nettare e restare una comunità a parte che obbedisce solo alle loro leggi e usanze. BASTA!!! Voglio precisare che a me personalmente non me ne frega niente della sorte dei Palestinesi, pertanto il mio, oltre che essere un Antigiudaismo è un Antisemitismo completo, pertanto è giusto come fa Lei affrontare il problema punto per punto argomentando, se permette, le nostre vedute e posizioni del problema, staccandoci dal carro sia di “destra che di sinistra”, dei “poveri palestinesi”.
(un Lettore di Genova, estate 2003)

11) “Abbiamo letto il Vostro libro. E’ un testo storico che riguarda la nostra epoca. Il Vostro libro informa con chiarezza della perfidia giudaica”.
(Comitato di Democrazia Diretta, marzo 2004 )

12) “Lei è giovane, si vede che ha molto, molto coraggio, è pieno di energia, e per quanto riguarda gli ebrei, scrive delle cose che non siamo abituati a leggere. Lei ha sempre ragione in quello che dice, Lei dice delle cose vere. Lei le scrive in un modo tanto impetuoso, quasi aggressivo, che i Suoi articoli senz’altro fanno paura a persone che sono sempre state attente a non essere troppo aggressive nei confronti degli ebrei. E’ possibile che non siamo mai riusciti a vincere gli ebrei proprio perché abbiamo preso troppe cautele, troppe precauzioni con quel popolo…Noi, goym, non abbiamo mai trattato gli ebrei come loro hanno trattato noi…E questo è successo in tutta l’Europa, non solo in Italia o in Francia. Non osiamo mai parlare di questa gente come fa Lei.”
(Un revisionista francese, primavera 2003)

13) “Ho apprezzato il Vostro lavoro lungo gli anni”.
(Mark Weber, studioso revisionista e direttore del IHR, istituto di studi revisionisti),

14) ”Gentile Amico, il vostro libro entrerà a far parte del nostro archivio. Siamo lieti di avere un amico come Lei in Italia”.
(dallo “zundel-site, 16-06-2005).

15) ”caro Edoardo, ti ringrazio per il tuo ultimo lavoro che ho ricevuto oggi e che leggerò con estremo interesse perché mi sto veramente incazzando con le posizioni del partito (NDR: Alleanza Nazionale) sulla ‘questione’ palestinese”.
(Onorevole Antonio Serena, 12-maggio-2002);

16) “Il mio avvocato è una delle sole tre persone – esclusa la mia famiglia, ovviamente – che non mi hanno mai fatto niente di male per le mie idee politiche. Mi ha fatto pure un regalo di Natale: una copia del suo libro. L’ho letto in due giorni! Sai cosa vuol dire? E’ un concentrato di antisemitismo! Tutte cose vere, però…..”
(Nome riservato. Da una intercettazione telefonica illegale, del dott. Felice Casson, ex procuratore della repubblica di Venezia, ora candidato comunista alle elezioni politiche).

17) “Cerchiamo tramite le letture di preparare l’antidoto al veleno sionista-giudaicointernazionale. Alcuni dei testi che usiamo sono: “i protocolli di Sion”, “L’Arcipelago Gualg” di Solzenitsin, “The Red Wheel“ dello stesso, “Il coltello di Shylock” dell’avv. Edoardo Longo, “storia degli ebrei sotto il Fascismo“ di Renzo de Felice, “le menzogne degli ebrei” di Martin Luthero.”
(un circolo culturale antisionista, 16-01-2004),

18) “Ill.mo Dott. Casson, il Ministero dell’Interno – Direzione Centrale della Polizia di prevenzione, ha qui trasmesso una nota che riteniamo di Suo interesse e che trasmettiamo. Riporta il nome dell’avvocato Edoardo Longo e riguarda il giudizio su un convegno svoltosi a Venezia e organizzato dal “ centro Simon Wiesenthal, come sa sua Eccellenza. L’avvocato Longo taccia tale convegno di “coordinare una nuova campagna di terrore giudiziario sionista per soffocare il dissenso antimondialista..” e accusa “le toghe rosse della procura di Venezia, in particolare il pubblico ministero dott. Felice Casson” (circa tale particolare si è già riferito con nota del 16 dicembre scorso). F.to: IL DIRIGENTE LA DIGOS dott. V. Ciarambino. Venezia, 22 dicembre, 2003.”
(da una schedatura della Polizia del Pensiero nei confronti dell’ Autore).

19) “Si rende doveroso segnalare (NDR: al PM comunista dott. Felice Casson) che un organizzatore del Convegno, il sig. COSTANTINI giovanni, vice-presidente dell’ Ass.ne “OLOKAUSTOS”, segnalva una telefonata alla segreteria del Convegno con cui si chiedevano informazioni sullo stesso. La chiamata sarebbe stata fatta dall’avvocato LONGO Edoardo di Pordenone. A detta del CONSTATINI, il LONGO, sarebbe persona nota per le sue dichiarate idee favorevoli all’antisemitismo. Lo stesso avrebbe pubblicato articoli sulla stampa e a mezzo Internet. Il COSTANTINI forniva altre indicazioni circa siti web ospitanti testi dal contenuto estremista. Si è provveduto alle successive ore 09.30 a effettuare una bonifica dei luoghi interessati da convegno, compresi i vani adiacenti e le pertinenze, previo opportuno contatto con gli organizzatori. Informato dirigente ufficio DIGOS per le valutazioni di specifica competenza.
Ispettore Polizia di Stato Leonzio COLESSO. Venezia, 7 dicembre 2003”
(una informativa della Polizia del Pensiero che dimostra come la magistratura e la polizia italiana obbediscano come cani agli ordini del centro Wiesenthal e della lobby ebraica internazionale, Venezia, 7-12-2003).

19) “L’avvocato Edoardo Longo scrive libri come ‘Il Coltello di Shylock’. Dobbiamo per prima cosa provvedere subito a radiarlo dall’albo degli avvocati e a trovare avvocati disposti a denunciarlo”.
(Franco Levi, ebreo, corrispondente dell’ ADL ebraica in Italia, in una direttiva segreta inviata da questi nel maggio 2003 a gruppi estremisti sionisti e ad autorità di polizia dello stato italiano e all’Interpol).

Echi: La Rivista Veritè & Justice ha pubblicato nel numero 17 del settembre 2002 la traduzione della introduzione al libro di Robin Hood (“Storia di una battaglia”): “Edoardo Longo: le couteau de Shylock. Ce livre est l’historie d’un combat”: www.veritejustice.com/Documents/Bullettin%20No%2017.doc - La sezione del MSFT di Biella ne ha ospitato una recensione sul suo sito ufficiale. Altrettanto ha fatto la sezione veronese del MSFT (www.msifiammatric.vr.it/DettagliNovus.cfm?IDP=1&IDPadre=13) Il senatore Antonio Serena del Parlamento Italiano, indipendente, ha accusato in una interpellanza, la Svizzera di violare i diritti dell’uomo per aver incarcerato il pluriottantenne prof. Amaudruz per aver pubblicato in Svizzera degli articoli revisionisti che sono stati riprodotti come documento in appendice al presente volume. (www.veritè-justice.com/Documents/Bullettin%No%2019.doc). Il testo dell’interpellanza si può leggere anche nel testo originario in lingua italiana su: www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed173/pdfbt11.pdf Il libro è stato anche segnalato dalla Rivista Il Courrier du Continent, diretta dal prof. Amaudruz ed è stato citato nel libro del Prof. Robert Faurisson sul revisionismo di Pio XII edito da Graphos di Genova, nonché segnalato nella bibliografia revisionista indicata dall’Adelaide Institute del prof. Toynbee (www.adelaideinstitute.org). E’ possibile leggere l’ottima recensione al libro scritta da Alessandro Mereu per la rivista Avanguardia anche su Internet: http://avanguardia.altervista.org./shylock.htm. Altra recensione su: http://members.xoom.Virgilio.it/avanguardia/Shylock. E su: www.avanguardia.tv/articoli_coltello.htm. Il libro incontra notevole interesse negli Usa, di cui riportiamo alcuni articoli di recensione: www.honestmediatoday.com/shylock.htm - e La segnalazione libraria di un rilevante sito “Libertarian”: www.thebirdman.org/index7Temp/temp-AbookOfPossibileworth-Frederick.htm, nonchè la segnalazione nel seguente Forum in cui si segnala il libro come un importante segnale di un “risveglio italiano” nell’affrontare la questione ebraica: http://engforum.prava.ru/showthread.php3?threadid=119052. In seguito alle pressioni ebraiche, sia l’autore che il libro sono schedati dall’ A.D.L. nella annuale schedatura internazionale dei “targets” contro cui si avventano le lobbies ebraiche (www.tau.ac.il/Anti-Semitism/asw2002-3/italy.htm-65k . L’ADL è il braccio secolare della massoneria ebraica (B.nai-B.rith) che in definitiva costruisce l’ossature principale del moderno Kahal giudaico. L’ A:D.L. ha ripetuto il suo attacco criminale contro la libertà di pensiero dell’ Autore anche l’anno successivo,  definendo il sottoscritto 2autore di scritti antisemiti di estrema destra molto noto”: www.tau.ac.il/Antisemitism/asw2003-4/italy.htm. E la Crociata Sionista dell’ ADL di Franco Levi? Non è andata del tutto a segno. L’ebreo Levi e i suoi correligionari, pur lividi di odio, non sono riusciti a far radiare l’Autore dall’Albo. Non hanno neanche trovato a tutt’oggi, per quanto ci risulta, degli avvocati disposti a denunciarlo (strano, conoscendo il putridume della categoria..): solo il pubblico ministero di Pordenone dott. Federico Facchin, vicino alla destra sionista, ha drasticamente accentuato la sua operazione di aggressione giudiziaria dell’avv.Edoardo Longo, come da accordi intercorsi già da tempo con gruppi di pressione mafiosi ed ora incentivati dalla levata di scudi di parte ebraica. I danni derivanti dall’azione ebraica contro l’autore sono stati limitati solo grazie allo sdegno sollevato nell’opinione pubblica dalla ignobile Crociata Sionista indetta contro l’autore. Vanno in tal senso segnalate le testate giornalistiche che hanno scritto articoli per denunciare questa turpe manovra, in primis il quotidiano Rinascita e il mensile Avanguardia, nonché le testate Internet che hanno dato notizia della vicenda, quali il Bollettino del Fronte Tradizionale, il sito Ciaoeuropa, quello de Il Franco Tiratore, il sito Gerarchia, vicino al FSN, e la testata di controinformazione Ausonia. L’articolo del quotidiano Rinascita è reperibile nel web: www.adelaideinstitute.org/Dissenters/longo.htm oppure presso L’archivio Ageausonia: www.ageausonia.net/age2003/giu03.htm. Potete trovare il testo della Crociata Ebraica contro l’Autore su: www.adelaideinstitute.org/Dissenters/longo.htm Potete trovare l’articolo presente nell’antologia in oggetto (“il tempio di Saruman”), unito ad una interessante intervista all’autore effettuata nel maggio 2003 dal Bollettino l’Arco e la Clava, è reperibile a questo indirizzo di gruppo di discussione Google: http://groups.google.it/groups?hl=it&lr=&ie=UTF-8&frame=right&th=9f76b563fb6d . Inoltre, la prima versione dell’articolo “Il tempio di Saruman” pubblicato nel 1992 dalla rivista Aurora e ora presente nell’antologia in una versione più dettagliata e riveduta dall’autore, è stato pubblicato nel sito di tale rivista che ha pubblicato gli arretrati degli anni passati. Al momento, sul web mi risulta rimosso dal titolare del sito Aurora proprio il numero contenente l’articolo in oggetto….Coincidenza con le pulizie di primavera di tutti i siti…I giudei e i massoni sentitamente ringraziano dell’intervento “purificatore”…Se siete fortunati, trovate ancora l’articolo al vecchio indirizzo dell’anno scorso: http://members.xoom.virgilio.it/_XOOM/aurora/10longo.htm L’articolo primigenio è comunque reperibile con un po’ di pazienza anche sulla lista di discussione della Google it.cultura.storia. - Se qualche intervento è stato omesso ce ne scusiamo: evidentemente mi sono mancate le segnalazioni in proposito. Si invita a inviarle all’autore. Silenzio totale da parte di raggruppamenti politici di sorta, con l’esclusione del Fronte Sociale Nazionale di Trieste che ha indetto una conferenza-stampa sul caso nel giugno 2003. Franco Levi ha invece trovato dei collaboratori, oltre che nella Procura di Pordenone, in taluni militanti neo-fascisti che hanno indetto una violenta campagna diffamatoria telematica contro l’autore, volta a estromettere l’autore stesso dal rapporto con l’opinione pubblica e ad attirare gli strali della magistratura filo-sionista sulla sua attività pubblicistica, per inciso senza esito. Infatti, il Tribunale di Venezia, nel dissequestrare copie del libro durante una inchiesta politica in cui l’autore non era coinvolto, ha dichiarato che il volume rientra nell’ambito della lecita critica politica deprecandone il sequestro avventato. Si precisa che l’autore, benché oggetto di un criminale linciaggio giudiziario ordito quale ritorsione per il suo impegno professionale e pubblicistico, non è mai stato sottoposto a procedimenti penali inerenti la sua attività pubblicistica ai sensi della Legge Mancino. La precisazione si rende necessaria (il testo è assai scomodo per molti gruppi di pressione politici) a fronte della suddetta campagna diffamatoria, volta a toglierlo dalla circolazione secondo gli auspici dell’ ADL. Come si vede, i gangli sui cui l’Ebraismo può contare sono alquanto diversificati e trasversali . Il volume è stato presentato a cura del Movimento Italiano d’Azione in Mestre-Venezia nel giugno 2002 e a Viterbo a cura della Comunità Politica di Avanguardia nell’autunno dello stesso dopo abietti sabotaggi della Polizia Politica italiana.

 

COME ACQUISTARE IL LIBRO: rivolgendosi direttamente all’autore all’indirizzo di posta elettronica - [email protected] - oppure all’indirizzo postale: avvocato Edoardo Longo. Viale Libertà, 27, 33170 Pordenone. Il corrispettivo dell’acquisto verrà devoluto dall’autore alle spese legali del procedimento “Holy war against ZOG”, il procedimento del Tribunale di Pontedera attraverso cui la lobby ebraica e la Procura pisana cercano mettere in stato d’accusa l’intiera cultura occidentale tacciata di “antisemitismo”. Il procedimento più grave per la libertà d’opinione in Italia di cui i media di regime hanno volutamente taciuto l’esistenza. L’acquirente del libro riceverà regolare fattura quale contributo alle spese legali in oggetto. Segnalo con piacere il link del sito Gerarchia che l’anno scorso ha dato comunicazione della campagna di solidarietà

processuale in oggetto: www.gerarchia.it/campagna.htm

§§§

SI INVITA A DIFFONDERE QUESTA

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UN CONTRIBUTO ALLA CONTROINFORMAZIONE.


 



"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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